Così in Morbide guance dispiegava il senso di colpa di una donna che trasgredisce le regole, abbandonando i genitori e tradendo il marito, ma viene punita dal destino con la scomparsa della figlia. In Grotesque scavava nell'odio tra due sorelle, immaginando che una rievochi vita e morte dell'altra, una prostituta uccisa da un balordo, mentre in Real World mostrava, attraverso un adolescente assassino, lo scollamento dal reale dei più giovani. Anche il nuovo Una storia crudele è claustrofobico e disturbante come certi casi di cronaca: la vicenda ricorda infatti quella della giovane austriaca Natascha Kampush, rapita e segregata per otto anni. Qui la protagonista si chiama Keiko ed è una celebre scrittrice in crisi creativa. Facendo perdere le proprie tracce, ha lasciato al marito il manoscritto in cui narra il sequestro che ha subito da bambina. A dieci anni, Keiko è stata adescata dal venticinquenne Kenji, che l' ha rinchiusa in uno squallido stanzone sopra una fabbrica. Liberata un anno dopo, la ragazzina costruirà l'adolescenza e l'età adulta ostentando un'apparente tranquillità, ma nutrendosi in realtà di fantasie in cui rievoca ossessivamente il passato. Nella metafora terribile di un Paese ossessionato dalla dignità e incapace di venire a patti con il proprio inconscio.
di LARA CRINO'
il Venerdì

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