Un’ironica meditazione sul destino e sul senso della fine, una critica
feroce della Cina contemporanea, fra comunismo e ipercapitalismo.
Yang Fei esce di casa una mattina e trova una fitta nebbia mista a una
strana neve luminosa: è in ritardo per la sua cremazione.
Inizia così il
viaggio nell’Aldilà di un uomo vissuto, troppo brevemente, nella Cina
del capitalismo socialista e delle sue aberranti contraddizioni. In
un’avventura di sette giorni, il protagonista incontrerà persone care
smarrite da tempo, imparando nuove cose su di loro e su se stesso.
Conoscenti e sconosciuti gli racconteranno poi la propria storia
nell’inferno vero, l’Aldiquà: demolizioni forzate, corruzione, tangenti,
feti gettati nel fiume come rifiuti, miriadi di poveracci che pullulano
in bunker sotterranei come formiche, traffico di organi, consumismo
sfrenato… La morte livella le diseguaglianze, svelando l’essenziale, e i
cittadini di questa necropoli soave uscita dalla penna di Yu Hua ci
insegnano tutta la semplicità dell’amore.
Yu Hua è nato nel 1960 a Hangzhou. Figlio di un’infermiera e di un
medico, trascorre lunghi pomeriggi dell’infanzia a giocare nei corridoi
dell’ospedale. Lì fa il suo apprendistato di scrittore. È considerato
uno dei migliori autori della nuova generazione. Ha pubblicato Torture (Einaudi, 1997), L’eco della pioggia (Donzelli, 1998), Cronache di un venditore di sangue (Einaudi, 1999), Le cose del mondo sono fumo (Einaudi, 2004), Racconti d’amore e di morte (Hoepli, 2010) e, con Feltrinelli Brothers, in due volumi (2008, 2009), Vivere! (2009), con il quale ha vinto il premio Grinzane Cavour e da cui è tratto il film omonimo di Zhang Yimou del 1994, La Cina in dieci parole (2012) e Il settimo giorno (2017).
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