mercoledì 6 marzo 2013

La rete del circo


Un racconto di Laura Lettere
(una lettrice del blog che ringraziamo per aver condiviso con tutti noi questo brano!)


A volte interessi e passioni fuori dal comune come il circo o la giocoleria si intrecciano a persone e a storie e producono coincidenze, si caricano di significato e fruttano divertenti argomenti di conversazione utili all'ora dell'aperitivo, dando quindi, di riflesso, un senso alla vita. Il seguente, per esempio, è il racconto di un viaggio che è partito in qualche modo dall'America Latina e, passando per Roma, è andato a finire in un villaggio a quattro ore di treno da Pechino, in Cina.
            Il mio amico romano Shay Wapniaz, dopo essersi diplomato all'accademia di circo di Madrid (c'è chi le passioni arriva ad istituzionalizzarle, tanto ci crede), partì in viaggio per l'America Latina. Nel novembre 2011, di ritorno a Roma, Shay si palesa via skype e mi racconta che un suo amico, in Perù, gli ha passato dei dvd masterizzati che contengono video e documentari “su questo posto, in Cina, dove c'è un villaggio di acrobati e giocolieri e c'è una scuola di circo”. Visiono qualche video degli anni '50 che Shay ha postato su youtube e dopo un paio di mesi di inseguimento nella “movida” dei centri sociali romani lo incontro dal vivo e gli rubo i dvd.
            Il nome del luogo in questione si ricava facilmente: la contrada di Wuqiao nell'Hebei, poco lontano da Pechino. Si tratta di circa 400 villaggi a sud di Tianjin, per un totale di circa trecentomila persone. La grigia pagina di wikipedia e vari siti in cinese spiegano come la tradizione circense di Wuqiao abbia origini millenarie e mitiche, e in alcuni casi si arriva ad affermare che la flessibilità corporea e l'agilità degli abitanti della zona sia innata perché dovuta a fattori genetici; tutte le fonti riportano la storia di Deng Xiaoping che compie i primi viaggi diplomatici all'estero ed è sorpreso di scoprire che in ogni angolo del mondo vi sono spettacoli delle troupes di Wuqiao. Trovo anche un forum in inglese che nessuno spolvera dal 2010. Ci sono indicazioni su come andare a Wuqiao in macchina da Pechino, ma il percorso in treno bisogna ricavarlo da sé. Ho promesso agli amici della cerchia di entusiasti che ci sarei andata, ho salvato tutto sul pc, a marzo sono partita per la Cina e una volta arrivata a Pechino mi sono distratta a studiare cinese, cercare lavoro, fare aperitivi.
            Una delle prime sere d'estate, sdraiati sul divano di casa, io e i miei coinquilini chiacchieravamo di progetti di vacanze all'arma bianca, ovvero a tasche vuote. La nostra proprietaria di casa (in cinese fangdong) la signora Cai, non parla una parola di italiano ma si è sempre intromessa nei nostri discorsi.
-        Dove vuoi andare in vacanza?
-        Un posto strano, nell'Hebei. Perché ho una passione, da quando ero piccola. Non è famoso. Si chiama Wuqiao.
-        Wuqiao nell'Hebei? Mio padre è di Wuqiao, ha fatto l'acrobata tutta la vita.
La nostra fangdong ci aveva detto di venire da una famiglia di artisti. Ma nessuno sapeva si trattasse di circensi. In cinese la parola yuanfen definisce il destino che fa incontrare persone predestinate a incontrarsi; nel nostro caso sembra abbia funzionato anche in una città di decine di milioni di abitanti, in una nazione di oltre un miliardo di persone. Così la serata finì a parlare di yuanfen mentre la signora Cai guardava i vecchi video rubati a Shay cercando di riconoscervi il padre. L'entusiasmo per la straordinaria coincidenza fu condiviso da tre o quattro amici che erano online su facebook in quel momento.
            Dopo circa un mese, durante il quale avevo manifestato qualche volta l'intenzione di conoscere suo padre, del tutto inaspettatamente la signora Cai mi ha invitato a cena a casa sua, poco lontano dal nostro appartamento, nel distretto di Dongcheng, a Pechino.
            La casa della famiglia Cai è modesta e pulita. In un angolo troneggia una grande statua di Buddha in ceramica bianca con tanto di abbondanti offerte di frutta di stagione, sui muri le foto di Mao e dei nipoti. La signora Cai mi mostra una bacinella di plastica verde che il padre ha comprato in Italia cinquant'anni prima e che usa ancora oggi. La qualità delle cose di una volta.
            Cai Chunshan è un vecchietto arzillo, che comprende bene come la vita che ha vissuto abbia dello straordinario. Per questo me la racconta più e più volte, per assicurarsi che io ci creda. È nato nel 1930, a Wuqiao. La sua famiglia era molto povera e per forza di cose lui è stato affidato ad una scuola di circo dove si allenava tutti i giorni. Gli infortuni non erano un fatto raro, ma Chunshan è stato sempre molto fortunato e all'età di nove anni si è ritrovato a far parte di una compagnia di acrobati in partenza per l'India. Resterà all'estero per tredici anni, durante i quali viaggia per fare spettacoli anche in Iraq, Iran, Siria ed Egitto. È ritornato in Cina nel 1951 ed è diventato membro della squadra nazionale degli acrobati di Pechino. In quegli anni si è esibito per molte cariche importanti del partito, tra i quali sono annoverati anche Mao Zedong e Zhou Enlai, del quale mostra orgoglioso una foto che li ritrae insieme. Dopo il 1955 è partito per una tournée internazionale che ha dato spettacolo in oltre trenta paesi in diversi continenti – l'elenco dei paesi che ha visitato è una litania che recita con aria sognante. Mi mostra le foto in bianco e nero di luoghi famosi in cui ha vissuto ed una cartolina che ha spedito da Roma alla famiglia nel 1957, - quando la Cina non aveva ambasciate all'estero, specifica. Ora si gode la pensione ed è felice di essere considerato scopritore e maestro di diversi esercizi di equilibrismo (con piatti cinesi, sedie e piramidi umane). È orgoglioso dei suoi figli, tutti sistemati e benestanti; uno di loro ha un'azienda in Giappone. Nessuno di loro ha mai fatto l'acrobata. Quando vado via mi saluta in hindi e sembra piuttosto contento di parlare la lingua della sua adolescenza, che probabilmente non usava da decenni.
            La prima settimana di settembre, poco prima di rientrare in Italia, finalmente acquisto un biglietto da 52 yuan e prendo un treno che parte alle 4 di notte dalla Beijing Railway Station. Alle nove di mattina sono alla stazione di Wuqiao; è una giornata un po' grigia e piovosa: arriva l'autunno. Dopo una breve sosta al secondo bagno pubblico peggiore del mondo da me conosciuto, trovo un taxi scintillante che mi porta al “Grande Mondo degli Acrobati”, a circa dieci minuti dalla stazione, costo 10 yuan. Il tassista mi racconta che sua figlia si è diplomata da due anni alla scuola di circo, e ora lavora a Shanghai, come acrobata.
            Il Grande Mondo degli Acrobati è un enorme parco a tema che intende celebrare con statue, laghi e finti templi buddhisti, una tradizione circense millenaria. Acquisto un biglietto (non proprio economico per gli standard cinesi, 160 yuan) e mi accodo ad un gruppo organizzato per non sentirmi sola. Iniziamo il tour. Sono l'unica straniera del pubblico (circa trecento persone), e perciò entro da subito a far parte delle attrazioni del giorno.
            Durante la mattinata si possono vedere vari spettacoli tenuti da maestri di circo e prestigiazione; tutti i numeri sono piuttosto tradizionali e “da strada”. Per la prima volta in Cina mi sembra di vivere in una dimensione storica passata, con numeri e spettacoli che potrebbero essere stati messi in scena per le strade delle città cinesi in epoche che non ho vissuto. Lo straordinario pifferaio che riesce a suonare due trombette cinesi (suona) con entrambe le narici mentre sfumacchia una sigaretta trova anche l'energia per apostrofarmi “nel tuo paese c'è qualcuno che riesce a fare cose simili?”. No, rispondo, voi cinesi avete dei nasi davvero impressionanti. Poi c'è il prestigiatore che fa sparire palline di stoffa, un vecchissimo “fachiro” che si arrotola cavi d'acciaio intorno al collo, incurante della pioggia che inizia a cadere insistente. Alla fine di ogni numero parte la vendita di dvd, strumenti a fiato, collanine, che in qualche modo sostituisce la tradizionale questua di soldi “a cappello”. L'ultimo numero è in un tendone da circo, alcuni artisti si esibiscono al trapezio e una giovane antipodista fa ruotare un enorme vaso di terracotta al cui interno, sorpresa!, è nascosto un piccolo acrobata. Vengo invitata a visitare il tempio buddhista della scuola, dove tre monaci in tenuta da monaci mi intrattengono in un rituale che si conclude con la richiesta di una lauta offerta, grazie alla quale ricevo una dettagliata ricevuta che mi garantisce una mistica protezione contro gli infortuni.
            All'ora di pranzo i vari gruppi organizzati si contendono l'opportunità di invitare a pranzo la straniera in vacanza. Finisco a tavola con un gruppo di manager di un'azienda di Canton con sedi distaccate in Canada. I signori sono in gita al parco di Wuqiao per rilassarsi dopo una settimana di meeting di lavoro. Da quello che mi raccontano deduco che il parco/circo è una loro meta abituale. Durante il pranzo delle prestigiatrici ci allietano con mazzi di carte truccati, corde e sparizioni sotto mantelli dorati. Tutti i commensali, me compresa, sono concentratissimi sui numeri e non si fa che parlare dei possibili trucchi nascosti.
            Nel pomeriggio, nel tendone principale, c'è lo spettacolo degli allievi della scuola. Luci e colori non si risparmiano, ragazze giovanissime volano sul trapezio, ci sono giocolieri e acrobati di ogni età. Alcune coreografie sono montate su brani di Michael Jackson e cercano di riprodurne lo stile nei movimenti (la passione per le pop star americane in Cina è un fatto piuttosto noto). Il livello degli acrobati e dei contorsionisti è molto alto, ma i giocolieri mi deludono un po'. I cappelli volanti cascano, i palloni da calcio rimbalzano su tutta la pista: mi manca un po' l'Europa. Lo spettacolo nel complesso mi impressiona per una certa apertura al gusto occidentale nei costumi e nella scelta degli attrezzi, ma soprattutto per uno spirito di intrattenimento votato al semplice stupore del pubblico. Mentre in Europa si è sviluppata anche una tendenza ad appiccicare significati secondari ingombranti alle performance di circo, i giovani artisti di Wuqiao sembrano orientati alla tecnica e al lavoro coreografico in sé. 
            Alla fine evito lo show dei prestigiatori per chiacchierare con la guida, una ragazza di 18 anni e i denti neri, che fa questo lavoro perché non ha nulla di meglio da fare. Mi dice che lei è di Wuqiao, che non ha fatto l'acrobata perché aveva paura dei salti troppo alti – come la capisco!
Mi dice che nella regione di Wuqiao ci sono oltre 47 piccole scuole di circo, oltre l'accademia ufficiale. Le chiedo se gli abitanti di Wuqiao continuano a studiare acrobatica, e la risposta, che mi aspettavo, è negativa: vanno all'università, aprono negozi, lavorano in banca... C'è lo sviluppo economico e poi la vita da acrobata è dura: le scuole di Wuqiao sopravvivono grazie a studenti che vengono ad allenarsi da tutta la Cina, e anche dall'estero (ci sono numerosi studenti che vengono dall'Africa centrale, a quanto pare). Vorrei fare una battuta, dire che è proprio un peccato sprecare così una predisposizione genetica di cui si trovano tracce nel corso di millenni... ma mi sembra complicato far passare il concetto in cinese e quindi tengo il sarcasmo per me. Dopo aver salutato i miei nuovi “amici” di Canton, ho trovato un albergo sulla strada per la stazione e sono tornata a Pechino la mattina dopo.
            La signora Cai qualche giorno dopo il mio ritorno mi ha confermato con amarezza che nella squadra nazionale degli acrobati adesso ci sono solo cinque o sei artisti originari di Wuqiao. Molti membri della squadra di Pechino hanno studiato presso la scuola del villaggio, ma ormai ci sono accademie di acrobatica e circo in tutte le città più importanti della Cina. Mi fa così promettere di scrivere un articolo in italiano sulle origini della sua famiglia e sui mitici villaggi della contea di Wuqiao, in onore di suo padre e in cambio di un ottimo piatto di ravioli cinesi preparati da lei.
           

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