di Adam Johnson
Marsilio, 554 pagine
La Corea del Nord, il
“regno eremita” dello stalinismo e uno dei paesi più arretrati e
isolati del mondo, è anche un luogo in cui la finzione narrativa – cioè
la mitologia creata dal regime — regna sovrana. O almeno è così che Adam
Johnson descrive la dittatura comunista nel suo nuovo e appassionante
romanzo, Il signore degli orfani, che racconta le picaresche avventure
di Jun Do. Il protagonista è un soldato che diventa prima rapitore e poi
agente di sorveglianza e cerca di sopravvivere all’insidiosa burocrazia
di regime.
Ambientato nel recente passato, quando il paese era ancora governato
con il pugno di ferro dall’eccentrico dittatore Kim Jong-il, il romanzo
evoca un mondo orwelliano in cui i miti alimentati dal regime e
inculcati nella popolazione attraverso una propaganda martellante
diventano una cornice narrativa che condiziona la vita di ogni
individuo.
Come in molte altre opere ambientate in società repressive o
tormentate, Johnson usa le tecniche del realismo magico per creare uno
specchio allucinatorio dove la realtà stessa supera l’immaginazione.
L’eroe di Johnson, Jun Do, si trasforma da strumento dello stato – con
l’incarico ufficiale di rapire un lungo elenco di persone e intercettare
le trasmissioni radio straniere – in una delle sue vittime. Strada
facendo commette azioni terribili, il cui ricordo lo tormenterà per il
resto dei suoi giorni, eppure si aggrappa ostinatamente al suo istinto
di sopravvivenza.
Fino a quando, inaspettatamente, incontra e si innamora di Sun Moon,
l’attrice più famosa del paese, “l’unica persona che potesse liberarlo
dalle sue sofferenze”. L’amore per questa donna cambierà il corso della
sua vita e gli darà l’opportunità di compiere un gesto di altruismo –
curiosamente ispirato al film Casablanca – con cui redimersi. Tracciando
un ritratto così vivido e avvincente dell’eroe e dell’incubo che
attraversa, Johnson scrive un romanzo straordinariamente coraggioso. Un
libro che non solo apre uno squarcio inquietante sul misterioso regno
della Corea del Nord, ma esplora anche il vero significato dell’amore e
del sacrificio.
Michiko Kakutani, The New York Times
Internazionale, numero 987, 15 febbraio 2013

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