venerdì 22 giugno 2012

Il gioco indiscreto di Xuan

di Vu Trong Phung
(Traduzione dal vietnamita di Thuy Hien Le)


Morto non ancora ventisettenne di tubercolosi, proprio come il padre, Vu Trong Phung (1912-1939) è oggi considerato uno dei letterati vietnamiti più rappresentativi del ventesimo secolo, nonostante durante il protettorato francese fosse stato accusato di decadenza e oltraggio alla morale. Nella sua breve vita ha composto almeno otto romanzi e numerose opere teatrali, ma Il gioco indiscreto di Xuan, uscito nel 1936, rimane il suo testo più conosciuto e rappresentativo. Bandito fino al 1986, e oggi paradossalmente inserito nei programmi di studio delle scuole, è una satira dissacrante e pungente della colonizzazione - o meglio di quel travolgente anelito di occidentalizzazione forzata che travolse il paese in quegli anni. I referenti evidenti sono il Bel Ami di Guy de Maupassant e il Candido di Voltaire, con la scalata ai vertici dell'alta società di un sottoproletario senza qualità in sola forza di una buona capacità mimetica rispetto a ciò che lo circonda.


Xuan detto il Rosso, a causa della sua chioma non perfettamente nera, è un perdigiorno proveniente dall'Annam (la provincia centrale dell'odierno Vietnam) che sopravvive raccattando palle in un campo da tennis frequentato dall'elite della società francofila. Per una serie di coincidenze incrociate il suo rango si eleva progressivamente, entrando nella sfera di influenza della famiglia Van-Minh (i due cognomi uniti, in vietnamita, significano "civilizzazione"). La sua ascesa mette in luce non solo l'illusoria aleatorietà della rincorsa alla modernità della classe dirigente vietnamita ("come tutti gli altri imbecilli, ripose la propria fede nella Civilizzazione senza aver la più pallida idea di cosa fosse", p. 60), ma anche il traballante ecosistema di apparenza che regge il gioco politico e sociale.

Scritto in stile asciutto e sfrontato, con traduzione scorrevole dal vietnamita di Thuy Hien Le, Il gioco indiscreto di Xuan rimane fresco e attuale a decenni di distanza, capace di raccontare con umorismo nero le contraddizioni della società. Vu Trong Phung ha uno sguardo distaccato e birichino, capace di esasperare i fatti che lo circondano con disarmante semplicità - come quando in poche righe riesce a smascherare la pretestuosità dell'oratoria: "Quel discorso aveva in sè ogni requisito che intelletti letterari o politici avrebbero potuto esprimere: abbellimento, invenzione, esagerazione, menzogne e fantasie, mascherate dal linguaggio disonensto della letteratura. La massa applaudì con entusiasmo" (p. 106). La struttura rimane molto semplice, con un impianto tra favola e racconto morale basato su intarsi di episodi in larga parte slegati tra loro, ma le continue invenzioni comiche sono in grado di reggere l'impatto dell'intera lunghezza. Un romanzo allegro, basato su una profonda amarezza.

Recensione di Asiaexpress

Vu Trong Phung(1912-1939), scrittore, autore di teatro e giornalista, fu al centro di aspri dibattiti letterari e politici ai tempi del Protettorato francese. Le sue opere furono definite "decadenti" e venne accusato di "oltraggio alla morale". In realtà i suoi scritti esprimevano tutto il suo amore per il paese e la speranza di preservarne i valori della tradizione. nel 2010, l'Associazione degli scrittori vietnamiti e quella degli scrittori di Hanoi hanno inaugurato una sede in sua memoria. Questo romanzo è adottato nei programmi delle scuole vietnamite.

autore: Vu Trong Phung
casa editrice: O Barra O, collana in-Asia
anno: 2012
pagine: 198
prezzo: 14,50 euro
isbn: 9788897332213
lingua: italiano

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