Il narratore è un killer, ma di un tipo particolare: aiuta chi lo
desidera a suicidarsi. Esteta ed egocentrico, prende la sua missione
molto sul serio e si prepara in modo meticolosamente professionale: si
documenta, si interessa di attualità, economia, arte e cultura allo
scopo di trovare nuovi potenziali clienti e di avere spunti di
conversazione per i colloqui preliminari, atti a far emergere la loro
pulsione all’autodistruzione.
Il suo cammino incrocia quello di altri
personaggi: Mimi e Se-yeon (soprannominata Judith per la somiglianza con
il quadro omonimo di Gustav Klimt), che diventeranno sue clienti; C e
K, due fratelli, entrambi amanti di Se-yeon, e una misteriosa ragazza di
Hong Kong che il narratore incontra durante un viaggio a Vienna.
Con
lo stile arguto e ironico che l’ha reso famoso, Kim Young-ha ci regala
un piccolo capolavoro sulla cosiddetta “morte assistita”, mostrandone i
lati più tragici e contraddittori.
Traduzione di Andrea de Benedittis
Kim Young-Ha, nato nel 1968 a Hwach’on, approdò a Seoul nel 1980, dopo aver seguito le
varie tappe della carriera militare del padre. Al suo debutto, nel
1995, nella rivista letteraria «Review», con il suo romanzo ‘Io ho il
diritto di distruggermi’, ottenne il premio come migliore autore nel
concorso Munhaktongne. A quell’opera sono seguiti nel 1997 il romanzo
breve Chiamata e nel 1999 Cosa ci fa un morto nell’ascensore che,
insieme ai suoi lavori più celebri (L’impero delle Luci, Fiore nero e
Quiz show) gli hanno assicurato sempre ottime recensioni. Tradotte in
tutto il mondo, le sue opere hanno ispirato film e serie televisive di
notevole successo.
IL LIBRO
Pagine: 114
Editore: Metropoli d'Asia
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