venerdì 13 aprile 2012

Il figlio della fortuna di Yuko Tsushima

Divorziata e madre di un'adolescente, Koko vive sola in un modesto appartamento a Tokyo: difficoltà e incomprensioni segnano le sue relazioni affettive, spingendola a rifugiarsi in un mondo di fantasie compensatorie. L'esito imprevisto di una gravidanza inattesa le permetterà infine di reagire all'isolamento e affrontare la vita in modo più positivo, accettando il proprio destino di donna e di madre senza un compagno.

La recensione:

la passività eletta a stile di vita
Voto: 4/5



non mi aspettavo molto, leggendo questo libro, invece devo dire che mi ha piacevolmente sorpresa, intanto
non è la lagna Yoshimoto-style che mi aspettavo, anzi
la protagonista è si una perdente, nel senso di una donna che si è arresa e passivamente accetta il suo destino, ma si intravede una forza tra i suoi gesti e le sue scelte, sia pure fatte seguendo la corrente, che lascia presagire un senso compiuto magari in senso confuciano
come se l'accettazione si dovesse tradurre sempre in un valore, qualcosa che ti impedisce di combattere invano e ti prepara a prendere quello che di buono verrà
durante la lettura è difficile decidere da che parte stare
Koko rappresenta, come si diceva, la passività e l'accettazione, sua sorella, per contrasto, è l'emblema dell'efficienza tutta giapponese, e sua figlia non si capisce bene se sia solo una sfortunata ragazza che non comprende sua madre, o un'opportunista della peggiore specie, e ci starebbe anche che lo fosse, essendo cresciuta tra gli agi nella casa della sorella che è riuscita socialmente e che le consentirebbe di condurre una vita molto migliore di quella che le offre sua madre...certo odiare la propria madre non è una bella cosa, ma la madre sembra non fare caso neanche a questo
è come se sapesse che per ogni cosa c'è un posto e che il suo non è là
semplicemente così...
ma poi dopo il twist centrale, che in verità strisciava già da un po' alle spalle del lettore, è come se di colpo tutti gli altri personaggi perdessero spessore e Koko rimanesse l'unico ad avere un vero senso
come se la stessa complicità del lettore fosse l'unica cosa che conta per il personaggio e alla fine è facile per il lettore capire le scelte di Koko, anche se non appare affatto giapponese il suo modo di pensare...è talmente comprensibile a un'occidentale da far comprendere di colpo come possa sembrare strano ai giapponesi...

Anna Maria Pelella

Yuko Tsushima (津島 佑子 Tsushima Yūko, vero nome Satoko Tsushima; Tokyo, 30 marzo 1947) è una scrittrice, saggista e critica letteraria giapponese. È figlia di Osamu Dazai, anch'egli un celebre scrittore, che morì quando Yuko aveva solo un anno di età.
Fa parte, insieme a Taeko Tomioka, Minako Oba, Kono Taeko, di un gruppo di scrittrici giapponesi che nella seconda metà del novecento ha focalizzato l'interesse sul privato, creando opere in cui l'intimismo e l'attenzione alla sfera sentimentale è preponderante.
Ha iniziato a pubblicare le sue prime opere mentre frequentava l'Università femminile Shirayuri e a 24 anni ha pubblicato la prima raccolta di racconti, Shaniku-sai. Scrittrice molto prolifica, ha vinto numerosi premi letterari. Nel 1972 il suo racconto Kitsune wo haramu, è stato tra i candidati al Premio Akutagawa.
(fonte: Wikipedia)
  • Titolo: Il figlio della fortuna
  • Autore: Yuko Tsushima
  • Traduttore: Orsi M. T.
  • Editore: Giunti Editore
  • Collana: Astrea
  • Pagine: 208 
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