sabato 10 giugno 2017

Svegliami alle nove domattina

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di A Yi

Traduzione dal cinese di Paolo Magagnin

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Hongyang, un malavitoso locale che per molti anni ha tenuto in un pugno un villaggio di campagna e le zone limitrofe, viene trovato morto dalla sua donna all'indomani di un banchetto, forse a causa dell'eccessivo consumo di alcolici, o forse no... Il romanzo, attraverso le voci narranti di famigliari, amici e nemici, ricostruiscono la sua storia, la sua figura, i suoi legami criminali e personali in una società cinica e disperata che costituisce la cifra narrativa di A Yi, il quale riversa in una prosa densa e audace il suo vissuto di poliziotto e la sua capacità di cogliere negli uomini e nelle situazioni aspetti sconosciuti e nascosti.


«In quel grido potei vedere che aspetto aveva la riconquista della libertà. Uno spettacolo che aveva dabbero qualcosa di rituale. Eccitata all'idea di potersi finalmente scrollare di dosso la pena di quel lavoro, gioiva solennemente di quel momento di liberazione. Percepivo in tutto ciò una punta di artificiosità, come quando si è finito ormai da un pezzo di raccontare una barzelletta ma il pubblico continua a fingere di esserne divertito. E invece il piacere si era esaurito nel momento stesso in cui aveva rivolto al padrone quelle parole sprezzanti («Se non mi ridà la cauzione è meglio, non la voglio, spendetela pure») ed era uscita senza nemmeno voltarsi. Ora, però, cercava di afferrare quello che ne restava. Sulla strada che conduceva alla cima non c'era nemmeno un turista: lei si sdraiò a terra e schiuse le gambe, cominciammo a farlo lì accanto alle ombre marezzate degli alberi ma poi, un po' annoiati, finimmo per addormentarci profondamente (in quei giorni la avevamo fatto chissà quante volte). Dormendo si riesce a ricacciare indietro la realtà che non si vuole affrontare, ma al risveglio il fato incombente torna alla carica ancora più angosciante di prima; e quando il giorno sta per terminare, anche il rapporto armonioso tra uomo e natura si avvia verso la fine. Dal Firmamento calavano ampie macchie di luce crepuscolare, scendendo calme ma inesorabili come un sipario. Il testimone stava passando alle tenebre. Ovunque dagli altipiani, dal suolo, risuonavano le voci della natura che tentava di scacciarci. Ma in quel momento a me, che ero ormai allo stremo (avevo la bocca puzzolente e la gola secca), bastò gettare uno sguardo alla strada infinita che avevamo alle spalle per sprofondare nella disperazione. Persino se mi fossi ammazzato avrei provato lo stesso ribrezzo».

«Dopo un lungo apprendistato e una prima pubblicazione relativamente tardiva (2008), A Yi, classe 1976, si è accreditato in patria come uno degli autori più interessanti della nuova generazzione». La Lettura, Corriere della Sera
«Ci voleva un editore specializzat
o in autori orientali come Metropoli d'Asia per portare finalmente in Italia questo quarantenne flàneur del crimine, pigro, nihilista e decisamente pulp». Il Giornale

«Con la sua prosa asciutta, una scrittura che va dritta al punto e una predilezione per la narrazione in prima persona, A Yi è considerato l'enfant prodige della letteratura cinese». Internazionale

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A Yi
Nato nel 1976 a Ruichang, nella provincia dello Jiangxi, A Yi (pseudonimo di Ai Guozhu) ha lavorato come poliziotto, giornalista sportivo e redattore prima di dedicarsi alla scrittu-ra, a trentadue anni. Dopo un breve periodo nel consiglio di redazione di Chutzpah/Tian Nan, una nuova rivista letteraria che pubblica scritti di autori giovani e innovativi (tra cui lo stesso A Yi), ora lavora per la casa editrice Xiron come direttore della collana di narra-tiva “Iron Gourd”. La sua prima opera, la rac-colta di racconti Grey Stories, esce nel 2008. Segue nel 2010 The Bird Saw Me, un’altra rac-colta in cui l’autore sviluppa il suo stile insoli-to e la sua tutt’altro che romantica visione del mondo e che viene accolta con grande favore da pubblico e critica. Nel 2012 esce in Cina E adesso? (Metropoli d'Asia 2016). Svegliami alle nove di mattina è il suo ultimo lavoro

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