domenica 16 settembre 2012

Il canto delle parole perdute

di André Pascual

Nagasaki, agosto 1945. Kazuo, un ragazzo occidentale adottato da una famiglia giapponese, e Junko, figlia di una maestra di ikebana, si sono ripromessi di incontrarsi su una collina per suggellare il loro amore adolescente con un haiku. Pochi minuti prima dell'appuntamento, la bomba atomica trasforma la città intera nell'inferno. Tokio, febbraio 2011. Emilian Zäch, architetto svizzero in crisi, funzionario delle Nazioni Unite e sostenitore dell'energia nucleare, conosce una gallerista di arte giapponese ossessionata dall'idea di rintracciare il primo amore della nonna. Due storie parallele, destinate a incrociarsi in un finale sorprendente.  




La recensione di Wuz.it:

Due ragazzini, sulla soglia dell'adolescenza, si incontrano e si innamorano.
Lui è occidentale, di origine olandese, ma vive in Giappone da sempre. I suoi genitori sono morti ed è stato affidato a un serio medico giapponese e alla dolce moglie. Il suo nome è cambiato: Victor è diventato Kazuo, che significa uomo di pace.
Lei è giapponese, figlia di una donna che crea magnifici ikebana. È molto graziosa e si muove con eleganza. Si chiama Junko ed è innamorata di quel biondo ragazzino così diverso dai suoi coetanei.


Una storia come tante, un amore in boccio destinato a superare ogni ostacolo o forse a spegnersi negli anni. Kazuo e Junko non sanno ancora che la loro storia d'amore è nata nel tempo e nel luogo in cui l'umanità è destinata a fermarsi di fronte a un terrore, a una tragedia, a un evento inimmaginabile.
Nagasaki, agosto 1945: sulle colline che circondano la città Kazuo e Junko si danno quello che sarà il loro ultimo appuntamento, per scambiarsi un haiku, il quarto e finale di una serie, un foglietto di carta arrotolato al quale entrambi saranno legati sino alla morte.
Divisi dall'esplosione atomica nessuno dei due sa se l'altro è sopravvissuto. Ritrovarsi diventa impossibile, mentre i cerchi della morte stanno inghiottendo inesorabilmente con le loro radiazioni i superstiti sopravvissuti alla deflagrazione.


Emilian lavora alle Nazioni Unite, vive in Svizzera, ma il Giappone è per lui una seconda casa. Sta seguendo un progetto importante, ma le cose non vanno come dovrebbero. Scoraggiato e deluso cerca di distrarsi visitando una mostra d'arte in una galleria. E qui conosce lei, Mei (che significa germoglio, inizio), un viso di porcellana e uno spirito deciso. Mei ha un compito da portare a termine: cercare un uomo che sessant'anni prima è stato il grande amore della nonna, ormai anziana e molto malata.

Quello tra Emilian e Mei non è un amore immediato, ma un lento conoscersi e apprezzarsi. Le loro opinioni in merito all'utilizzo di energia nucleare a scopi civili sono diametralmente opposte, ma Emilian cerca di nascondere la sua posizione favorevole, facendosi coinvolgere sempre più da quella ricerca dell'uomo scomparso a Nagasaki tanti anni prima. Bisogna fare in fretta, la nonna di Mei sta per morire e la nipote vorrebbe darle quella possibilità che il destino le ha sottratto violentemente.
Avrebbero dovuto baciarsi: l'unica cosa che importava era quel bacio, però la bomba lo impedì.



Attraverso queste storie parallele, che scorrono a distanza di oltre sessant'anni lungo tutto il romanzo, lo scrittore spagnolo Andrés Pascual racconta amore e morte in un Giappone segnato profondamente da quel difficile, ma inevitabile rapporto con il nucleare riemerso in tutta la sua drammatica attualità con il terremoto e i danni ai reattori della centrale di Fukushima, cui l'autore fa cenno al termine del suo lavoro.

Un romanzo che è una grande storia d'amore, che parte da una profonda riflessione sviluppata attraverso la descrizione schietta delle conseguenze per la popolazione - immediate e successive allo scoppio della bomba atomica - della graziosa cittadina di Nagasaki, per raccontare quanto un sentimento possa essere forte, indistruttibile, eterno.
"Nello stesso modo che il potere distruttivo della bomba si espande in cerchi concentrici, come quelli prodotti da un sasso che cade nell'acqua, così funziona anche l'amore. Tutti i gesti e i sentimenti puri, per piccoli che siano, generano una serie di onde, sempre più grandi, che alla fine raggiungono strepitosi traguardi, per te stesso e per gli altri. Ogni passo che compi onorando il ricordo del tuo amore per Junko provocherà una nuova sequenza di cerchi concentrici nel lago della vita."

Un romanzo che è un racconto storico
, in cui vediamo il Giappone nel 1945, con le sue contraddizioni, le sue paure, le chiusure tradizionaliste ma anche il volto cosmopolita della straordinaria cittadina di Karuizawa.

Un romanzo che è un viaggio
tra l'Europa e il Giappone, attraverso città e paesi che anche noi visitiamo con i protagonisti e dei quali vi diamo una
piccola panoramica, scegliendo le frasi-simbolo che li identificano.

Un romanzo che è cronaca e attualità
, a testimonianza del dibattito aperto tra favorevoli e contrari alle centrali atomiche in una società che dopo l'ultima tragedia sta seriamente meditando di abbandonare quella strada, quel karma che sembra accompagnarla negativamente dai giorni ormai lontani in cui gli aerei americani sganciarono le mostruose bombe su Hiroshima e Nagasaki.

Un romanzo avvincente come un thriller, perché sino alla fine non sapremo se quell'haiku conservato tanti anni potrà riunire i due ragazzi di un tempo.

Gocce di pioggia,
disciolte per terra
noi ci abbracciamo.


André Pascual - Il canto delle parole perdute
Titolo originale: El haiku de las palabras perdidas
Traduzione di Silvia Bogliolo
396 pag., 16,40 € - Edizioni Corbaccio 2012 (Narratori Corbaccio)
ISBN 9788863803792

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