venerdì 12 settembre 2014

Lussuria, di Ailing Zhang

articolo di Grazia Casagrande (fonte: wuz.it)

“Era stata lei a chiedermi di scriverlo, ma il modo in cui avevo raccontato la storia l’aveva ferita. Di solito non mi preoccupo di queste cose, convinta come sono che, se si vuole essere buoni scrittori, non bisogna farsi troppi riguardi. Nel caso di quella novella, però, mi ero accorta subito di aver fatto un brutto lavoro, ma solo dopo la pubblicazione ho capito quanto male l’avessi scritta, e ormai era troppo tardi per pentirsene.”



Questa raccolta di racconti della più nota scrittrice cinese del secolo scorso (è morta nel 1995) dà la possibilità ai lettori italiani di accostarsi ad una cultura che, se nella cinematografia ha già numerosi estimatori, non è sufficientemente conosciuta per quanto riguarda la letteratura, al di là del Premio Nobel ottenuto da Gao Xingjian.
Il vanto di questa edizione è quello di essere la prima traduzione in assoluto in una lingua occidentale e l'aver potuto proporre ai lettori italiani un'autrice di tanto spessore è sicuramente un evento culturale interessante.


Il primo dei racconti di questa piccola raccolta, che dà il nome a questo volume e al film è Lussuria, di cui abbiamo già diffusamente parlato analizzando il film di Ang Lee e su cui si può solo sottolineare che la drammaticità della vicenda e la sua ambiguità sono risolti dalla scrittrice, diversamente rispetto al regista, senza chiudere in modo tragico la storia, ma lasciando aperta la porta alla speranza che la protagonista sia riuscita a sopravvivere.

Passiamo invece ad analizzare i racconti successivi, altrettanto emozionanti e ricchi di stimoli per il lettore.

L’amore proibito, una passione che travolge e che tormenta per il senso di colpa, è anche al centro del successivo racconto, I fiori di Yin Baoyan. Un rigido e nevrotico professore con moglie e figli, una studentessa intelligente e dotata vivono un amore impossibile, lui diventerà aggressivo con la moglie ignara, lei finirà con l’andarsene lontana e sposare (per poi divorziare poco dopo) frettolosamente un uomo che non ama. È l’autrice del racconto a narrare la storia di questa compagna di scuola diventata protagonista della sua storia e del probabile danno da lei causato nel narrare con troppa verità la vicenda in questo stesso racconto.


Ed ecco la terza e ultima storia d'amore infelice, Quanto odio, titolo che naturalmente può essere rovesciato in “quanto amore”: ancora una volta un amore impossibile, ancora una volta una storia coniugale, in questo caso un matrimonio pressoché inesistente, che un improvviso sentimento, nato davvero quasi per caso, potrebbe far giungere al divorzio e a una nuova felice relazione. Ma il sentimento nascente pur forte e sincero non riuscirà a sconfiggere l’avidità, la maldicenza, la crudeltà del mondo che circonda la coppia, composto da persone (prima fra tutte il padre della ragazza) che teoricamente avrebbero invece da mettere in campo sentimenti positivi e protettivi.

L’amore è sempre collegato infatti per la scrittrice cinese, al concetto di sconfitta e di dolore, la felicità è irraggiungibile, anche se appare (ed è) a portata di mano, e non esistono legami istituzionali (quelli tra marito e moglie o, come in questo caso, tra padre e figlia) che siano davvero disinteressati, altruisti, ma è l’egoismo, sia economico che dei sentimenti, a dominarli.
La sola via d’uscita è la fuga, sembra suggerire Zhang Ailing, rinunciando alla velleitaria speranza della felicità e dell’amore.


IL LIBRO 
Copertina flessibile: 171 pagine 
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
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