domenica 22 aprile 2012

Una dolce voluttà di Jo Kyung-ran

Cuori infranti, cucina italiana e sapori gotici si fondono nel più noto romanzo di Jo Kyung-ran, scrittrice coreana nata nel 1969 e conosciuta fin dal 1996 per il suo esordio con The French Optician, cui poi sono seguite le conferme Time for Breaking Bread (1996) e A Narrow Gate (2003). Parte della notorietà di questo romanzo è però dovuta a un intricato presunto caso di plagio: secondo alcune ricostruzioni, l'idea di base e persino il titolo (in originale Hyo, letteralmente Lingua) risalirebbero a quando Jo faceva parte della giuria di un premio letterario per esordienti, sul finire del 2006. In questa sede avrebbe letto il testo di Ju Yi-ran, sua accusatrice, da cui sarebbe partita per la stesura di Una dolce voluttà, uscito poi nel novembre del 2007.

In seguito Ju Yi-ran ha pubblicato il suo romanzo, con medesimo titolo e tanto di riferimento al caso in copertina, ma per il momento il successo e le vendite hanno dato ragione a Jo Kyung-ran. Sembra quasi l'episodio da cui è partito lo sceneggiatore e regista Lee Jeong-ho per il suo Bestseller (2010), poi virato in altre direzioni, ma non avendo letto il romanzo incriminato dell'esordiente defraudata è meglio rimanere ancorati all'analisi letteraria. La storia, appena accennata, in filigrana, segue Chi-won, cuoca specializzata in cucina italiana, nel suo tentativo di disintossicazione dalla fine della relazione con l'architetto Seok-ju, che l'ha tradita con l'ex modella Se-yon. Chi-won torna a lavorare come aiutante cuoca nel ristorante Nove, che aveva abbandonato per aprire una sua scuola di cucina, ma si perde nei ricordi, aiutata dalla presenza del cane che un tempo era di Seok-ju e che ora vive con lei. Lentamente però la sua psiche pare deragliare, esattamente come quella di suo zio, ora ricoverato in una clinica.
Tra minuziose ricostruzioni di sapori, ricette, anedotti sul cibo e una prima persona narrante piuttosto ingombrante, a farne le spese è soprattutto la caratterizzazione dei personaggi. Al di là di qualche singolo tratto ben definito, il resto è lasciato al non detto, tanto che è praticamente impossibile comprendere l'ossessione della protagonista per il suo ex, quasi invisibile nella sua inconsistenza. Non aiuta un finale macabro che si vorrebbe a effetto, ma che rimane scollegato dal resto e largamente pretestuoso. Al di là di questi difetti, comunque, Una dolce voluttà offre una scrittura attenta ai dettagli della psiche, scorrevole, tradotta con partecipazione dal coreano da Vincenza D'Urso.
Alcuni elementi fanno pensare al fenomeno chick-lit alla Sophie Kinsella, come le descrizioni metaforiche che uniscono cibo e sesso: «Quando mangiamo, tutto il sangue affluisce alle labbra, che di conseguenza diventano rosse e gonfie, come un pene quando fa l'amore. Labbra, peni e lingue sono tutte zone erogene speciali, riccamente servite da terminazioni nervose.» (p. 23). Jo Kyung-ran sceglie però una strada più intimista, che punta sulla ricostruzione di sensazioni piuttosto che sull'esasperazione dei patemi amorosi.

autore: Jo Kyung-ran
casa editrice: Piemme
anno: 2011
pagine: 247
prezzo: 15,50 euro
isbn: 978-88-566-1140-3
lingua: italiano

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