martedì 20 maggio 2014

Intervista ad ANTONIETTA PASTORE


La nostra intervista ad Antonietta Pastore, traduttrice dell'ultimo romanzo di Haruki Murakami, "L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio", edito da Einaudi.


Gentile Antonietta Pastore, innanzitutto ci teniamo a ringraziarla di cuore per averci concesso questa intervista, per noi è un vero onore.

- Inizierei chiedendole qual è stata la sua prima impressione dopo aver letto in lingua giapponese l’ultimo romanzo di Haruki Murakami appena uscito per Einaudi, “L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio”.



- È un libro che si inserisce nel filone di “Norvegian Wood”, di “A sud del Confine, a ovest del sole”. Parla di senso di perdita e di nostalgia, analizza con grande sensibilità i sentimenti umani, soprattutto il dolore, senza sconfinare in dimensioni fantastiche e irreali. Anche se un elemento di mistero, qualcosa di irrisolto, nel romanzo c’è, come in tutte le opere di Murakami. D’altronde il mistero, il fantastico, è imprescindibile dalla sua poetica, e naturalmente contribuisce a catturare il lettore. Nel complesso, direi che ”L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio” è forse l’opera più coerente ed equilibrata di Murakami.

- Ci vuole raccontare com’è andata la traduzione di questo romanzo e quali sono gli aspetti che vorrebbe far conoscere a chi si appresta a leggerlo?
- “Tazaki Tsukuru” è uno dei libri di Murakami che preferisco e quindi l’ho tradotto con vero piacere. L’aspetto che vorrei sottolineare è l’umanità di Murakami, che con gli anni si sta rivelando sempre più profonda. È incredibile come sappia immedesimarsi con chi soffre per la perdita di qualche persona amata − qualunque forma questa perdita possa assumere − e come riesca a coinvolgere il lettore in questa condivisione. Di conseguenza trovo che il romanzo abbia anche un forte potere consolatorio.

- Sappiamo che le piace tradurre i lavori di Haruki Murakami, ha mai avuto occasione di incontrarlo di persona o di avere con lui un contatto diretto?
- Tradurre Murakami mi piace perché il suo linguaggio, spontaneo e incisivo, è nelle mie corde. Non l’ho mai incontrato, ho solo scambiato con lui qualche mail quando avevo dei dubbi, mail alle quali ha sempre risposto molto gentilmente. Spesso negli ultimi anni, quando mi sono trovata a Tokyo, ho avuto la tentazione di chiedergli un appuntamento, poi mi sono detta che se tutti i suoi numerosi traduttori facessero la stessa cosa, questi incontri diventerebbero per lui una seccatura... Confido che prima o poi venga in Italia, e allora sarò felice di conoscerlo personalmente.

- In Giappone è da poco uscita una raccolta di racconti di Haruki Murakami, dal titolo “Onna no inai otokotachi”, traducibile con “Uomini senza donne”. Abbiamo visto dal suo profilo twitter che il libro è già nelle sue mani, ha già avuto modo di leggerlo? Sono racconti che rispecchiano quanto abbiamo già avuto modo di conoscere attraverso le precedenti opere di Murakami? Pensa che sarà il suo prossimo libro in uscita in Italia?
- Ho già letto l’introduzione e il primo racconto, molto bello. Nell’introduzione Murakami dice che il titolo ideale sarebbe “Uomini che hanno perso una donna”, ma non spiega perché l’ha poi intitolato “Uomini senza donne”. Comunque il protagonista del primo racconto è per l’appunto un vedovo che vive nel rimpianto della moglie morta, moglie da lui molto amata. Il libro sembra quindi situarsi nella scia di “Tazaki Tsukuru”, essere cioè una delicata analisi della sofferenza e del lutto. Perlomeno a giudicare dal primo racconto. Uscirà in Italia l’anno prossimo.

- In Giappone appena esce un nuovo libro di Harumi Murakami nasce un vero e proprio fenomeno editoriale, una vera e propria mania per lo scrittore e il libro che raramente in Italia accade, anche con scrittori di grande livello. Trova che ci siano delle differenze tra il mondo dell’editoria giapponese e quella italiana e tra i lettori?
- In Giappone i lettori sono molto più numerosi che in Italia, anche per questa ragione si verificano fenomeni “di massa” inimmaginabili da noi, dove le masse di lettori non esistono. C’è anche da dire che gli editori italiani sono molto differenti da quelli giapponesi: questi ultimi si percepiscono più come dei commercianti che come degli intellettuali, quindi fanno delle vere e proprie operazioni di marketing che in Italia non avvengono, o perlomeno non in ugual misura. L’uscita di un nuovo libro di Murakami è preparata con un battage pubblicitario e con espedienti − non rivelare nulla sull’opera fino all’ultimo momento, dare il via alle vendite a mezzanotte... − che non appartengono, o non ancora, alla mentalità degli editori italiani. Non ho ancora un giudizio chiaro in proposito, ma tendo a pensare che tutto quello che può far aumentare il numero dei lettori sia positivo. A patto che non sia mistificante, s’intende.

- Durante il suo lungo soggiorno in Giappone ha avuto modo di conoscere a fondo questo popolo che per noi italiani è per certi versi ancora sconosciuto. Trova davvero molta differenza tra lo stile di vita italiano e quello giapponese, e di conseguenza tra gli italiani e i giapponesi?
- Le differenze ci sono, ma con la globalizzazione dei mezzi di informazione e dei prodotti di consumo vanno attenuandosi, soprattutto negli aspetti pratici. Resistono per fortuna in Giappone alcune abitudini mentali − senso di responsabilità, senso di appartenenza alla comunità con conseguente rispetto per persone e cose, precisione e puntualità − che costituiscono la vera, profonda differenza fra la società giapponese e quella italiana.

- Oltre ad Haruki Murakami ha tradotto anche molti altri grandi scrittori giapponesi, ce n’è uno a cui è particolarmente legata e che ha lasciato un segno nella sua carriera?
- Sì, Natsume Soseki, uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, e non solo in Giappone. Di Soseki ho tradotto quattro libri - “Io sono un gatto”, “Il Signorino”, “E poi”, “La porta” - e l’ho sempre fatto con devozione. Considero un privilegio aver avuto l’occasione di tradurre opere di tale valore e bellezza, e spero di tradurne altre. Il mio approccio a Murakami è diverso, ogni volta che inizio la traduzione di un suo libro è come ritrovare un vecchio amico. Perché ho tante cose in comune con lui: appartengo alla sua stessa generazione, condivido molte sue idee, e anche certi lati del suo carattere, credo.

- Infine ci tenevamo a chiederle se in un prossimo futuro ha in cantiere una sua nuova opera personale, come “Nel Giappone delle donne” e “Leggero il passo sul tatami”, due libri a dir poco stupendi sia nella forma che nel contenuto.
- Sono contenta che le mie opere siano apprezzate. Sì, sto scrivendo un altro libro sul Giappone, è qualcosa che ha un rapporto, seppur indiretto, con il disastro nucleare di Fukushima.

Grazie davvero per aver risposto alle nostre domande, speriamo di risentirci ancora per i suoi prossimi lavori!

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La Biblioteca dell’Estremo Oriente

6 commenti:

  1. P.s.: ti ho inserito fra i "link amici" del mio blog MilleOrienti. ciao

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  2. Ottima intervista, domande mirate e non banali per niente! Seguo il tuo blog con molto interesse!
    Non ho ancora letto quest'ultimo romanzo di Murakami, penso che comunque rimedierò al più presto.
    Complimenti, inserirò il tuo blog nel mio blogroll sulla pagina del mio blog crazyaboutfiction.blogspot.it

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  3. Grazie Simone! Hai un blog davvero interessante! Sei avrai voglia di collaborare ne sarei davvero felice, nel caso sentiamoci pure via mail!

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  4. Grazie a te! Mi farebbe molto piacere... nei prossimi giorni ti mando una mail! Buona serata!

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