martedì 14 ottobre 2014

Kiku-san, la moglie giapponese

di Pierre Loti
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Il romanzo che ha ispirato il primo atto della Madame Butterfly di Giacomo Puccini.

L’arte di scrivere è una magia il cui segreto risiede nell’animo dello scrittore. Loti possiede questa magia. Con la sua sensibilità intuisce esattamente tutti gli stati d’animo e le situazioni.


È il 1855 quando Pierre Loti, con la nave da guerra Trionfante, approda in Giappone, all’epoca della Restaurazione Meiji e dunque in pieno fermento culturale. Il giovane ufficiale, ammaliato dall’esotismo di un paese lontano e sconosciuto, manifesta subito all’amico Yves, compagno di viaggio, le sue intenzioni: «Io» dissi «come arrivo mi sposo… [...] Sì… con una donna minuta dalla pelle gialla, i capelli neri, gli occhi da gatto. La sceglierò carina. Non sarà alta più d’una bambola…».
Ed ecco che appena sbarcato a Nagasaki, seguendo l’uso diffuso tra gli stranieri in Giappone, Loti si mette alla ricerca della sua futura musmè, la donna di piacere che potrà stargli accanto durante la permanenza nel
Paese straniero. Ma la storia, autobiografica, del matrimonio “di convenienza” con Kiku-san (la signora Crisantemo), assimilabile piuttosto a una compravendita, non è altro che il pretesto con cui l’autore può raccogliere le suggestioni per quello che chiamerà il suo “romanzo giapponese”, un diario in cui convergono le sue due anime, dell’ufficiale e dello scrittore.

Attraverso Crisantemo, Loti conosce un mondo che definisce “bizzarro”, “buffo”, “incredibile”, “indicibile”, che lo attrae e lo respinge allo stesso tempo e di cui subisce inevitabilmente il fascino, tanto da volerlo cogliere fin nei suoi più nascosti dettagli. Kiku-san è allora il tramite con cui approcciare una cultura “altra” che l’autore percepisce inizialmente come insondabile. Animato dalla passione per la scoperta, insita nel carattere avventuriero della sua stessa vita, Loti vuole restituire un ritratto veritiero e completo del Paese del Sol Levante, così come gli si è mostrato, e lo fa con la grazia e la sobrietà proprie del suo stile, attraverso una lingua sorprendentemente fluida, il cui segreto risiede nella naturalezza e nella semplicità.

Al di là delle critiche, anche aspre, verso lo sguardo “coloniale” del suo autore, Kiku-san è un testo fondamentale per comprendere gli usi, i costumi, le atmosfere, i suoni, i caratteri di un Giappone che in Nagasaki aveva uno dei maggiori punti di contatto con l’Occidente.

Pierre Loti (Rochefort sur Mer 1850 - Hendaye 1923) Diplomatosi all'Accademia Navale di Brest, affiancò nei 43 anni di Marina militare un'intensa attività di scrittore di romanzi e libri di viaggio in cui descrive magistralmente la cultura dei più lontani paesi conosciuti in missione (specialmente Medio ed Estremo Oriente). Nel 1891 divenne il più giovane membro dell'Academié française. Fu letto e apprezzato da Nietzsche e Proust.

IL LIBRO
Traduzione: Maurizio Gatti
Prefazione: Francesca Scotti
Pagine: 180
Euro: 14 €
Isbn: 978-88-97332-64-0
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