mercoledì 20 maggio 2015

Il paese dei desideri (anteprima)

Il ricordo di Hiroshima
di Hara Tamiki

traduzione dal giapponese di Gala Maria Follaco
In uscita a Luglio 2015, presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino

collana Asiasphere, diretta da Gianluca Coci (Atmosphere Libri)

I migliori racconti del più eccezionale degli scrittori giapponesi sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima.

Pubblicati tra il 1949 e il 1951, i racconti Hi no kuchibiru (Labbra di fuoco), Chinkonka (Requiem), Eien no midori (Verde infinito), Shingan no kuni (Il paese dei desideri) sono incentrati sullo stato del Giappone del dopoguerra e soprattutto sulla complessa condizione psicologica dell'autore che, comune a molte persone, e in particolare a molti intellettuali del tempo, lo faceva oscillare tra ansie, paranoie, senso di colpa e apatia. Nei racconti qui presentati si ravvisano frammenti di memoria che affiorano e intervengono a riempire gli spazi vuoti di una realtà incompleta, ma il risultato non è mai rassicurante. La speranza di ritrovare una parvenza di normalità è frustrata, nelle persone più sensibili, da un senso di precarietà che sembra impossibile da estirpare. In Utsukushiki shi no kishi ni (Sulle rive di una morte meravigliosa), il quinto racconto, vi predominano le due immagini del protagonista maschile che, ormai presago del lutto della moglie, colpita da grave malattia, che lo colpirà di lì a poco, cerca di inventarsi una nuova quotidianità all'interno della città in guerra, e sua moglie che, nell'approssimarsi della morte, si rivela sempre più bella. Il paese dei desideri è considerato il testamento di Hara, poiché ne anticipa in maniera agghiacciante il suicidio.

Dalla prefazione di Ōe Kenzaburō, Premio Nobel per la Letteratura:

«Hara Tamiki è stato il più bravo, tra gli scrittori giapponesi contemporanei, a descrivere l’esperienza dell’atomica. [...] Hara Tamiki ha subito l’esplosione dell’atomica il 6 agosto 1945 a Hiroshima. Da quel momento in poi, ha posto il disastro atomico alla base del suo discorso letterario. E non solo: lo ha posto alla base della sua stessa vita».

Il contributo di Hara Tamiki (1905-1951) alla letteratura dell’atomica – e alla letteratura in generale – è stato fondamentale. Visse in prima persona la tragedia del 6 agosto 1945, già avvezzo al dolore per i lutti subiti negli anni precedenti, oltre che per disposizione personale. Lo segnò in modo particolare la morte della moglie, avvenuta soltanto un anno prima dello
sgancio della bomba su Hiroshima, e nella sua produzione successiva tale perdita rappresenta un vero e proprio leitmotiv ed è spesso giustapposta al trauma vissuto dalla sua città di origine.

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