domenica 10 giugno 2012

Socialismo è grande! Memorie di un'operaia della nuova Cina

di Lijia Zhang

Da adolescente Lijia lavora in una fabbrica di missili a Nanchino, una fabbrica-prigione dell'era maoista. Storie di libertà negate. Di vite controllate fin nell'intimità: la fila tutti i mesi davanti alla "polizia mestruale" per dimostrare di non essere incinta. La fabbrica come microcosmo che riproduce al suo interno tutte le caratteristiche del regime comunista. In quegli anni, Lijia sogna di diventare una scrittrice. E per fuggire alla prigione, scopre lo studio dell'inglese, la passione per gli abiti e le mode occidentali, il sesso, l'anticonformismo. E poi il supporto attivo alle proteste di Piazza Tiananmen nel 1989, la militanza politica durante le dimostrazioni operaie, l'arresto.


 «“Ti piacerebbe fare l’operaia, se ti capitasse l’occasione?”. “Certo che no, mamma. Perché?” domandai a mia madre in tono inespressivo senza neppure alzare gli occhi dai compiti». Con questo scambio di battute inizia il libro di Lijia Zhang Socialismo è grande! (461 pag., Cooper, 18 euro) che, ripercorrendo la vita dell’autrice da adolescente operaia in una fabbrica di missili a Nanchino fino a giornalista e scrittrice internazionale, delinea anche un quadro ben preciso di tutte le trasformazioni avvenute in Cina negli anni’80. Un pezzo di storia fondamentale per comprendere il percorso che la Repubblica popolare cinese ha compiuto per diventare l’attuale potenza economica e probabilmente una chiave di lettura per capire gli sviluppi futuri.

A vederla però Lijia Zhang non sembra avere vissuto esperienze così forti come lavorare in una fabbrica (al cui interno vigevano tutte le regole imposte dal regime comunista) o aver organizzato le manifestazioni studentesche sfociate poi nel massacro di piazza Tienanmen. E’ sorridente e serena, vestita con abiti cinesi risponde alle domande in perfetto inglese, ma anche con un guizzo di vivace curiosità. “Sono cinese e vivo a Pechino perché la Cina è un posto molto interessante per una giornalista ma scrivo in inglese per i media internazionali a causa della censura” - ammette Lijia Zhang - “Per il momento lavorare per l’informazione cinese è impossibile, se scrivessi nella mia lingua probabilmente mi prenderebbero e ucciderebbero”.

La censura è infatti una delle violazioni principali attuate dal governo cinese nei confronti della popolazione. Non a caso è di questi giorni la disputa tra il colosso Google e Pechino, arrivati ormai ai ferri corti a causa degli eccessivi filtri imposti a internet. “E’ molto diffusa la presenza di Google in Cina, ma il governo vuole mantenere il totale controllo delle informazioni e per questo motivo è impossibile accedere ad alcuni siti, come Facebook e Twitter - continua la scrittrice - Si preannunciano interessanti sviluppi perché sarà necessario stabilire un equilibrio tra profitti e controllo. Se Google lascia la Cina, perderà una grande parte di guadagno, considerato il grande bacino di utenti, ma ci saranno effetti negativi anche per Pechino e per i cinesi”.

“La Cina si sta sviluppando molto rapidamente e l’Occidente ha paura che un Paese socialista possa diventare la seconda potenza economica mondiale - afferma Lijia Zhang - L’importante è che continui la sua espansione anche se la paura degli altri Paesi, in particolar modo degli Stati Uniti, è giustamente motivata dalla mancanza di trasparenza e dalla diffusione della corruzione. In realtà buona parte di questa paura deriva dall’ignoranza, intesa come una mancanza di conoscenza della Cina.” Libri come Socialismo è grande!, secondo l’autrice, possono essere quindi uno strumento necessario per comprendere il processo di sviluppo che la Repubblica popolare cinese ha compiuto per diventare la realtà che oggi si propone a livello globale.

Sicuramente le trasformazioni sono state profonde e il racconto dei cambiamenti avvenuti nella vita di Lijia Zhang ne sono una testimonianza tangibile. Le memorie della scrittrice ripercorrono infatti momenti chiave della storia del Paese: “Negli anni Ottanta ho organizzato manifestazioni democratiche capeggiate da studenti che poi tutto il mondo ricorda in particolar modo per il massacro di piazza Tienanmen. Invece si è trattato di un vero e proprio fermento nazionale che coinvolgeva tutto il Paese. Ognuno sentiva la necessità di esprimere opinioni e avere voce in capitolo su come essere governati”. Un’epoca di grande cambiamento, di riforme e di un fervore accompagnato anche da un risveglio culturale.

“Gli anni Ottanta - continua Lijia Zhang - erano un periodo di passione e ideologia, intesa in senso positivo che, oltre a manifestarsi in trasformazioni politiche, hanno portato ad un rinnovamento culturale, espresso per esempio nella scrittura di poemi. Oggi la Cina ha perso l’innocenza, diventando un paese commerciale che privilegia lo spazio individuale”. Un cambiamento quindi che ha coinvolto soprattutto la popolazione, creando una forte disuguaglianza sociale. Lijia Zhang, che per anni ha lavorato alla Liming, importante fabbrica di missili del paese, ricorda: “Prima, se lavoravi in un’impresa statale, erano garantiti benefici e l’assicurazione, ora ognuno deve pensare a se stesso. Una situazione che ha creato l’allargamento della forbice tra ricchi e poveri”.

Per la scrittrice, lavorare da operaia non solo è stata l’occasione dello spunto per il suo libro, ma soprattutto un insegnamento di vita. Ha imparato a lottare per ottenere le cose, a non dare nulla per scontato, a capire che combattere per qualcosa in cui si crede e ha valore mantiene vivi. Così sullo sfondo delle trasformazioni della Cina, è cambiata anche la vita di Lijia Zhang, che ha realizzato il desiderio di diventare una giornalista e scrittrice e continua la sua lotta utilizzando come strumento la penna. “La mia storia parla di politica ma anche della società, due realtà strettamente collegate. Quello che mi interessa è raccontare storie comuni all’uomo per essere comprese e condivise da tutti.”

“Sono una giornalista e scrittrice - conclude - due lavori diversi ma complementari. Redigere articoli è un lavoro più rapido e immediato, mentre scrivere un romanzo è sicuramente un progetto che richiede più tempo. A volte però le notizie possono essere uno spunto utile per un’idea”. Ed è proprio il caso del suo futuro racconto, che pone l’attenzione sulla prostituzione, un fenomeno sempre più diffuso in Cina e che sta creando forti tensioni sociali. Lijia Zhang è anche la conduttrice di un importante talk show, Chinalogue, prodotto in Cina ma in onda su una tv via cavo americana, in cui si affrontano soprattutto tematiche politiche come le decisioni di Obama nel settore degli esteri o i rapporti tra Cina e Australia.

“Il pubblico di riferimento rimane quello americano, perché probabilmente alcuni pezzi sarebbero censurati, ma il mio ruolo è essere un ponte tra la cultura cinese e occidentale”. Testimone importante degli eventi del passato, Lijia Zhang vuole continuare ad essere una voce attiva per le rapide trasformazioni che continuano a coinvolgere il suo paese. “Il mio obiettivo è diventare un membro del Parlamento europeo. Attualmente non c’è la presenza dei cinesi e ciò non è possibile considerato il peso che la Cina ha a livello mondiale. Vorrei dunque agire in prima persona perché è necessaria una maggiore conoscenza del mio paese da parte del resto del mondo”.

Fonte articolo: Reset DOC

IL LIBRO:
Dati2009, 461 p., brossura
TraduttoreGaravelli S.
EditoreCooper  (collana Cooper storie)
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Lijia Zhang, scrittrice, giornalista e speaker radiofonica, vive a Pechino con le sue due figlie. Collabora con «South China Morning Post», «Far Eastern Economic Review», «Japan Times», «The Independent», «Washington Times» and «Newsweek». Socialismo è grande! è il suo primo libro.

http://www.lijiazhang.com/

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