di Shih-Li Kow
«Un libro pungente e molto efficace, che trasforma critica sociale e
politica in immagini e battute divertenti e che stempera con l’ironia
situazioni potenzialmente drammatiche» The Malay Mail
«Leggere questo romanzo è come star seduti comodamente in una stanza ad ascoltare gustosissimi pettegolezzi» The Sun Daily
A
Lubok Sayong, cittadina immaginaria della penisola del Perak, in
Malesia, situata in un avvallamento tra fiume e montagna e soggetta a
frequenti inondazioni, s’intrecciano le vicende di Auyong, un ex
direttore di supermercato che si trasferisce da Kuala Lumpur per
dirigere una fabbrica di litchi in scatola, e di Mami Beevi, un’anziana
lunatica e stravagante che, in seguito a una grave alluvione, si
stabilisce nella grande casa di famiglia e la trasforma in struttura
turistica.
Alle loro storie si affiancano quelle di altri personaggi
della cittadina: Ismet, l’artigiano vasaio; Sevaraja, il vicecommissario
di polizia; Miss Boonsidik, simpaticissimo transessuale. Ma
soprattutto, a un certo punto entra nelle loro vite Mary Anne, una
ragazzina sopravvissuta all’incidente costato la vita alla sorellastra
di Beevi e al marito, i quali la stavano portando a casa dopo averla
inspiegabilmente adottata alla Casa per Fanciulle St. Mary, un
orfanotrofio diretto da una religiosa truccata e vestita in modo
appariscente, Suor Tan. Da quel momento le voci di Auyong e di Mary Anne
si alternano nel narrare le loro storie e quelle di Lubok Sayong tra
leggende ancestrali, fatti di cronaca, turisti in cerca di emozioni e
ONG inutili e fastidiose, pesci assassini ed eventi paranormali. Con un
scrittura fresca e coinvolgente, l’autrice ci regala uno sguardo giovane
su Kuala Lumpur, centro economico, sociale e finanziario di tutta la
Malesia e confluenza di tantissime culture.
«Dopo quella
vicenda, la situazione era confusa. Beevi mi riportò che le persone si
riferivano a ciò che era successo dicendo “il giorno in cui Auyong ha
perso il controllo”. Lo ritenevo ingiusto; potevano definirlo il giorno
in cui i ladyboy avevano reagito. Non ne ero orgoglioso. Ero
estremamente imbarazzato, non perché ero entrato nella scuola come una
furia, ma perché mi consideravano una persona che perdeva il controllo.
Avevo sempre pensato che perdere il controllo fosse una prerogativa
culturale dei malesi. Io non ne avevo motivo e non avrei dovuto avere il
fegato di prendere una lunga arma, rivendicare una perdita di
autocontrollo e correre in giro come un pazzo furioso. Quando un
americano faceva una strage, era mentalmente disturbato e c’era sempre
una storia dietro la nascita del mostro. Il killer era demente, aveva
subito abusi, era stato ostracizzato oppure traumatizzato dalla guerra o
da qualcosa del genere. Qui, se qualcuno prendeva in mano un machete, o
una spada da samurai come in un caso di cui avevo letto di recente,
venivano chiamati in causa spiriti e cortocircuiti religiosi. Un anziano
professionista come me, istruito e civilizzato, per giunta cinese, non
aveva simili ragioni».
Shih-Li Kow è nata a Kuala Lumpur nel 1968. È considerata uno dei nuovi
talenti della letteratura malese. La sua raccolta di racconti Ripples
and Other Stories (2008) è stata candidata a prestigiosi premi: il
Commonwealth Writers’ Prize (nella categoria “Opera prima”) e il Frank
O’ Connor Short Story Award. Attualmente vive a Kuala Lumpur. La somma
delle nostre follie è il suo romanzo d’esordio.
IL LIBRO
Copertina flessibile: 262 pagine
Editore: Metropoli d'Asia
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