Traduzione dal giapponese di Gianluca Coci (Neri Pozza Editore)
Una nonna precipita nell’oblio della vecchiaia cancellando dalla
memoria dapprima la figlia e poi la nipote, e chiudendosi nel castello
inattaccabile di chi si approssima alla fine. Niente sembrerebbe
destarla alla vita, né il cibo né le premure dei familiari. Un giorno,
però, la nipote le porta una granita gelata, un piccolo gustoso monte
Fuji identico a quello assaporato qualche anno prima a un chiosco non
lontano da casa, e allora la nonna ritrova un guizzo di gioia e
vitalità.
Una donna gravemente ammalata decide di dedicare i suoi ultimi giorni a insegnare alla sua bambina come preparare un buon misoshiru, la zuppa di miso,
la pasta di soia fermentata servita in una ciotola di brodo denso. Ha
promesso al marito di preparargli ogni giorno l’adorato piatto e non vuole che, dopo il suo congedo dal mondo, un’altra donna, estranea alla famiglia, assolva quel compito.
Una
coppia alla vigilia della separazione si reca nella penisola di Noto
per un’ultima cena. Il tipico aroma speziato dei funghi matsutake, il sashimi di cernia macerata con alga konbu e un bel po’ di sake fanno dileguare per un istante rimpianti e tristezza dell’addio.
Due
gay progettano un doppio suicidio a Parigi e trovano la modalità giusta
per porre fine alla loro esistenza davanti a ostriche crude con
composta di pesche e mousse di pesce affumicato, scampi alla brace con
spuma al profumo d’arancia, zuppa di granchio fredda con sorbetto di
pomodorini ciliegia e altre prelibatezze…
I personaggi del nuovo
libro di Ito Ogawa celebrano quasi tutti degli addii – il congedo dal
mondo, dagli affetti più intensi, da un lungo rapporto d’amore, dai
luoghi più cari – in compagnia di un cibo. Per un breve fugace momento,
il cibo – una cena nel ristorante preferito, la zuppa di miso, i funghi matsutake, una granita gelata – lenisce la crudeltà dell’addio e restituisce il piacere della vita e le gioie del palato.
Ito
Ogawa scivola con grazia, poesia e umorismo tra le vite dei suoi
personaggi e mostra come nella civiltà giapponese il culto della buona
cucina attraversi ogni fase dell’esistenza, come un rito
imprescindibile. L’accurata preparazione di un piatto, l’arte di
deliziare il palato con una grande ricetta sono qualcosa di più di un
sofisticato modo di provvedere al nutrimento: sono gesti che incidono
talmente nelle emozioni e nel sentimento, da rendere persino gli addii
indimenticabili.
Il nuovo libro dell’autrice del Ristorante dell’amore ritrovato
Premio Bancarella della Cucina 2011.
Sentimenti e leccornie, struggenti addii e delizie del palato nel nuovo libro dell’autrice del Ristorante dell’amore ritrovato.
Hanno detto del Ristorante dell’amore ritrovato:
«Il lettore è travolto da un mix di sentimenti e acquolina in bocca».
L’Espresso
«Uomini
e donne davanti a un piatto che ha dentro affetti e ricordi, memorie ed
emozioni. Sfida altissima, che in pochi sono davvero in grado di
lanciare».
Sabina Minardi
«Il ristorante dell’amore ritrovato
ha venduto migliaia di copie. Oltre a scrittrice, Ito Ogawa è una food
blogger seguitissima sul suo sito internet (purtroppo solo in
giapponese) su cui ogni giorno posta una nuova ricetta».
Vanity Fair
«Ito
Ogawa spiega come la cucina sia in grado di ritrovare l'amore per se
stessi e per gli altri, con una narrazione sublime che si scioglie nel
piacere per il cibo».
Pianeta donna
Nata nel 1973, Ito Ogawa è una nota scrittrice giapponese di canzoni e di libri illustrati per ragazzi. Con Il ristorante dell'amore ritrovato,
il suo romanzo d'esordio, ha ottenuto un grande successo di critica e
pubblico, con centinaia di migliaia di copie vendute. Il romanzo si è
aggiudicato il Premio Bancarella della Cucina 2011 e la versione
cinematografica è uscita sugli schermi giapponesi nel 2010. Sul suo
seguitissimo sito web (solo in giapponese), propone ogni giorno
originali ricette di cucina.

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