venerdì 29 maggio 2015

L'uomo che amava la Cina

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di Simon Winchester

Ci sono biografie cui gli autori aggiungono robuste iniezioni di fatti più o meno avvenuti, nel tentativo, non sempre elegante, di farle assomigliare a romanzi: e ce ne sono altre in cui l’autore qualche fatto è costretto a toglierlo, perché il romanzesco non appaia inverosimile.


A questa seconda categoria, non molto folta, appartiene la vita di Joseph Needham, brillante biochimico a Cambridge, nudista ante litteram, danzatore quasi professionale di balli folklorici dell’antica Inghilterra (con l’ausilio delle indispensabili cavigliere), comunista, marito esemplare di una biochimica inglese, Dorothy, e amante entusiasta di una biochimica cinese, Lu Guizhen – ciascuna la migliore amica dell’altra.

Una vita, quella di Needham, interamente sotto il segno dell’azione e del tumulto, che conosce il suo apice, ma non il suo epilogo, negli anni trascorsi in Cina, con complessi incarichi diplomatici, fra il 1943 e il 1946. Una vita nelle cui pause Needham trovò il modo e l’energia di curare diciotto volumi di un’opera capitale ancora oggi in corso di realizzazione, Scienza e civiltà in Cina, straordinaria enciclopedia di una civiltà millenaria e al tempo stesso appassionante inchiesta sul cosiddetto «problema di Needham» – perché, se la Cina ha inventato quasi tutto (dalla polvere da sparo alla stampa), la scienza moderna si è sviluppata altrove, sulle sponde del Mediterraneo e dell’Atlantico?

Una vita che Simon Winchester condensa in un profilo virtuosistico e accattivante, dove fra l’altro si dimostra che il pensiero può somigliare a un film d’avventura, e che nessuna avventura è più emozionante del pensiero.

IL LIBRO:

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