giovedì 4 luglio 2013

Maschere di donna, di Fumiko Enchi

introduzione di Maria Teresa Orsi
traduzione di Graziana Canova Tura


"Così come esiste un archetipo muliebre amato dagli uomini attraverso i secoli, nello stesso modo vi deve essere un genere di donna da essi esternamente temuto, possibile poiezione dei mali insiti nella natura maschile"



Maschere di donna (1958) trasferisce in un contesto moderno uno dei grandi temi della letteratura giapponese classica, la forza distruttiva della gelosia e del risentimento femminile. Al centro del romanzo Toganoo Mieko, poetessa e autrice di saggi, raffinata e colta, di una quieta bellezza che neppure l'età sembra alterare, un viso che non è toccato da rimpianti e sofferenze, del tutto simile nel suo pallore, nella compostezza dei lineamenti e nella luce enigmatica a una maschera del teatro no. Ma dietro questo paravento impassibile si celano invece vortici di passioni, rancori profondi e inestinguibili dovuti a una odiosa esperienza matrimoniale e a una impossibile speranza di felicità. Un romanzo di amore e di morte dominato dalla presenza femminile e dal suo potere, nel quale si intrecciano inganni, tradimenti, inspiegabili possessioni, sempre giocato sul filo del non detto, in una finissima costruzione che si riallaccia ai due temi più amati dell'autrice: la Storia di Genji e il teatro no. Inquietante e sottilmente erotico, Maschera di donna è considerato il capolavoro di Enchi Fumiko ed è presentato in prima traduzione italiana.

Enchi Fumiko (1905-1986) è considerata in Giappone una delle voci più importanti della letteratura del Novecento. Nata a Tokio in una famiglia di studiosi, il suo talento si esprime dapprima in testi teatrali, e solo nella maturità si rivolge alla narrativa. Il pubblico impara ben presto ad apprezzarne l'abilità nel tessere trame a più livelli interpretativi, nel dare voce alle più pressanti istanze di donne umiliate e represse dalle convenzioni, e ne ammira l'uso cristallino della lingua, capace di rievocare le grandi opere della calssicità. E' infatti alla leteratura del periodo Heian (e in particolare al capolavoro per eccellenza, Il Genji monogatari, da lei trascritto in giapponese moderno) e alla grande tradizione del no che Enchi si richiama con insistenza nel ricreare, nel mondo d'oggi, atmosfere rarefatte del passato, ma allo stesso tempo cariche di cieca passione. Premiata con i maggiori riconoscimenti letterari, tra le altre sue opere sono da ricordare Onnazaka (1957, Onnazaka. Il sentiero nell'ombra), Yo (1956, L'ammaliatrice) e Namamiko monogatari (1965).

Maria Teresa Orsi insegna letteratura giapponese presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza.Per la Letteratura Universale MArsilio ha curato Racconti di pioggia e di luna (1988, 2007) e Racconti della pioggia di primavera (1992, 2001) di Ueda Akinari, Sanshiro di Natsume Soseki (1990, 2007), Sotto la foresta di ciliegi in fiore di Sakaguchi Ango (1993; vincitore del "Premio Internazionale Noma 1994 per la traduzione"), I demoni guerrieri di Ishikawa Jun.

Graziana Canova Tura, laureata in lingua e letteratura giapponese presso l'Università Ca' Foscari di venezia, ha vissuto diversi anni in Giappone. Per la Letteratura universale MArsilio ha curato la traduzione di La fine del mondo di Fukunaga Takehiko (1988, 1977) e La belva nell’ombra di Edogawa Ranpo (1992, 2002).

LA RECENSIONE
di Anna Maria Pelella

storia di vendette femminili e di macchinazioni ai danni di uomini piccoli piccoli...
Yasuko è una bella vedova che vive con la suocera
le due donne studiano i fenomeni di possessione, un lavoro ereditato da Akio, marito di Yasuko e figlio di Mieko, e frequentano un gruppo di persone tra cui due uomini segretamente invaghiti di Yasuko...la storia in sè è semplice: due donne da una parte e due uomini dall'altra, è facile prevedere chi avrà la meglio, se non altro per via di tutti i riferimenti al Gengij Monogatari e alle maschere del teatro No, che per inciso, sono inquietanti molto più delle storie di fantasmi giapponesi che le accompagnano...
le macchinazioni delle due sono solo in parte spiegate dal racconto del passato di Mieko, donna vessata, ma come tutte all'epoca, e forse anche adesso, in Giappone, la cosa che maggiormente colpisce è la piccolezza dei due uomini, e anche del defunto marito di Mieko, sono descritti come sciocchi, poco incisivi e preda delle passioni per donne che civettano con l'intento di farli cadere in trappola...i riferimenti ai personaggi del Gengij Monogatari sono importanti per cogliere subito lo spessore delle trame di Mieko, mentre tutto si compie senza che mai nessuno riesca a confrontarsi con le due donne...solo la povera cameriera di Mieko, che la segue da tutta una vita e conosce tutti i suoi segreti, si permette di chiederle di smettere...ma è chiaro da subito che non verrà ascoltata...

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