Un racconto di Laura Lettere
(una lettrice del blog che ringraziamo per aver condiviso con tutti noi questo brano!)
A volte interessi e passioni fuori dal comune come il circo
o la giocoleria si intrecciano a persone e a storie e producono coincidenze, si
caricano di significato e fruttano divertenti argomenti di conversazione utili
all'ora dell'aperitivo, dando quindi, di riflesso, un senso alla vita. Il
seguente, per esempio, è il racconto di un viaggio che è partito in qualche
modo dall'America Latina e, passando per Roma, è andato a finire in un
villaggio a quattro ore di treno da Pechino, in Cina.
Il mio
amico romano Shay Wapniaz, dopo essersi diplomato all'accademia di circo di
Madrid (c'è chi le passioni arriva ad istituzionalizzarle, tanto ci crede),
partì in viaggio per l'America Latina. Nel novembre 2011, di ritorno a Roma,
Shay si palesa via skype e mi racconta che un suo amico, in Perù, gli ha
passato dei dvd masterizzati che contengono video e documentari “su questo
posto, in Cina, dove c'è un villaggio di acrobati e giocolieri e c'è una scuola
di circo”. Visiono qualche video degli anni '50 che Shay ha postato su youtube
e dopo un paio di mesi di inseguimento nella “movida” dei centri sociali romani
lo incontro dal vivo e gli rubo i dvd.
Il nome del
luogo in questione si ricava facilmente: la contrada di Wuqiao nell'Hebei, poco
lontano da Pechino. Si tratta di circa 400 villaggi a sud di Tianjin, per un
totale di circa trecentomila persone. La grigia pagina di wikipedia e vari siti
in cinese spiegano come la tradizione circense di Wuqiao abbia origini
millenarie e mitiche, e in alcuni casi si arriva ad affermare che la
flessibilità corporea e l'agilità degli abitanti della zona sia innata perché
dovuta a fattori genetici; tutte le fonti riportano la storia di Deng Xiaoping
che compie i primi viaggi diplomatici all'estero ed è sorpreso di scoprire che
in ogni angolo del mondo vi sono spettacoli delle troupes di Wuqiao. Trovo
anche un forum in inglese che nessuno spolvera dal 2010. Ci sono indicazioni su
come andare a Wuqiao in macchina da Pechino, ma il percorso in treno bisogna
ricavarlo da sé. Ho promesso agli amici della cerchia di entusiasti che ci
sarei andata, ho salvato tutto sul pc, a marzo sono partita per la Cina e una
volta arrivata a Pechino mi sono distratta a studiare cinese, cercare lavoro,
fare aperitivi.
Una delle
prime sere d'estate, sdraiati sul divano di casa, io e i miei coinquilini
chiacchieravamo di progetti di vacanze all'arma bianca, ovvero a tasche vuote.
La nostra proprietaria di casa (in cinese fangdong) la signora Cai, non
parla una parola di italiano ma si è sempre intromessa nei nostri discorsi.
-
Dove vuoi andare in vacanza?
-
Un posto strano, nell'Hebei. Perché ho una
passione, da quando ero piccola. Non è famoso. Si chiama Wuqiao.
-
Wuqiao nell'Hebei? Mio padre è di Wuqiao, ha
fatto l'acrobata tutta la vita.
La nostra fangdong ci aveva detto di venire da una famiglia
di artisti. Ma nessuno sapeva si trattasse di circensi. In cinese la parola yuanfen
definisce il destino che fa incontrare persone predestinate a incontrarsi; nel
nostro caso sembra abbia funzionato anche in una città di decine di milioni di
abitanti, in una nazione di oltre un miliardo di persone. Così la serata finì a
parlare di yuanfen mentre la signora Cai guardava i vecchi video rubati
a Shay cercando di riconoscervi il padre. L'entusiasmo per la straordinaria
coincidenza fu condiviso da tre o quattro amici che erano online su facebook in
quel momento.
Dopo circa
un mese, durante il quale avevo manifestato qualche volta l'intenzione di
conoscere suo padre, del tutto inaspettatamente la signora Cai mi ha invitato a
cena a casa sua, poco lontano dal nostro appartamento, nel distretto di
Dongcheng, a Pechino.
La casa
della famiglia Cai è modesta e pulita. In un angolo troneggia una grande statua
di Buddha in ceramica bianca con tanto di abbondanti offerte di frutta di
stagione, sui muri le foto di Mao e dei nipoti. La signora Cai mi mostra una
bacinella di plastica verde che il padre ha comprato in Italia cinquant'anni
prima e che usa ancora oggi. La qualità delle cose di una volta.
Cai
Chunshan è un vecchietto arzillo, che comprende bene come la vita che ha
vissuto abbia dello straordinario. Per questo me la racconta più e più volte,
per assicurarsi che io ci creda. È nato nel 1930, a Wuqiao. La sua famiglia era
molto povera e per forza di cose lui è stato affidato ad una scuola di circo
dove si allenava tutti i giorni. Gli infortuni non erano un fatto raro, ma
Chunshan è stato sempre molto fortunato e all'età di nove anni si è ritrovato a
far parte di una compagnia di acrobati in partenza per l'India. Resterà all'estero
per tredici anni, durante i quali viaggia per fare spettacoli anche in Iraq,
Iran, Siria ed Egitto. È ritornato in Cina nel 1951 ed è diventato membro della
squadra nazionale degli acrobati di Pechino. In quegli anni si è esibito per
molte cariche importanti del partito, tra i quali sono annoverati anche Mao
Zedong e Zhou Enlai, del quale mostra orgoglioso una foto che li ritrae
insieme. Dopo il 1955 è partito per una tournée internazionale che ha dato
spettacolo in oltre trenta paesi in diversi continenti – l'elenco dei paesi che
ha visitato è una litania che recita con aria sognante. Mi mostra le foto in
bianco e nero di luoghi famosi in cui ha vissuto ed una cartolina che ha
spedito da Roma alla famiglia nel 1957, - quando la Cina non aveva ambasciate
all'estero, specifica. Ora si gode la pensione ed è felice di essere
considerato scopritore e maestro di diversi esercizi di equilibrismo (con
piatti cinesi, sedie e piramidi umane). È orgoglioso dei suoi figli, tutti
sistemati e benestanti; uno di loro ha un'azienda in Giappone. Nessuno di loro
ha mai fatto l'acrobata. Quando vado via mi saluta in hindi e sembra piuttosto
contento di parlare la lingua della sua adolescenza, che probabilmente non
usava da decenni.
La prima
settimana di settembre, poco prima di rientrare in Italia, finalmente acquisto
un biglietto da 52 yuan e prendo un treno che parte alle 4 di notte dalla
Beijing Railway Station. Alle nove di mattina sono alla stazione di Wuqiao; è
una giornata un po' grigia e piovosa: arriva l'autunno. Dopo una breve sosta al
secondo bagno pubblico peggiore del mondo da me conosciuto, trovo un taxi
scintillante che mi porta al “Grande Mondo degli Acrobati”, a circa dieci
minuti dalla stazione, costo 10 yuan. Il tassista mi racconta che sua figlia si
è diplomata da due anni alla scuola di circo, e ora lavora a Shanghai, come
acrobata.
Il Grande
Mondo degli Acrobati è un enorme parco a tema che intende celebrare con statue,
laghi e finti templi buddhisti, una tradizione circense millenaria. Acquisto un
biglietto (non proprio economico per gli standard cinesi, 160 yuan) e mi accodo
ad un gruppo organizzato per non sentirmi sola. Iniziamo il tour. Sono l'unica
straniera del pubblico (circa trecento persone), e perciò entro da subito a far
parte delle attrazioni del giorno.
Durante la
mattinata si possono vedere vari spettacoli tenuti da maestri di circo e
prestigiazione; tutti i numeri sono piuttosto tradizionali e “da strada”. Per
la prima volta in Cina mi sembra di vivere in una dimensione storica passata,
con numeri e spettacoli che potrebbero essere stati messi in scena per le
strade delle città cinesi in epoche che non ho vissuto. Lo straordinario
pifferaio che riesce a suonare due trombette cinesi (suona) con entrambe
le narici mentre sfumacchia una sigaretta trova anche l'energia per
apostrofarmi “nel tuo paese c'è qualcuno che riesce a fare cose simili?”. No,
rispondo, voi cinesi avete dei nasi davvero impressionanti. Poi c'è il
prestigiatore che fa sparire palline di stoffa, un vecchissimo “fachiro” che si
arrotola cavi d'acciaio intorno al collo, incurante della pioggia che inizia a
cadere insistente. Alla fine di ogni numero parte la vendita di dvd, strumenti
a fiato, collanine, che in qualche modo sostituisce la tradizionale questua di
soldi “a cappello”. L'ultimo numero è in un tendone da circo, alcuni artisti si
esibiscono al trapezio e una giovane antipodista fa ruotare un enorme vaso di
terracotta al cui interno, sorpresa!, è nascosto un piccolo acrobata. Vengo
invitata a visitare il tempio buddhista della scuola, dove tre monaci in tenuta
da monaci mi intrattengono in un rituale che si conclude con la richiesta di
una lauta offerta, grazie alla quale ricevo una dettagliata ricevuta che mi
garantisce una mistica protezione contro gli infortuni.
All'ora di
pranzo i vari gruppi organizzati si contendono l'opportunità di invitare a
pranzo la straniera in vacanza. Finisco a tavola con un gruppo di manager di
un'azienda di Canton con sedi distaccate in Canada. I signori sono in gita al
parco di Wuqiao per rilassarsi dopo una settimana di meeting di lavoro. Da
quello che mi raccontano deduco che il parco/circo è una loro meta abituale.
Durante il pranzo delle prestigiatrici ci allietano con mazzi di carte
truccati, corde e sparizioni sotto mantelli dorati. Tutti i commensali, me
compresa, sono concentratissimi sui numeri e non si fa che parlare dei
possibili trucchi nascosti.
Nel
pomeriggio, nel tendone principale, c'è lo spettacolo degli allievi della
scuola. Luci e colori non si risparmiano, ragazze giovanissime volano sul
trapezio, ci sono giocolieri e acrobati di ogni età. Alcune coreografie sono
montate su brani di Michael Jackson e cercano di riprodurne lo stile nei
movimenti (la passione per le pop star americane in Cina è un fatto piuttosto noto).
Il livello degli acrobati e dei contorsionisti è molto alto, ma i giocolieri mi
deludono un po'. I cappelli volanti cascano, i palloni da calcio rimbalzano su
tutta la pista: mi manca un po' l'Europa. Lo spettacolo nel complesso mi
impressiona per una certa apertura al gusto occidentale nei costumi e nella
scelta degli attrezzi, ma soprattutto per uno spirito di intrattenimento votato
al semplice stupore del pubblico. Mentre in Europa si è sviluppata anche una
tendenza ad appiccicare significati secondari ingombranti alle performance di
circo, i giovani artisti di Wuqiao sembrano orientati alla tecnica e al lavoro
coreografico in sé.
Alla fine
evito lo show dei prestigiatori per chiacchierare con la guida, una ragazza di
18 anni e i denti neri, che fa questo lavoro perché non ha nulla di meglio da
fare. Mi dice che lei è di Wuqiao, che non ha fatto l'acrobata perché aveva
paura dei salti troppo alti – come la capisco!
Mi dice che nella regione di Wuqiao ci sono oltre 47 piccole
scuole di circo, oltre l'accademia ufficiale. Le chiedo se gli abitanti di
Wuqiao continuano a studiare acrobatica, e la risposta, che mi aspettavo, è
negativa: vanno all'università, aprono negozi, lavorano in banca... C'è lo
sviluppo economico e poi la vita da acrobata è dura: le scuole di Wuqiao
sopravvivono grazie a studenti che vengono ad allenarsi da tutta la Cina, e
anche dall'estero (ci sono numerosi studenti che vengono dall'Africa centrale,
a quanto pare). Vorrei fare una battuta, dire che è proprio un peccato sprecare
così una predisposizione genetica di cui si trovano tracce nel corso di
millenni... ma mi sembra complicato far passare il concetto in cinese e quindi
tengo il sarcasmo per me. Dopo aver salutato i miei nuovi “amici” di Canton, ho
trovato un albergo sulla strada per la stazione e sono tornata a Pechino la
mattina dopo.
La signora Cai qualche giorno dopo il
mio ritorno mi ha confermato con amarezza che nella squadra nazionale degli
acrobati adesso ci sono solo cinque o sei artisti originari di Wuqiao. Molti membri
della squadra di Pechino hanno studiato presso la scuola del villaggio, ma
ormai ci sono accademie di acrobatica e circo in tutte le città più importanti
della Cina. Mi fa così promettere di scrivere un articolo in italiano sulle
origini della sua famiglia e sui mitici villaggi della contea di Wuqiao, in
onore di suo padre e in cambio di un ottimo piatto di ravioli cinesi preparati
da lei.
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