mercoledì 31 maggio 2017

Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera

di Natsume Soseki


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I 25 "Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera" apparvero sull'"Osaka Asahi Shimbun" a partire dal 1909, e vennero riuniti da Soseki in questa raccolta nel 1910. A prima vista, non sembra esistere un filo conduttore che li leghi, tanto sono diversi sia nel contenuto sia nello stile - soprattutto nelle pagine in cui vengono utilizzate tecniche sperimentali di scrittura. Ma è proprio il titolo così fortemente evocativo, Eijitsu Shohin, a contenere l'elemento unificante.
"Eijitsu", la "giornata lunga", non indica soltanto un giorno in cui il tempo sembra dilatarsi all'infinito, ma evoca anche ciò che accomuna i protagonisti dei diversi racconti: il desiderio di conservare quella sensazione di intensa felicità legata a un momento, a un'occasione, a una stagione, nella speranza che possa non finire mai.

«Attraverso questi numerosi piccoli racconti, sogno e realtà, passato e presente si compenetrano reciprocamente senza delineare una divisione; al loro interno viene creata ingegnosamente un’atmosfera surreale e intensa».
 Kokusai Nihon Bunka Kenkyū Sentā
Centro di ricerca internazionale sulla cultura giapponese


Dalla prefazione:

«A maggio del 1910 tutti i venticinque racconti pubblicati sull'«Osaka Asahi Shimbun» furono riuniti sotto il titolo Eijitsu Shōhin, e pubblicati dalla casa editrice Shun’yōdō insieme ad altre opere di Sōseki, come Bunchō o Yumejūya. (…)
Sasaki Mitsuru, docente dell’Università di Chiba, nella sua relazione Sōseki no Eijitsu Kankaku analizza il termine Eijitsu nella letteratura classica cinese e negli haiku. Shōhin significa «piccole opere», mentre originariamente Eijitsu è un termine cinese antico: signfica «giornata lunga» e racchiude il concetto di una giornata di primavera sulla quale non tramonta il sole. Indica una giornata che, di per sé, rallenta nello scorrere del tempo. Pare che però vi sia anche un’altra nuance: la volontà o il desiderio da parte dell’essere umano che il tempo rallenti in modo che una giornata meravigliosa non finisca mai. Quindi non è il tempo ad allungarsi autonomamente, ma è anche l’uomo che intenzionalmente lo fa rallentare. (…)»
 

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