giovedì 26 luglio 2012

Il passato di Shoko - La recensione

Miyuki Miyabe
Fanucci Editore

Non si sfugge alla disperazione 

Voto: 4/5

Shoko sparisce poco prima delle nozze e il suo fidanzato chiede aiuto a un parente ex detective della polizia.
Ma quello che i due scoprono quasi subito è che la ragazza non è chi dice di essere. La vera Shoko è un'altra. Ora il mistero da risolvere diventa la vera identità della ragazza che si era spacciata per lei...
La domanda che è dietro il racconto è semplice: si può dire di conoscere veramente una persona, se non si conosce il suo passato?
E la risposta, quasi subito evidente, è no.
Il Passato di Shoko coniuga con maestria il tema della donna senza passato. L'indagine, vero cuore del romanzo, si snoda lungo tutto il racconto e rapisce per la semplicità dell'intreccio, una semplicità che però non rende certo facile comprendere le sfumature, almeno se non si è a conoscenza delle dinamiche più strettamente culturali di cui il racconto si fa portatore.
Ma Miyuki Miyabe costruisce con abilità una ragnatela di contatti tramite i quali, senza peso apparente, motiva agli occhi del lettore le mosse quasi inspiegabili di una persona disperata...

da questo romanzo è stato tratto un bellissimo film coreano
qui la mia rece

Helpless
Titolo originale:Hawcha
Regia: Byun Young-joo
Genere: thriller
Durata: 117 min.
nazione: Corea del sud
anno: 2012

cast: Lee Sun-kyun, Kim Min-hee, Cho Sung-ha, Kim Byeol, Choi Il-hwa, Choi Deok-moon, Kim Min-jae

Tratto dal romanzo Il Passato di Shoko di Miyabe Miyuki edito in Italia

Jang Mun-ho è in viaggio con la fidanzata Kang Seon-yeong per incontrare i genitori di lui, in vista del loro imminente matrimonio. Durante una sosta Seon-yeong scompare dalla macchina, lasciando le chiavi inserite e gli sportelli aperti. Mun-ho ne denuncia la scomparsa, ma la polizia non sembra prenderlo sul serio. Al ritorno trova la casa di lei completamente svuotata e scopre che la sua fidanzata era stata appena contattata da un comune amico della banca in merito a certe pregresse irregolarità nei suoi conti. Decide quindi di chiedere aiuto a suo cugino, un ex detective della polizia, il quale scopre che la ragazza non è la persona che dice di essere.
Tratto da un romanzo giapponese di successo, Helpless declina con maestria il tema della donna misteriosa senza un passato. La prima cosa che Mun-ho scopre, quasi subito dopo la scomparsa della donna, è che Seon-yeong non è il suo nome, ma quello di un’altra persona la quale, a seguito della morte di sua madre, ha ereditato una somma di denaro. Si mette così sulle tracce di questa donna per scoprire la vera identità della sua futura sposa.
L’atmosfera quotidiana e rassicurante cede quasi da subito il passo alla sottile inquietudine di chi si trova a fare i conti col fatto che tutte le sue convinzioni erano errate e che la donna che stava per sposare non ha un passato identificabile, nessuna amica e nessuna traccia di una vita precedente al loro incontro.
L’ottima interpretazione di Lee Sun-kyun insinua a più riprese nello spettatore il dubbio che egli non voglia in realtà sapere, e che quello che gli è accaduto potrebbe compromettere per sempre il suo delicato equilibrio mentale. L’indagine copre la gran parte del racconto e lo spettatore viene coinvolto quasi subito dall’ambiguità della situazione e dalle torbide trame che avvolgono la storia della donna. Usando a pretesto una cauta riflessione sul tema dell’identità, Helpless si sofferma a più riprese sul significato del passato nella vita di ciascuno di noi. Seon-yeong non è chi dice di essere, ma se la sua precedente vita nasconde davvero un segreto, che senso ha per Mun-ho tentare di scoprire quale è la causa di tanto affannarsi? E infine, cosa è disposta a fare Seon-yeong pur di coprire le sue tracce e sottrarsi al suo passato?
La regia pulita, limpida, per lo più in esterni, contrasta con i contenuti a mano a mano più torbidi, che emergono da una narrazione ellittica e gravida di dettagli, mentre i flashback, rari momenti di tregua nella serrata rappresentazione, non fanno che accrescere nello spettatore il desiderio di conoscere davvero questa donna, di cui tutti finiscono per parlare, ma che nessuno ha mai realmente visto.
Il tutto è narrato con ritmo sostenuto che regge senza apparente peso la durata complessiva, e le progressive acquisizioni aggiungono un’ulteriore enfasi sui dettagli, che a mano a mano chiariscono un quadro complesso, certo, ma molto avvincente.
La buona prova di tutto il cast completa un lavoro accurato e senza sbavature. E se alla fine il messaggio è che il passato è da considerarsi imprenscindibile per la reale conoscenza di una persona, in questo caso si può aggiungere che il fatto in sé di conoscere una persona non sempre coincide con la certezza di sapere chi essa sia in realtà.

di Anna Maria Pelella 

Per saperne di più...

2 commenti:

  1. Ho il libro in attesa vicino al comodino. Interessanti le tue recensioni del romanzo e del film, che cercherò Grazie!
    Annarita

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  2. Ciao Annarita, il libro è davvero bello, poi facci sapere cosa ne pensi quando l'avrai letto!

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