domenica 22 luglio 2012

«Sumo» interiore (di Gian Carlo Calza)

tratto da La Domenica del Sole 24 Ore del 22 luglio 2012

E poi, romanzo della maturità di Natsume Soseki (1867- 1916) lo scrittore del Novecento più amato e apprezzato dal pubblico giapponese, è generalmente considerato la parte centrale di una trilogia ideale di cui, Sanshiro (1908) sarebbe il primo, e Il portale (1910) il terzo. Soseki lo pubblicò nel 1909 dopo averlo fatto uscire a puntate sul quotidiano «Asahi» secondo la procedura consueta. Esce ora nella traduzione di Antonietta Pastore per i tipi di Neri Pozza a cui va il merito di aver ripreso in Italia la diffusione di questo autore ineguagliato. La trilogia è da considerare tale in senso spirituale più che formale e si basa sullo sviluppo interiore dei protagonisti piuttosto che su una progressione di saga familiare o su un divenire storiografico. Soseki vi si impegnò a lungo a preparare le trame e soprattutto a studiare i caratteri dei personaggi.


Sanshiro è un giovane studente di Kumamoto nel Kyushu, la più meridionale delle quattro grandi isole del Giappone, giunto a Tokyo per frequentare l'università. Soseki ne racconta la vicenda e i turbamenti psicologici di provinciale immaturo ed esposto agli influssi culturali e sociali della grande metropoli. La crisi a cui Sanshiro va incontro è una crisi interna a se stesso e si manifesta attraverso le timidezze, le incertezze e le titubanze della sua adolescenza e passività di fronte ai sentimenti. Non c'è in lui la forza di esprimere una scelta morale e, quando finalmente decide di uscire allo scoperto e rivelarsi, è troppo tardi: l'occasione è perduta ed egli si ritrova nella propria condizione semi adolescenziale. Tanto E poi quanto Il portale segnano approfondimenti psicologici sia nello stile sia nella trama rispetto a Sanshiro.
Daisuke, il protagonista di E poi è un uomo più maturo, passata la trentina. La sua esistenza appare immersa in un'aura di noia e priva di scopo apparente grazie anche al benessere materiale che il padre, ricco imprenditore, gli elargisce. Fra i due però non si stabilirà mai l'intesa esistente invece tra quello e il figlio maggiore anch'egli brillante affarista.

In Il portale, il tema è quello dell'incomunicabilità. La solitudine non è più verso la società, rappresentata in E poi soprattutto dalla famiglia, ma verso se stesso e simboleggiata dal portone del tempio zen dove il protagonista si reca per alcuni giorni nella speranza di trovarvi una suggestione, risolvere le proprie istanze e creare un nuovo mondo di rapporti.
In E poi Soseki descrive lo sviluppo di una maturità interiore e una risposta alla vita e alla società che si verificano in un terreno del tutto inatteso, la psiche del protagonista all'apparenza definita e senza possibilità di evoluzione. Daisuke vive un'esistenza avulsa dalle contingenze della società nipponica lanciata nel suo vertiginoso programma di conquista di un ruolo primario fra le grandi potenze. Il Paese, vincitore, nel 1905, del conflitto con lo spauracchio stesso di molte potenze europee, la Russia zarista, è in pieno fermento. Il padre e il fratello maggiore di Daisuke sono parte attiva di tale trasformazione mentre il protagonista vive in un'abitazione separata dalla famiglia dove trascorre l'esistenza fra teatri e concerti, tornei di lottatori di sumo e occasionali visite nelle case da tè e ai quartieri di piacere.
Il padre, samurai di basso rango divenuto importante figura finanziaria, mal sopporta l'inattività del figlio minore i cui modi di vita sono protetti in parte dal fratello maggiore e da sua moglie. Si tratta solo di attendere un po' ancora; la sua sensibilità, intelligenza e raffinatezza lo porteranno prima o poi a creare qualcosa di positivo anche per il resto della famiglia.
Daisuke trova sempre più difficile il rapporto col padre da cui deve comunque recarsi una volta al mese per riscuotere il proprio appannaggio. Si sente comunque giudicato per lo stile di vita ch'egli vuole conservare libero dai vincoli di una società di cui non ama il pragmatismo e dalle costanti pressioni del padre a prendere in moglie i partiti che in modo sistematico esso gli fa incontrare. I suoi affetti familiari vanno soprattutto alla cognata di cui apprezza la sensibilità e la comprensione e ai nipoti che lo considerano una fonte di attrazione fuori dai loro ritmi consueti.
Gradualmente nella sua esistenza affiora la presenza di un'antica fiamma a cui non si era però mai dichiarato a causa della richiesta di un suo amico di aiutarlo a chiederla in sposa. Richiesta ch'egli aveva assecondato per un senso dell'amicizia misto all'incapacità di trovare in sé la forza di scegliere. La coppia è tornata a vivere a Tokyo dopo tre anni per difficoltà finanziarie e Daisuke si rende conto di non aver mai amato nessun'altra. Questo amore era sempre stato ricambiato dalla donna che ora è anche trascurata dal marito e divenuta di salute cagionevole.


Il risveglio dell'antico amore avviene durante una manovra del padre per fargli sposare un partito interessante. È una consapevolezza che opera nel protagonista una profonda metamorfosi e gli fa assumere la responsabilità dei propri sentimenti portandolo a ricongiungersi con le sue antiche naturalezza e freschezza esistenziali. Da esse egli trae rinnovata energia verso la vita. Il ritmo dell'azione, prima lento e indeciso, a questo punto della narrazione si fa incalzante e si dirige verso un epilogo che si annuncia pieno di incognite e di elementi drammatici. Il chiarimento con l'amico e marito di lei che nell'ira gliene rivela la grave condizione di salute, lo scontro col padre e l'anatema di lui, l'incontro con il fratello maggiore e l'ostracismo dei suoi cari assumono un andamento sempre più rapido e inquietante. Nella sua esistenza da torre eburnea, si è creato finalmente uno spiraglio per l'anima, interpretato però dalla famiglia tutta come ulteriore, inammissibile, capriccio. Essa gli si rivolta contro proprio nel momento in cui egli ha deciso di sacrificare la libertà formale per affermare quella interiore.

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