domenica 17 giugno 2012

Underground

Racconto a più voci dell'attentato alla metropolitana di Tokyo

di Haruki Murakami

(traduzione di Antonietta Pastore)

«Provate a immaginare. È il 20 marzo del 1995, un lunedí. Una bella mattina di sole primaverile. [...] Ieri era domenica, e domani - l'equinozio - sarà un giorno festivo. Magari potevate fare il ponte, forse avete anche pensato: "E se oggi non andassi al lavoro?" Purtroppo però, per molte ragioni, non potete concedervi questa vacanza. Per questo vi siete svegliati all'ora solita, vi siete lavati, vestiti, e siete andati alla stazione della metropolitana. Poi come sempre avete fatto la fila per salire su uno dei treni e andare in ufficio. Una mattina come tutte le altre, senza nulla di speciale.
Un giorno come tanti della vostra vita.
Ma degli uomini dissimulati tra la folla, con la punta degli ombrelli appositamente affilata, perforano delle sacche di plastica piene di uno strano liquido». 




L'attentato del 1995 alla metropolitana di Tokyo - nel quale alcuni adepti del culto religioso Aum diffusero nei treni un potentissimo veleno, il sarin, causando dodici morti e migliaia di intossicati - ha scosso violentemente la coscienza collettiva dei giapponesi, prefigurando le nostre attuali paure. Attraverso una serie di interviste, sia agli affiliati della setta che ai superstiti, Murakami cerca di chiarire i motivi di un gesto cosí assurdo, e di comprendere che cosa possano aver provato e provino ancor oggi le vittime di quella tragedia: gente comune, che ha vissuto un incubo impossibile da dimenticare.

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Underground di Francesco Pancaldi
copyright: e-mail dell'autore della recensione

"20/03/1995: I membri della setta giapponese Aum Shinrikyo credevano che la fine del mondo fosse vicina, e decisero di dare una mano diffondendo il gas nervino Sarin nella metropolitana di Tokyo durante l’ora di punta. L’attentato che uccise 12 persone e ne intossicò migliaia, mise in evidenza la vulnerabilità dei moderni sistemi di trasporto".

In queste poche righe, tratte da un articolo di Walter Laqueur, uno dei maggiori studiosi mondiali di terrorismo, pubblicato nel novembre 2004 sulla rivista National Geographic, è riassunto il più grave attacco terroristico della storia del Giappone e i suoi effetti dirompenti.

Haruki Murakami in quanto scrittore, convinto che i mass-media nazionali ne abbiano dato una versione riduttiva e superficiale, si sente in dovere di approfondire il fatto mediante 35 incontri con chi ha subito l’attentato o le sue conseguenze indirette perché familiare o dottore, e con 8 interviste a chi ha fatto parte a livelli medio-bassi del culto religioso Aum Shinrikyo (=La Suprema Verità). Ad esso appartenevano i cinque autori materiali dell’ atto terroristico che posero pacchetti del gas Sarin allo stato liquido avvolti in carta di giornale e plastica sul pavimento dei vagoni, li forarono con la punta di un ombrello proteggendosi poi dai vapori durante la fuga con maschere e sciarpe.

Il libro, edito in Giappone due anni dopo il fatto e in Italia nel 2003 da Einaudi, è pertanto suddiviso in due parti, entrambe corredate da una prefazione e una postfazione dell’autore a commento e riflessione di quanto raccolto . Gli incontri con le vittime sono raggruppati in base alle 5 linee della metropolitana fatte oggetto dell’attacco, in modo da offrire al lettore testimonianze organiche, anche se da punti di vista differenti, sullo stesso evento. Ciò permette anche ad H.M. di descrivere in premessa di ogni gruppo come si svolsero i fatti, chi era l’esecutore, il suo autista ecc.. . Ogni testimonianza è a sua volta preceduta da 20-30 righe in cui l’autore delinea una biografia essenziale e una sua impressione sull’intervistato.

L’opera, nonostante le oltre 400 pagine, la struttura volutamente ripetitiva sopradescritta, la descrizione minuziosa dei particolari e l’argomento inquietante, risulta scorrevole, ricca di spunti e assai meritevole perché cerca di spiegare ai connazionali come mai l’attentato ha scosso la loro coscienza collettiva, che cosa può aver generato una simile assurdità, quali sono i livelli di responsabilità, cosa non va nel sistema di protezione civile giapponese, nella polizia, nei trasporti, nell’istruzione e nei mass-media. Tutto ciò diventa degno di attenzione anche per chi giapponese non è perché un terrorismo di matrice religiosa o attentati terroristici in stazioni o su mezzi di trasporto hanno interessato nel recente passato anche diversi Stati nazionali europei. Basti pensare in Italia alla strage alla stazione di Bologna o sul treno Italicus e in Spagna a quello alla stazione di Madrid. Inoltre per la prima volta si fa concreta la possibilità dell'uso di armi biologiche in attentati terroristici.


Murakami è bravissimo, da ottimo romanziere qual è, a raccontarci la storia di ognuno prima e dopo il 20/3/1995; con una fine indagine psicologica e con acute domande agli adepti di Aum - che raggiunsero le 15.000 unità e possibilità economiche notevoli - mette in risalto la loro fuga dal mondo, il loro rinunciare ad esprimere la propria individualità ogni giorno nella società in nome di una prossima apocalisse predicata da un presuntuoso asceta, Asahara Shoko, a cui avevano delegato la risoluzione dei loro problemi oltre a tutti i loro beni, convinti di essere gli unici eletti. Ad essi contrappone la quotidiana routine dei pendolari, degli onesti salary-men, simili a tanti di noi che per guadagnarsi da vivere trascorrono diverse ore stipati in una metro, nessuno dei quali meritava certo di morire o di soffrire ancora oggi per danni cerebrali, difficoltà respiratorie e depressione.

L’autore poi ci mette in guardia dal fatto che non possiamo considerare il fatto chiuso con l’eliminazione dei responsabili (i mandanti e gli esecutori sono stati tutti condannati all’ergastolo o morte per impiccagione): siamo sicuri che il Giappone, dove conta troppo l’efficienza e la competitività e poco l’individuo, non crei altri emarginati pronti ad avventurarsi in scorciatoie mistiche che non tengono conto della realtà e che possono degenerare in bande di violenti se i loro vertici acquistano troppo potere?

Altre domande che si insinuano nel lettore e che l’autore lascia volutamente senza risposta riguardano i sistemi di sicurezza, la sanità, la scuola:

- visto che l’Aum Shinrikyo aveva già compiuto un altro attacco al gas sarin, nel 1994 a Matsumoto in cui sette persone rimasero uccise, com’è possibile che la setta avesse continuato ad acquisire materiali e tecnologie per produrre ben 50 tonnellate di sarin senza che la polizia intervenisse?
- perché gli ospedali non erano preparati a far fronte ad un’emergenza di tale entità e perché una volta identificato il gas quale causa dei sintomi, non avevano informazioni sufficienti per prestare le cure necessarie alle vittime tanto che parte del personale medico rimase intossicato a causa della mancanza di attrezzature protettive e di procedure di anti-contaminazione?
- possibile che la scuola e/o la famiglia non riescano ad inculcare in tutti i giovani, anche nei più disadattati, deboli e ingenui, oltre all’amore per il prossimo e la repulsione di ogni forma di violenza anche uno spirito critico, un’autostima, una perseveranza che permettano loro di affrontare le scelte e le difficoltà della vita nel modo migliore senza fuggire al primo insuccesso e diffidando dei ciarlatani?

Aspetto positivo nella vicenda, che Murakami non dimentica di sottolineare e che in qualche modo ci fa pensare che alla fine nell’uomo il bene di molti può avere il sopravvento sul male di pochi, è la solidarietà, l’altruismo e la generosità di tanti passeggeri, controllori, pompieri, tassisti, medici che hanno rischiato la propria vita per aiutare gli intossicati o di tanti familiari, amici e sanitari che assistono tuttora con la massima devozione chi non è tornato ad uno stato psicofisico normale.


IL LIBRO

  • Brossura: 447 pagine
  • Editore: Einaudi (25 gennaio 2011)
  • Collana: Einaudi tascabili. Scrittori
  • Lingua: Italiano
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