Siamo felici di poter pubblicare la nostra intervista a Gianluca Coci, direttore della collana Asiasphere dell'editore Atmosphere libri, incentrata su testi inediti provenienti dall'Asia.
- Potrebbe introdurre genericamente la
casa editrice Atmosphere Libri?
“Atmosphere
libri”, come si legge nella pagina web della casa editrice, “è nata per
invitare il lettore a un viaggio intorno al mondo”. Questa frase, all’apparenza
semplice, mi ha colpito molto quando circa un paio di anni fa decisi di
contattare l’editore per proporgli il mio progetto, Asiasphere, e aggiungere a
quel “viaggio intorno al mondo” mete molto lontane, ovvero l’Asia sudorientale
e il Sudest asiatico. La filosofia di Atmosphere libri mi ricorda un po’ quella
di alcune etichette musicali indipendenti di metà anni Ottanta − il riferimento
alla musica non è casuale, basta dare un’occhiata alla pagina web per scoprire
che il nome stesso della casa editrice viene da un pezzo dei mitici Joy
Division −, mi riferisco in particolare a quelle label americane di Seattle,
Washington DC e certe città californiane che hanno fatto la storia della musica
rock alternativa di quegli anni, tipo SST, Sub Pop, Dischord e altre, basate
sulla genuinità della proposta e la lontananza dalle logiche commerciali più
becere… Atmosphere libri ha in catalogo libri e autori di molti paesi del
mondo, in particolare America latina, Europa orientale e adesso anche Asia,
tutti accomunati da un taglio credo per l’appunto molto genuino e almeno in
parte alternativo e indipendente. Tutto questo, è ovvio, lo dico soprattutto dall’esterno,
da semplice lettore, e posso assicurare che io stesso, come direttore della
collana Asiasphere, seguo una logica assolutamente indipendente e quasi per
niente commerciale J… Durante queste vacanze ho letto per esempio “Oro
rosso” di Tom Hillenbrand, un incredibile giallo sul mondo del sushi, con dentro
molto Giappone, che mi è piaciuto moltissimo e consiglio a tutti. Così come
“Beatles” del norvegese Lars Christensen, uno splendido tributo ai Fab Four e
alla musica in genere. Atmosphere libri, più che una casa editrice
tradizionale, è forse un progetto basato sul bisogno indispensabile di
conoscere l’Altro, il Diverso, e di arricchirsi dentro – si spera − in quest’epoca
di globalizzazione spietata. Almeno è così che la vedo io.
- Quando e come è nata l’idea di creare
la collana Asiasphere, che pubblica volumi sull’Asia Orientale ed è curata
proprio da lei?
Ecco,
come accennavo prima, l’idea del progetto Asiasphere è nata circa due anni e
mezzo fa ed è scaturita da un libro frutto della collaborazione e della
passione di un gruppo di studiosi e traduttori che si occupano di Giappone:
“Scrivere per Fukushima”, una raccolta di racconti e saggi i cui proventi delle
vendite sono andati alla Croce Rossa giapponese, in occasione del secondo
anniversario del disastro di Fukushima. Nel nostro piccolo, in quella
circostanza abbiamo cercato di fare del nostro meglio per tendere una mano alle
sfortunate vittime del terremoto e dello tsunami del 2011, lavorando gratuitamente
al progetto. In quell’occasione, Atmosphere libri è stata l’unica casa editrice
italiana, tra tutte quelle (non poche) alle quali mi sono rivolto, a darmi
carta bianca per realizzare “Scrivere per Fukushima”. Da lì è nato un rapporto
di reciproca stima e fiducia, che mi ha spinto a portare avanti un’idea che mi
frullava nella testa da qualche tempo: fondare per l’appunto una collana di
narrativa dedicata all’Asia orientale e al Sudest asiatico. Dietro questa idea
non ci sono grandi ambizioni, vogliamo restare piccoli e leggeri, indipendenti
soprattutto, e porci al fianco di altre piccole realtà editoriali italiane che
si dedicano in toto all’Asia, come Metropoli d’Asia e O barra O, sperando a
poco a poco di creare un piccolo scaffale che aiuti i lettori a viaggiare nei
mille angoli di quei posti lontani. Ovviamente ci ispiriamo anche a chi ci ha
preceduto, per esempio alla storica collana Mille Gru di Marsilio, dedicata
però come ben si sa al solo Giappone. Naturalmente abbiamo le nostre peculiarità,
a cui teniamo molto: l’area stessa di cui ci occupiamo, la traduzione dei testi
sempre e rigorosamente dalla lingua originale (cosa che talvolta i “grandi”
editori dimenticano), la presenza in ogni volume di un’introduzione o di una
postfazione, la presenza fondamentale di un comitato scientifico, formato da
specialisti delle varie aree che non finirò mai di ringraziare e di cui voglio
citare almeno il nome: Barbara Leonesi, Nicoletta Pesaro, Silvia Pozzi e
Stefania Stafutti per la Cina; Vincenza D’Urso per la Corea; Andrea Maurizi,
Antonietta Pastore e Paola Scrolavezza per il Giappone; Antonia Soriente per
l’Indonesia; Alessandra Chiricosta per il Vietnam. Studiosi e traduttori che
garantiscono la qualità della collana e ai quali, chissà, si potranno magari
aggiungere in seguito altri esperti.
- Come avviene la ricerca dei titoli da pubblicare per la collana?
In
questo è fondamentale, è ovvio, il lavoro che svolgo insieme ai colleghi del
comitato scientifico. Ognuno di noi, esperto delle varie culture e letterature
di cui Asiasphere si occupa, ricerca e propone titoli, spesso attingendo al
proprio campo di studi e alla conoscenza personale di scrittori ed editori
asiatici. Cerchiamo di proporre soprattutto autori moderni e contemporanei mai tradotti
in italiano, ma anche autori ingiustamente dimenticati e da riscoprire.
L’obiettivo principale, tornando a quello che dicevo all’inizio, è permettere
al lettore di conoscere l’Altro, il Diverso, così da dare una visione
trasversale delle cose, portando avanti un progetto culturale. In questo non ci
poniamo limiti di sorta, né riguardo al genere letterario, né tanto meno in
merito al contenuto dei libri. L’importante, anche se ad esempio dovesse
trattarsi “solo” di un romanzo per ragazzi, è che ci sia qualità e che l’opera
abbia un suo significato specifico in un qualche ambito. Naturalmente, ora che
Asiasphere ha superato la fase dei primi passi, di tanto in tanto ci arrivano
anche proposte dall’esterno, che valutiamo sempre con molto piacere e attenzione.
- Qual è lo scopo della collana?
In
linea con la politica editoriale di Atmosphere libri, posso dire che lo scopo
semplice ed essenziale di Asiasphere, come ho già detto in precedenza, è
stimolare l’immaginazione del lettore e permettergli di viaggiare il più lontano
possibile. Senza nutrire pretese troppo ambiziose, speriamo di costruire una
piccola collezione di libri di qualità provenienti dai paesi dell’Asia
orientale e del Sudest asiatico. Per questo, accanto alle letterature
giapponese e cinese, ormai abbastanza conosciute in Italia, vogliamo
concentrarci su alcune realtà letterarie ancora poco o quasi del tutto
inesplorate, come quelle della Corea, dell’Indonesia, del Vietnam e così via.
In fondo, citando più o meno a memoria il manifesto di Asiasphere, l’Asia non è
una sola: esistono molte Asie, diverse e disomogenee. Asiasphere spera di far
conoscere al pubblico italiano le mille sfumature delle differenze tuttora
esistenti, non solo tra i vari paesi asiatici considerati, ma anche all’interno
di quegli stessi paesi. Ci tengo anche a dire che, nei limiti del possibile,
proveremo anche a invitare i nostri autori in Italia, in concomitanza con la
pubblicazione dei loro libri, organizzando conferenze e incontri con i lettori.
Ah, un altro scopo importante di Asiasphere, credo, è dare spazio a nuovi e
giovani traduttori, sotto la supervisione di noi traduttori e specialisti con
qualche anno di esperienza in più. Speriamo, in un futuro immediato, di poter
organizzare un concorso di traduzione letteraria dalle lingue asiatiche
riservato ad aspiranti traduttori.
- Può darci qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni?
Certamente,
molto volentieri, così come mi vengono in mente… Adesso che Asiasphere è al suo
secondo anno di vita, comincia a concretizzarsi un numero abbastanza elevato di
progetti avviati per l’appunto un paio di anni fa. Prima di tutto ci tengo a
ricordare che sono stati appena pubblicati, a luglio, due libri molto
importanti: “Il paese dei desideri” di Hara Tamiki (traduzione e cura di Gala
Maria Follaco), una raccolta di racconti a ricordo dei settant’anni trascorsi
dalla tragedia di Hiroshima, e “La danza della terra” di Oka Rusmini (a cura di
Antonia Soriente; traduzione di Antonia Soriente e Ilaria Gallo), una delle più
autorevoli scrittrici indonesiane contemporanee. E proprio sull’Indonesia,
quest’anno paese ospite d’onore alla Fiera del libro di Francoforte, ci stiamo
concentrando in questo momento, grazie all’aiuto di Antonia Soriente: a ottobre
difatti pubblicheremo un’altra importante autrice indonesiana, Leila Chudori,
con “Ritorno a casa”. Poi, nel 2016, sarà la volta della Cina, alla quale
dedicheremo quattro o forse anche cinque pubblicazioni, con autori già noti e
affermati a livello internazionale, come Yan Lianke e Chan Koonchung, e altri
che proporremo per la prima volta in italiano, come Lao Ma e Wei Wei. Non
mancheranno gli autori giapponesi, tra nuove proposte e importanti
riproposizioni (sempre con racconti e romanzi perlopiù inediti in italiano):
Sumii Sue, Akutagawa Ryūnosuke, Tanizaki Jun’ichirō, Tawada Yōko, Higashino
Keigo e Abe Kōbō. Ed esordirà finalmente in Asiasphere anche la Corea, con
Ch’ae Mansik.
- Quale libro della collana vorrebbe consigliare a chi si avvicina per la prima volta a questo genere di letteratura?
Non
è facile, per motivi diversi consiglierei tutti quelli pubblicati finora e
quelli che stanno per essere pubblicati… Però, se proprio dovessi scegliere,
direi “Scrivere per Fukushima”, anche se in realtà è uscito prima della nascita
ufficiale di Asiasphere. Come dicevo prima, ha dato il la al progetto,
rappresenta il punto di partenza e racchiude bene il modo di pensare delle
persone che collaborano alla collana.
Grazie a Gianluca Coci per questa intervista!
Se volete saperne di più sulla collana questo è il sito dell'editore: http://www.atmospherelibri.it/
Grazie a Gianluca Coci per questa intervista!
Se volete saperne di più sulla collana questo è il sito dell'editore: http://www.atmospherelibri.it/

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