giovedì 23 luglio 2015

Intervista a Valentina Testa



Valentina Testa è autrice di due volumi pubblicati dall’editore Tunuè, “Kawaii art” e “Gothic Lolita”, entrambi su due fenomeni giapponesi molto conosciuti anche all’estero. 

Questa la nostra intervista a Valentina:


Ciao Valentina, come ti sei avvicinata al mondo giapponese e in particolare ai fenomeni del “kawaii” e delle “gothic lolita” di cui parli nei tuoi libri?
Ciao Matteo. Mi sono avvicinata al mondo giapponese come la maggior parte dei ragazzi della mia generazione: grazie agli anime importati tra gli anni ‘70-’90. Da lì è nata la curiosità e la voglia di saperne sempre di più, così durante l’adolescenza ho iniziato ad acquistare libri sul Giappone tradizionale, sulle geisha e sulla società giapponese contemporanea.
Il mio amore per il Sol Levante è andato sempre crescendo, perciò frequentando l’Accademia di Belle Arti ho direzionato il più possibile i miei studi in questo ambito, fino a laurearmi con una tesi sul kawaii nell’arte contemporanea, che poi è diventato Kawaii Art, grazie a Tunué.

In Giappone da dove nascono secondo te queste mode e perché?
La storia dice che siano nate tra gli anni ’70 e gli anni ’80, e che si siano concentrate nella zona di Harajuku dopo la chiusura al traffico delle strade principali. Probabilmente sarebbe successo lo stesso, forse solo in modo diverso.
La ragione può essere quella riportata in svariati testi sociologici, ovvero il bisogno di evadere da una società rigida e inflessibile, insieme al bisogno di creatività. Inoltre, ognuno di noi ha ancora nascosto dentro di sé il bambino che era, e il kawaii aiuta a farlo riemergere.

Sono dei fenomeni presenti in parte anche in Italia?
Si, è un fenomeno che esiste anche nel nostro Paese, e chi veste gothic lolita (o qualsiasi altro stile made in Japan) frequenta gruppi online che poi organizzano uscite e passeggiate a tema.
In Italia viene spesso considerato (proprio da chi veste GL) solo come una moda, un modo come un altro di abbigliarsi, e può anche essere vero perché in fondo si tratta di fenomeni decontestualizzati.
Però tendo a credere che il modo di vestire rappresenti molto dell’animo di una persona, quindi non c’è nulla di casuale nella scelta del proprio abbigliamento.

Sappiamo che sei anche appassionata di anime e manga giapponesi, come trovi questo mondo rispetto alla letteratura?
Altrettanto interessante, di sicuro. Sono dei metodi di comunicazione diversa, una solo narrativa, gli altri due con un’importantissima componente visiva. Un manga, se fatto bene, non ha nulla da invidiare a un romanzo. E un buon anime può essere emozionante e coinvolgente come un film da Oscar.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?
Apprezzo tantissimo Natsuo Kirino, Ito Ogawa e altri autori giapponesi, ma a costo di risultare banale, Murakami resta sempre il mio preferito.  Recentemente poi, ho avuto il piacere di assistere a una presentazione di Banana Yoshimoto e adesso mi piace anche più di prima. E’ una persona che rispecchia perfettamente i romanzi che scrive e l’immagine che un lettore può essersi fatto di lei: sensibile, gentile e trasparente al punto da risultare luminosa.

Scriverai ancora dei volumi su altri fenomeni della cultura giapponese moderna?
In questo periodo mi sto occupando principalmente di editing, fumetti e sceneggiature. Però c’è in fase embrionale un saggio a quattro mani sul Giappone con un’altra Japan addicted, ma è un’idea appena nata, quindi è davvero prematuro parlarne.

Grazie mille per questa bella intervista
Valentina 

Qui potete trovare i libri scritti da Valentina Testa:
La Biblioteca dell'Estremo Oriente

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