Una mirabolante e avvincente discesa negli inferi della pornografia giapponese e dei quartieri a luci rosse di Tokyo. Dopo le vicende di Pioggia sul viso, Murano Miro decide di fare la detective a tempo pieno e, su incarico di un’attivista titolare di una piccola casa editrice e presidente di un’associazione consacrata alla difesa dei diritti delle donne, va alla ricerca della ventenne Rina, escort scomparsa da un giorno all’altro con alle spalle un oscuro passato. (Gianluca Coci)
Nell'attesa, una nuova recensione di "Pioggia sul viso":
Natsuo Kirino, Pioggia sul viso (1993), traduzione di
Gianluca Coci, Neri Pozza editore, Vicenza, 2015, pp. 382, € 18.
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Natsuo Kirino è tornata in Italia nel 2015 con la prima traduzione
mondiale di quello che è anche il suo primo (capo)lavoro: Pioggia sul viso (titolo originale: Kao ni furikakaru ame, traduzione dal giapponese di Gianluca
Coci), grazie al quale si è aggiudicata in patria il prestigioso premio Edogawa
Ranpo. Pioggia sul viso rappresenta
il primo volume della “serie di Murano Miro”: Miro è la figlia vedova del
celebre detective privato Murazen, il quale, cessata la sua attività
professionale nella capitale giapponese, si stabilisce nell’isola di Hokkaidō e
lascia il proprio appartamento di Shinjuku alla donna. Murano si trova a suo
malgrado coinvolta in una strana ricerca: la sua amica e scrittrice Yōko è
sparita insieme alla valigetta del noto boss Uesugi, e il suo amante Naruse ora
le sta dando la caccia! L’ultima chiamata partita dal telefono di Yōko è
proprio quella verso l’appartamento di Murano, che non ha altra scelta se non
collaborare col disgustoso Naruse, guidata da un intuito degno della figlia di
Murazen, in quanto per svolgere questo mestiere «è fondamentale possedere due
cose: una sensibilità estrema, che ti permetta di percepire ogni stranezza, e
una fantasia sconfinata in grado di farti trovare un perché anche
all’impossibile» (p. 225). Ambientato in una Tōkyō piovosa e dai colori
proibiti, Pioggia sul viso contiene,
in fase embrionale, tutti gli elementi che saranno caratteristici della
successiva produzione di Kirino: l’analisi della (contorta) psicologia
femminile, le azioni trainate dai moti dell’animo e dagli impulsi sessuali, la
voglia di trasgressione, la violenza e la ribellione nei confronti di una
società ancora troppo stretta e a misura di donna. Anche se a volte la
narrazione sembra non portare a conclusioni rilevanti sul piano evenemenziale, e
il ritornare più volte negli stessi posti per cercare nuovi indizi possa in
apparenza sembrare ripetitivo, le evoluzioni interiori della protagonista e le
difficili scelte che si trova costretta a compiere di volta in volta rappresentano
un importante passaggio verso la sua maturità, verso la completa trasformazione
in detective sempre più consapevole di sé in quanto tale e in quanto donna.
Miro esplora nuovi spazi che coincidono con nuove parti di sé, si lascia alle
spalle l’appartamento di Shinjuku dov’era stata la figlia di Murazen e l’amante
di un suicida e si lascia andare in nuovi luoghi di trasgressione, sfreccia in
autostrada con la sua auto e si muove verso l’ignoto, come ignota è l’identità
del carnefice della sua amica. Sempre che lei non sia ancora viva e non sia
sparita intenzionalmente. Kirino punteggia abilmente la storia con piccoli
indizi che aiutano il lettore ad affinare le proprie tecniche di detective
insieme alla protagonista, ma il finale con effetto sorpresa potrebbe stupire
anche gli investigatori più abili. Naturalmente si tratta di un romanzo
d’esordio, ma con Pioggia sul viso
Kirino Natsuo rivela tutte le sue potenzialità, e non bisogna cadere nella
tentazione di paragonare, come qualcuno ha fatto, questo suo primo lavoro alle Quattro casalinghe di Tōkyō, a Grotesque o a Morbide guance, perché anche se sono già stati pubblicati da tempo
in Italia, questi ultimi titoli appartengono a una produzione più matura
dell’autrice giapponese. D’altra parte, è interessante osservare la crescita
della Kirino negli anni, ed è grazie alle pubblicazioni dei primi lavori come Pioggia sul viso che possiamo farlo. In
ogni caso, anche se si tratta di un romanzo datato 1993 (ce lo ricordano i
floppy disk, le cabine telefoniche, le mappe stradali cartacee e altro), i temi
che Kirino affronta sono estremamente attuali: l’interculturalità versus la
discriminazione razziale, gli estremi del sesso fetish e sadomaso da una
parte e l’impossibilità di completarsi in amore dall’altra, per citarne alcuni,
rimangono contraddizioni ancora in piedi nella società contemporanea.
Anna Specchio
Amo la scrittura di Natsuo Kirino. In questo momento sto leggendo "Una storia crudele" e grazie alla tua recensione ho una voglia matta di poter mettere le mani anche su questo libro. Le sue storie sono semplicemente fantastiche nella loro originale stranezza.
RispondiEliminaConsigli sempre ottimi libri!
Buona serata
Il mio romanzo preferito di Natsuo Kirino rimane Le quattro casalinghe di Tokyo, ma devo dire che anche Grotesque mi ha molto colpita. In realtà li ho letti quasi tutti, eccetto Pioggia sul viso. Sono molto contenta della prossima uscita di un altro romanzo di questa autrice, e ancora di più adesso che leggo si tratta di un secondo "noir" con la stessa protagonista.
RispondiEliminaIl migliore per me è morbide guance! Ma tutti i libri della Kirino sono eccezionali!!!
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