mercoledì 19 agosto 2015

Collana Asiasphere (Atmosphere libri) – Intervista al direttore Gianluca Coci


Siamo felici di poter pubblicare la nostra intervista a Gianluca Coci, direttore della collana Asiasphere dell'editore Atmosphere libri, incentrata su testi inediti provenienti dall'Asia.




- Potrebbe introdurre genericamente la casa editrice Atmosphere Libri?
“Atmosphere libri”, come si legge nella pagina web della casa editrice, “è nata per invitare il lettore a un viaggio intorno al mondo”. Questa frase, all’apparenza semplice, mi ha colpito molto quando circa un paio di anni fa decisi di contattare l’editore per proporgli il mio progetto, Asiasphere, e aggiungere a quel “viaggio intorno al mondo” mete molto lontane, ovvero l’Asia sudorientale e il Sudest asiatico. La filosofia di Atmosphere libri mi ricorda un po’ quella di alcune etichette musicali indipendenti di metà anni Ottanta − il riferimento alla musica non è casuale, basta dare un’occhiata alla pagina web per scoprire che il nome stesso della casa editrice viene da un pezzo dei mitici Joy Division −, mi riferisco in particolare a quelle label americane di Seattle, Washington DC e certe città californiane che hanno fatto la storia della musica rock alternativa di quegli anni, tipo SST, Sub Pop, Dischord e altre, basate sulla genuinità della proposta e la lontananza dalle logiche commerciali più becere… Atmosphere libri ha in catalogo libri e autori di molti paesi del mondo, in particolare America latina, Europa orientale e adesso anche Asia, tutti accomunati da un taglio credo per l’appunto molto genuino e almeno in parte alternativo e indipendente. Tutto questo, è ovvio, lo dico soprattutto dall’esterno, da semplice lettore, e posso assicurare che io stesso, come direttore della collana Asiasphere, seguo una logica assolutamente indipendente e quasi per niente commerciale J… Durante queste vacanze ho letto per esempio “Oro rosso” di Tom Hillenbrand, un incredibile giallo sul mondo del sushi, con dentro molto Giappone, che mi è piaciuto moltissimo e consiglio a tutti. Così come “Beatles” del norvegese Lars Christensen, uno splendido tributo ai Fab Four e alla musica in genere. Atmosphere libri, più che una casa editrice tradizionale, è forse un progetto basato sul bisogno indispensabile di conoscere l’Altro, il Diverso, e di arricchirsi dentro – si spera − in quest’epoca di globalizzazione spietata. Almeno è così che la vedo io.   

- Quando e come è nata l’idea di creare la collana Asiasphere, che pubblica volumi sull’Asia Orientale ed è curata proprio da lei?
Ecco, come accennavo prima, l’idea del progetto Asiasphere è nata circa due anni e mezzo fa ed è scaturita da un libro frutto della collaborazione e della passione di un gruppo di studiosi e traduttori che si occupano di Giappone: “Scrivere per Fukushima”, una raccolta di racconti e saggi i cui proventi delle vendite sono andati alla Croce Rossa giapponese, in occasione del secondo anniversario del disastro di Fukushima. Nel nostro piccolo, in quella circostanza abbiamo cercato di fare del nostro meglio per tendere una mano alle sfortunate vittime del terremoto e dello tsunami del 2011, lavorando gratuitamente al progetto. In quell’occasione, Atmosphere libri è stata l’unica casa editrice italiana, tra tutte quelle (non poche) alle quali mi sono rivolto, a darmi carta bianca per realizzare “Scrivere per Fukushima”. Da lì è nato un rapporto di reciproca stima e fiducia, che mi ha spinto a portare avanti un’idea che mi frullava nella testa da qualche tempo: fondare per l’appunto una collana di narrativa dedicata all’Asia orientale e al Sudest asiatico. Dietro questa idea non ci sono grandi ambizioni, vogliamo restare piccoli e leggeri, indipendenti soprattutto, e porci al fianco di altre piccole realtà editoriali italiane che si dedicano in toto all’Asia, come Metropoli d’Asia e O barra O, sperando a poco a poco di creare un piccolo scaffale che aiuti i lettori a viaggiare nei mille angoli di quei posti lontani. Ovviamente ci ispiriamo anche a chi ci ha preceduto, per esempio alla storica collana Mille Gru di Marsilio, dedicata però come ben si sa al solo Giappone. Naturalmente abbiamo le nostre peculiarità, a cui teniamo molto: l’area stessa di cui ci occupiamo, la traduzione dei testi sempre e rigorosamente dalla lingua originale (cosa che talvolta i “grandi” editori dimenticano), la presenza in ogni volume di un’introduzione o di una postfazione, la presenza fondamentale di un comitato scientifico, formato da specialisti delle varie aree che non finirò mai di ringraziare e di cui voglio citare almeno il nome: Barbara Leonesi, Nicoletta Pesaro, Silvia Pozzi e Stefania Stafutti per la Cina; Vincenza D’Urso per la Corea; Andrea Maurizi, Antonietta Pastore e Paola Scrolavezza per il Giappone; Antonia Soriente per l’Indonesia; Alessandra Chiricosta per il Vietnam. Studiosi e traduttori che garantiscono la qualità della collana e ai quali, chissà, si potranno magari aggiungere in seguito altri esperti.

- Come avviene la ricerca dei titoli da pubblicare per la collana?
In questo è fondamentale, è ovvio, il lavoro che svolgo insieme ai colleghi del comitato scientifico. Ognuno di noi, esperto delle varie culture e letterature di cui Asiasphere si occupa, ricerca e propone titoli, spesso attingendo al proprio campo di studi e alla conoscenza personale di scrittori ed editori asiatici. Cerchiamo di proporre soprattutto autori moderni e contemporanei mai tradotti in italiano, ma anche autori ingiustamente dimenticati e da riscoprire. L’obiettivo principale, tornando a quello che dicevo all’inizio, è permettere al lettore di conoscere l’Altro, il Diverso, così da dare una visione trasversale delle cose, portando avanti un progetto culturale. In questo non ci poniamo limiti di sorta, né riguardo al genere letterario, né tanto meno in merito al contenuto dei libri. L’importante, anche se ad esempio dovesse trattarsi “solo” di un romanzo per ragazzi, è che ci sia qualità e che l’opera abbia un suo significato specifico in un qualche ambito. Naturalmente, ora che Asiasphere ha superato la fase dei primi passi, di tanto in tanto ci arrivano anche proposte dall’esterno, che valutiamo sempre con molto piacere e attenzione.  

- Qual è lo scopo della collana?
In linea con la politica editoriale di Atmosphere libri, posso dire che lo scopo semplice ed essenziale di Asiasphere, come ho già detto in precedenza, è stimolare l’immaginazione del lettore e permettergli di viaggiare il più lontano possibile. Senza nutrire pretese troppo ambiziose, speriamo di costruire una piccola collezione di libri di qualità provenienti dai paesi dell’Asia orientale e del Sudest asiatico. Per questo, accanto alle letterature giapponese e cinese, ormai abbastanza conosciute in Italia, vogliamo concentrarci su alcune realtà letterarie ancora poco o quasi del tutto inesplorate, come quelle della Corea, dell’Indonesia, del Vietnam e così via. In fondo, citando più o meno a memoria il manifesto di Asiasphere, l’Asia non è una sola: esistono molte Asie, diverse e disomogenee. Asiasphere spera di far conoscere al pubblico italiano le mille sfumature delle differenze tuttora esistenti, non solo tra i vari paesi asiatici considerati, ma anche all’interno di quegli stessi paesi. Ci tengo anche a dire che, nei limiti del possibile, proveremo anche a invitare i nostri autori in Italia, in concomitanza con la pubblicazione dei loro libri, organizzando conferenze e incontri con i lettori. Ah, un altro scopo importante di Asiasphere, credo, è dare spazio a nuovi e giovani traduttori, sotto la supervisione di noi traduttori e specialisti con qualche anno di esperienza in più. Speriamo, in un futuro immediato, di poter organizzare un concorso di traduzione letteraria dalle lingue asiatiche riservato ad aspiranti traduttori.   
 
- Può darci qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni?
Certamente, molto volentieri, così come mi vengono in mente… Adesso che Asiasphere è al suo secondo anno di vita, comincia a concretizzarsi un numero abbastanza elevato di progetti avviati per l’appunto un paio di anni fa. Prima di tutto ci tengo a ricordare che sono stati appena pubblicati, a luglio, due libri molto importanti: “Il paese dei desideri” di Hara Tamiki (traduzione e cura di Gala Maria Follaco), una raccolta di racconti a ricordo dei settant’anni trascorsi dalla tragedia di Hiroshima, e “La danza della terra” di Oka Rusmini (a cura di Antonia Soriente; traduzione di Antonia Soriente e Ilaria Gallo), una delle più autorevoli scrittrici indonesiane contemporanee. E proprio sull’Indonesia, quest’anno paese ospite d’onore alla Fiera del libro di Francoforte, ci stiamo concentrando in questo momento, grazie all’aiuto di Antonia Soriente: a ottobre difatti pubblicheremo un’altra importante autrice indonesiana, Leila Chudori, con “Ritorno a casa”. Poi, nel 2016, sarà la volta della Cina, alla quale dedicheremo quattro o forse anche cinque pubblicazioni, con autori già noti e affermati a livello internazionale, come Yan Lianke e Chan Koonchung, e altri che proporremo per la prima volta in italiano, come Lao Ma e Wei Wei. Non mancheranno gli autori giapponesi, tra nuove proposte e importanti riproposizioni (sempre con racconti e romanzi perlopiù inediti in italiano): Sumii Sue, Akutagawa Ryūnosuke, Tanizaki Jun’ichirō, Tawada Yōko, Higashino Keigo e Abe Kōbō. Ed esordirà finalmente in Asiasphere anche la Corea, con Ch’ae Mansik.

- Quale libro della collana vorrebbe consigliare a chi si avvicina per la prima volta a questo genere di letteratura?
Non è facile, per motivi diversi consiglierei tutti quelli pubblicati finora e quelli che stanno per essere pubblicati… Però, se proprio dovessi scegliere, direi “Scrivere per Fukushima”, anche se in realtà è uscito prima della nascita ufficiale di Asiasphere. Come dicevo prima, ha dato il la al progetto, rappresenta il punto di partenza e racchiude bene il modo di pensare delle persone che collaborano alla collana. 

Grazie a Gianluca Coci per questa intervista!
Se volete saperne di più sulla collana questo è il sito dell'editore: http://www.atmospherelibri.it/

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