mercoledì 10 settembre 2014

Intervista a Nazarena Fazzari

autrice di Tre uomini fanno una tigre. Viaggio nella cultura e nella lingua cinese

Gentile Nazarena, innanzitutto grazie per averci concesso questa intervista.

- Volevamo innanzitutto chiederti da dove nasce la tua passione per la Cina. E’ stato un colpo di fulmine o una passione coltivata poco a poco?
E’ stato un innamoramento progressivo. Poco prima degli esami di maturità, mentre mi chiedevo cosa fare del futuro, mi trovai di fronte a un mappamondo e mi resi conto che per me la cartina della Cina era muta: non avevo immagini con cui riempire i suoi confini. Iniziai a studiare cinese per curiosità, per riempire quella cartina; e poi mi appassionai giorni dopo giorno.

- Leggendo il tuo libro “Tre uomini fanno una tigre. Viaggio nella cultura e nella lingua cinese” abbiamo appreso che conosci molto bene la lingua cinese. In Italia sono sempre di più coloro che studiano questa lingua, qual è stata la difficoltà maggiore che hai incontrato all’inizio?
Lo studio dei caratteri: non riuscivo a memorizzarli. Finché non compresi che era necessario capirne le parti di cui sono composti. Ad esempio, mi ritrovavo a studiare ciclicamente il carattere “banca”. Poi un giorno capii che rappresenta una fila di monete. Non l’ho mai più dimenticato.

- Qual è stata invece la motivazione che ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il desiderio di far conoscere la Cina in aspetti ancora poco noti. Il capitolo sui bagni suscita forti reazioni, ma credo sia giusto preparare chi va in Cina a che cosa potrebbe trovarsi davanti. Volevo un testo divulgativo, che non si limitasse a spiegare che i biglietti da visita vanno porti con due mani, ma che coinvolgesse tutto il quotidiano. Come ad esempio il complesso cerimoniale a tavola.

- Sempre nel libro descrivi molte tue esperienze personali vissute in Cina, hai avuto modo di vivere sia nelle grandi metropoli che nei villaggi di campagna? Se sì ci piacerebbe sentire un tuo parere in merito alle diversità di queste due realtà.
Ho lavorato per un anno in campagna. Gli italiani pensano alla campagna come a un luogo bucolico, immerso nel verde. Le campagne cinesi sono tendenzialmente aree di sviluppo economico, con poco spazio per scenari bucolici.
Il cambiamento, così rapido in tutto il paese, ha sicuramente due marce diverse. A Shanghai, di fronte alle sopraelevate che si intersecano a diversi livelli sulla città, di fronte ai grattacieli imponenti del Bund, ti chiedi perché la Cina sia ancora considerata un paese in via di sviluppo. Poi viaggi nell’interno e ti rendi conto che in diverse aree si stanno ancora costruendo autostrade e ferrovie, cartelloni di propaganda celebrano l’arrivo della linea telefonica, e a volte vedi perfino il contadino spingere l’aratro a mano. Ma lo sforzo del governo per portare lo sviluppo anche in queste aree è notevole. Si tratta pur sempre di un paese di nove milioni e settecentomila chilometri quadrati, 32 volte l’Italia.

- Sappiamo che le differenze tra la nostra cultura e quella cinese sono davvero molte ma c’è un’usanza che secondo te è diversa più di ogni altra?
Quella che credo crei più imbarazzi è la nostra abitudine di fare tabula rasa del cibo per fare onore alla tavola, mentre i cinesi lasciano sempre qualcosa nel piatto: a indicare che colui che invita ha ordinato in abbondanza, quindi si è saputo prendere cura dei suoi ospiti.

- C’è una cosa che forse in molti non sanno ma che anche tu accenni nel libro. Ovvero che il cibo cinese che mangiamo nei ristoranti italiani è parecchio differente dalla vera e buonissima cucina cinese che si mangia in Cina. Anche in Giappone per esempio i ristoranti cinesi sono tutto un altro pianeta. Dove sta secondo te la ragione di questa differenza che per noi resta un vero mistero?
Le ragioni sono diverse. Innanzitutto, deve esserci una ragione economica. I ravioli, che i cinesi servono in vassoi con dosi da banchetto matrimoniale, da noi sono serviti su piattini da caffè. Ovvio che è meglio puntare su altri piatti, più remunerativi per il ristoratore. Poi ci sono le aspettative degli italiani, che mai lascerebbe il ristorante cinese senza aver mangiato gli involtini primavera, che però sono un piatto tradizionale di Capodanno. Come entrare in un ristorante italiano all’estero e chiedere il panettone per dolce. Se però lo chiedono tutti, il ristoratore alla fine si adegua. Gli immigrati cinesi presenti a Torino provengono in linea di massima dalla zona di Wenzhou, sotto Shanghai. Per cui si portano dietro la loro cucina, che non è rappresentativa di quella cinese. Da noi è assente la varietà di cucine regionali presente invece in Cina. Non mi è chiaro perché invece la cucina italo-cinese sia così pesante: in Cina si digerisce rapidamente e si mangia più spesso. Forse gli ingredienti.

- Volevamo infine chiederti se ti piace leggere e nel caso quali sono i tuoi autori cinesi preferiti?
A me piacciono molto Shen Congwen e Ha Jin, per i quali amo particolarmente “Il vecchio e il nuovo” del primo e “Mica facile trovare un ammazzatigri” del secondo. Sono quadri di vita reale. Ho letto recentemente “Il supplizio del legno di sandalo” di Mo Yan, tradotto egregiamente da Patrizia Liberati, dell’Ufficio di cultura di Pechino. Per una storia che si snoda dall’età imperiale a quella comunista, trovo veramente splendido “Cigni selvatici”, di Jung Chan (Zhang Rong in pinyin), con un titolo che sa di romanzo rosa - che però non è affatto. Per chi è interessato alla Rivoluzione Culturale, un bel dipinto è “Metà dell’uomo è donna”, di Zhang Xianliang. Confesso: l’ho tradotto io.

Non di autori cinesi ma sulla Cina, consiglio a tutti “La vita sessuale nell’antica Cina,” di R.H. Van Gulik, che affronta anche il rapporto tra uomo e donna secondo l’etica confuciana, l’abbigliamento nelle varie epoche e la ricerca dell’immortalità ad opera dei taoisti; “Cina” di Kissinger, è un volume, non sempre agevole, ma molto interessante, sulla storia diplomatica della Cina dalle origini (e quindi dalle guerre dell’Oppio) fino al 2011.


Grazie davvero per l’attenzione e speriamo di risentirci presto con un nuovo volume sulla cultura cinese!
Grazie a te e in bocca al lupo per La biblioteca dell’estremo oriente!

http://nazarenafazzari.wordpress.com/
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