Il dramma sentimentale di un dandy giapponese nel romanzo dell'autore di Io sono un gatto, «un genio della letteratura».
Japan Quarterly
Hanno detto di Il cuore delle cose:
«Il
capolavoro di un grande scrittore giapponese: l'incontro tra un maestro
di saggezza e un ragazzo in cerca di risposte sulla vita».
Alberto Bevilacqua
«Uno dei capolavori della letteratura d'ogni tempo».
Il Sole 24 Ore
È l'inizio del ventesimo secolo e in Giappone l'Era Meiji, l'epoca del
grande Rinnovamento, avanza impetuosa con le sue sconvolgenti
modernizzazioni. Daisuke - i baffi che con studiata eleganza cadono
appena sul labbro superiore, le guance floride, la pelle dotata di una
calda lucentezza - appartiene a una nobile famiglia, agli «aristocratici
designati dal Cielo», e tuttavia è fiero di essere considerato un
trentenne moderno, un dandy che legge il poeta italiano D'Annunzio, si
diletta con le pagine così sfacciatamente decadenti della letteratura
occidentale ed è lontanissimo dallo spirito antico del Giappone.
La
sua educazione raffinata e la sua acuta sensibilità comportano, però, un
prezzo nient'affatto piccolo da pagare: una fragilità nervosa, un
cruccio, un'ansia fuori del comune, che Daisuke tenta di frenare col
placido ritmo della sua esistenza inoperosa, fatta di letture, lunghi
momenti di riflessione, sporadici incontri con amici, visite saltuarie
alla dimora dei suoi familiari.
Questa vita tenuta al riparo dai
conflitti crolla inevitabilmente il giorno in cui Michiyo, la giovane
moglie di Hiraoka, un vecchio compagno d'università caduto in disgrazia,
ricompare a Tokyo. Capelli nerissimi, viso ovale e occhi che sembrano
incredibilmente grandi quando il suo sguardo si posa su qualcosa,
Michiyo emana una vaga impressione di malinconia, uno struggimento
irresistibili per Daisuke, che trasforma d'incanto l'affetto sempre
nutrito per lei in una passione irrefrenabile.
Dalla sua
frequentazione della letteratura francese, Daisuke sa che il tormento,
l'angoscia dell'adulterio sono sentimenti per eccellenza moderni.
Sa,
tuttavia, anche che la modernità del Giappone non è tale da permettere
di infrangere, senza imbattersi in un duro castigo, i sacri vincoli di
una condotta morale trasmessa da millenni.
Per la prima volta nella
sua vita, però, Daisuke trova il coraggio di andare incontro al proprio
destino: decide di rifiutare il matrimonio combinato che gli propone il
padre - a rischio di incorrere nella sua collera e vedersi tagliare i
viveri - e di dichiarare il suo amore a Michiyo.
Opera che, nella sua natura di dramma sentimentale ed esistenziale, si presenta come uno dei romanzi più moderni di Soseki, E poi è un libro fondamentale della letteratura giapponese, un classico imperdibile per i lettori dall'autore di Io sono un gatto e Il cuore delle cose.
Neri Pozza Editore
Traduzione di Antonietta Pastore
Pagine 288
Euro 16,50
Natsume Soseki viene unanimemente considerato come il più grande
scrittore del Giappone moderno, maestro riconosciuto di Tanizaki,
Kawabata e Mishima. Pseudonimo di Natsume Kinnosuke, Natsume Soseki
nacque nel 1867 a Edo da un samurai di basso rango, ultimo di sei figli.
Nel 1905 pubblicò il suo primo libro: Io sono un gatto (Neri Pozza 2006). Seguirono Bocchan (Il signorino, Neri Pozza 2007) nel 1906 e Sanshiro nel 1908. Morì nel 1916 a 49 anni.Tra le sue opere ricordiamo Il viandante, Erba lungo la via e i due grandi romanzi apparsi in Italia sempre nelle edizioni Neri Pozza: Guanciale d’erba e Il cuore delle cose.


e la Galy iniziò a saltellare dalla felicità *_________________*
RispondiElimina