di Hara Tamiki
traduzione dal giapponese di Gala Maria Follaco
In uscita a Luglio 2015, presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino
collana Asiasphere, diretta da Gianluca Coci (Atmosphere Libri)
I migliori racconti del più eccezionale degli scrittori giapponesi sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima.
Pubblicati tra il 1949 e il 1951, i racconti Hi no kuchibiru (Labbra di fuoco), Chinkonka (Requiem), Eien no midori (Verde infinito), Shingan no kuni (Il paese dei desideri)
sono incentrati sullo stato del Giappone del dopoguerra e soprattutto
sulla complessa condizione psicologica dell'autore che, comune a molte
persone, e in particolare a molti intellettuali del tempo, lo faceva
oscillare tra ansie, paranoie, senso di colpa e apatia. Nei racconti qui
presentati si ravvisano frammenti di memoria che affiorano e
intervengono a riempire gli spazi vuoti di una realtà incompleta, ma il
risultato non è mai rassicurante. La speranza di ritrovare una parvenza
di normalità è frustrata, nelle persone più sensibili, da un senso di
precarietà che sembra impossibile da estirpare. In Utsukushiki shi no
kishi ni (Sulle rive di una morte meravigliosa),
il quinto racconto, vi predominano le due immagini del protagonista
maschile che, ormai presago del lutto della moglie, colpita da grave
malattia, che lo colpirà di lì a poco, cerca di inventarsi una nuova
quotidianità all'interno della città in guerra, e sua moglie che,
nell'approssimarsi della morte, si rivela sempre più bella. Il paese dei
desideri è considerato il testamento di Hara, poiché ne anticipa in
maniera agghiacciante il suicidio.
Dalla prefazione di Ōe Kenzaburō, Premio Nobel per la Letteratura:
«Hara
Tamiki è stato il più bravo, tra gli scrittori giapponesi
contemporanei, a descrivere lesperienza dellatomica. [...] Hara Tamiki
ha subito lesplosione dellatomica il 6 agosto 1945 a Hiroshima. Da
quel momento in poi, ha posto il disastro atomico alla base del suo
discorso letterario. E non solo: lo ha posto alla base della sua stessa
vita».
Il contributo di Hara Tamiki (1905-1951)
alla letteratura dellatomica e alla letteratura in generale è
stato fondamentale. Visse in prima persona la tragedia del 6 agosto
1945, già avvezzo al dolore per i lutti subiti negli anni precedenti,
oltre che per disposizione personale. Lo segnò in modo particolare la
morte della moglie, avvenuta soltanto un anno prima dello
sgancio
della bomba su Hiroshima, e nella sua produzione successiva tale
perdita rappresenta un vero e proprio leitmotiv ed è spesso giustapposta
al trauma vissuto dalla sua città di origine.

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