martedì 24 aprile 2012

La storia di Genji

A cura di Maria Teresa Orsi
Illustrazioni di Yamaguchi Itaro 
«Il Genji monogatari viene spesso indicato come il primo esempio di romanzo psicologico. Se simili attribuzioni suonano sempre alquanto arbitrarie, leggendolo non si può evitare di avvertire quanto si proceda in profondità nello scandagliare l'animo umano e come il quadro che ne deriva sembri spesso in sintonia con il modo di sentire di oggi. Da questo punto di vista, esso merita a buon diritto il titolo di classico della letteratura universale, sebbene solo di recente, in pratica poco piú di cento anni, sia entrato nell'orizzonte culturale occidentale e abbia preso a influenzarlo. La sua modernità risiede nella precisa volontà dell'autrice di non limitarsi a presentare intrecci tali da attirare l'attenzione e distrarre dalle pene quotidiane, ma anche di trasmettere sensazioni e sentimenti nella convinzione che altri possano e debbano condividerli. (...) Da questo punto di vista il collegamento con i grandi romanzi occidentali appare inevitabile, ma ogni forma di confronto, classificazione e competizione si rivela alla fine incongrua. Si può dire che Murasaki Shikibu ricorda nelle sue introspezioni Proust o che il Genji monogatari sta al mondo cortese dell'anno Mille come Madame Bovary sta al mondo borghese dell'Ottocento.
Ma il Genji monogatari non può non essere letto, analizzato, se possibile apprezzato, come un'opera profondamente, organicamente medievale. (...) Non è possibile tagliare in due il romanzo, distinguendone una parte "universale", che attiene a sentimenti riscontrabili in ogni tempo e a ogni latitudine, e quella frettolosamente catalogata come caduca, fatta di annotazioni riconoscibili solo da chi si muove in un mondo ormai scomparso e utili a perpetuarne la perfezione formale. Questi due aspetti sono in realtà del tutto inscindibili, si compenetrano e si giustificano l'un l'altro».

(Dall'introduzione di Maria Teresa Orsi)
«Essendo nato in questo mondo in una posizione privilegiata, non vi era nulla di cui dovessi essere insoddisfatto, ma d'altro canto non posso fare a meno di pensare di aver avuto un destino molto piú infelice di quello della gente comune. Forse ciò è avvenuto perché il Buddha voleva che mi rendessi conto della tristezza e della caducità della nostra vita. Sono vissuto ignorando volutamente questa verità e poi, giunto verso il tramonto della mia vita, ho conosciuto la piú grande delle sventure e ora che sono consapevole del mio destino e dei miei limiti, mi sento in qualche modo libero».

Murasaki Shikibu, La storia di Genji
In uscita a fine aprile
I millenni
pp. LVI - 1440
€ 90,00  

Murasaki Shikibu (ca 973 - ca 1014) apparteneva a un ramo secondario della potente famiglia Fujiwara. Il padre aveva avuto ruoli politici secondari, spesso lontano dalla capitale Kyoto, ma soprattutto era diventato famoso come studioso di letteratura cinese e giapponese. Ed è proprio alla scuola del padre che Murasaki raggiunge una competenza linguistica e letteraria inconsueta per una donna del suo tempo. Grazie a questa fama di donna colta, viene chiamata nell'entourage dell'Imperatrice Shoshi. Sotto quest'alta protezione, durante il primo decennio dopo l'anno Mille, può attendere alla scrittura del Genji monogatari. Ha scritto anche un Diario e una raccolta di poesie.
La storia di Genji è già stata pubblicata in questa collana nel 1957, e più volte ristampata anche in edizione tascabile, tradotta da una versione inglese. Questa è la prima traduzione italiana dall'originale giapponese. 

Maria Teresa Orsi insegna Lingua e Letteratura giapponese all'Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato articoli dedicati alla letteratura popolare e al fumetto giapponese e ha curato la traduzione e la presentazione al pubblico italiano di testi classici e moderni: fra gli altri, Racconti di pioggia e di luna di Ueda Akinari (Marsilio 1988), Sanshiro di Natsume Soseki (Marsilio 1990), Il figlio delta fortuna di Tsushima Yuko (Giunti 1991), Sotto la foresta di ciliegi in fiore di Sakaguchi Ango (Marsilio 1993, premio della casa editrice Kodansha come miglior traduzione in lingua italiana di un'opera giapponese) e I demoni guerrieri di Ishikawa Jun (Marsilio 1997). Ha curato per Einaudi le Fiabe giapponesi (I millenni, 1998) e La storia di Genji (I millenni, 2012), e per Mondadori Mishima, Romanzi e racconti (I Meridiani, 2004, 2006).  

Leggi l'articolo del Corriere della Sera:
Murasaki, l'eternità è delle donne
Nel Giappone feudale un mondo femminile senza tempo 

3 commenti:

  1. questa sarà la versione completa oppure verrà ancora spezzata in due come la precedente Einaudi? Attendevo da piu di 10 anni la traduzione in italiano dall'originale di questo meraviglioso capolavoro, sono commossa

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  2. Ciao Nekomi, questa è la versione completa tradotta per la prima volta dal giapponese antico all'italiano! Finalmente!!

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  3. Nonostante tutto 90€ son troppi....

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