mercoledì 19 marzo 2014

Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-Ha

Il narratore è un killer, ma di un tipo particolare: aiuta chi lo desidera a suicidarsi. Esteta ed egocentrico, prende la sua missione molto sul serio e si prepara in modo meticolosamente professionale: si documenta, si interessa di attualità, economia, arte e cultura allo scopo di trovare nuovi potenziali clienti e di avere spunti di conversazione per i colloqui preliminari, atti a far emergere la loro pulsione all’autodistruzione.
Il suo cammino incrocia quello di altri personaggi: Mimi e Se-yeon (soprannominata Judith per la somiglianza con il quadro omonimo di Gustav Klimt), che diventeranno sue clienti; C e K, due fratelli, entrambi amanti di Se-yeon, e una misteriosa ragazza di Hong Kong che il narratore incontra durante un viaggio a Vienna.
Con lo stile arguto e ironico che l’ha reso famoso, Kim Young-ha ci regala un piccolo capolavoro sulla cosiddetta “morte assistita”, mostrandone i lati più tragici e contraddittori.

Traduzione di Andrea de Benedittis

Kim Young-Ha, nato nel 1968 a Hwach’on, approdò a Seoul nel 1980, dopo aver seguito le varie tappe della carriera militare del padre. Al suo debutto, nel 1995, nella rivista letteraria «Review», con il suo romanzo ‘Io ho il diritto di distruggermi’, ottenne il premio come migliore autore nel concorso Munhaktongne. A quell’opera sono seguiti nel 1997 il romanzo breve Chiamata e nel 1999 Cosa ci fa un morto nell’ascensore che, insieme ai suoi lavori più celebri (L’impero delle Luci, Fiore nero e Quiz show) gli hanno assicurato sempre ottime recensioni. Tradotte in tutto il mondo, le sue opere hanno ispirato film e serie televisive di notevole successo.

IL LIBRO

Pagine: 114
Editore: Metropoli d'Asia
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