di Mo Yan
«Mo Yan mette in scena lo spettacolo pirotecnico
di un individuo che manda in pezzi la propria vita
elevandola alla potenza del mito».
«The Washington Post»
«Un giro di giostra senza freni, l'opera di un genio
folle e sovversivo».
«Los Angeles Times»
Nella Cina dei primi anni Novanta, il giovane
Luo Xiaotong decide di rifugiarsi in un tempio
abbandonato e diventare il discepolo del Grande
monaco Lan. In un monologo irrefrenabile, viscerale,
violentemente comico, Luo Xiaotong racconta
al maestro il passaggio dal pauperismo maoista
all'ingordigia dell'economia di mercato, dipingendo
un affresco straordinario della modernizzazione cinese.
Per espiare i suoi peccati e pervenire, attraverso
l'adesione al buddhismo, alla suprema
saggezza, il giovane Luo Xiaotong
racconta, costantemente distratto dall'arrivo
di una fantasmagoria di persone e
dalla rutilante Sagra della carne che si sta
organizzando all'esterno del tempio, la
propria vita al Grande monaco Lan.
È in primo luogo la storia della rovina
della sua famiglia, con il padre che, dopo
essere scappato con un'altra donna, torna
a casa pentito ma finisce per uccidere
la moglie quando scopre che è diventata
l'amante di Lao Lan, il capo villaggio.
Ma è al contempo, e soprattutto, la
testimonianza del degrado morale che ha
comportato il passaggio, in Cina, dall'economia
socialista a quella di mercato.
Il mito della prosperità ha trasformato
la macellazione, un'attività tutto sommato
artigianale e tradizionale alla base
dell'economia del posto, in una carneficina
industriale che non si ferma nemmeno
davanti a metodi illegali e atrocemente
crudeli.
E Luo Xiaotong, benché ancora bambino,
è parte attiva in questo processo,
perché l'idea di rendere accessibile a tutti
la carne, di cui è patologicamente ingordo,
gli stimola uno spirito imprenditoriale
che fa di lui l'eroe della zona,
osannato come un santo, elevato a divinità.
Ma quando la madre muore, il padre
finisce in prigione e la fabbrica è messa
sotto processo per frode, è costretto a
vagare per le campagne chiedendo l'elemosina.
Nel momento in cui però trova i
proiettili di un vecchio mortaio nasce in lui il desiderio di vendetta nei confronti
di Lao Lan, l'artefice dell'arricchimento
degli abitanti (oltre che della sua rovina).
Partendo da suoi temi fondanti - la fame,
il sesso, la mutazione della società
contadina e lo stravolgimento dello stato
di cultura e natura che ha comportato -
Mo Yan inscena, con ironia e senso del
grottesco, l'esito della modernizzazione
cinese, carnevalesco contrappasso di un
pauperismo estremizzato dalle dissennate
politiche maoiste.
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