mercoledì 10 luglio 2013

La bomba e l'onda

Storia dell'animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima
di Andrea Fontana

Se l’esplosione della Bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki e l’occupazione statunitense hanno lasciato un segno indelebile sulla produzione di anime almeno fino alla fine degli anni Settanta, di certo lo stesso accadrà con il terremoto e lo Tsunami del marzo 2011. Ciò che più ci preme sottolineare è che il pubblico, in questi momenti, dovrebbe riuscire a cogliere l’insegnamento che l’arte propone attraverso gli occhi e la riflessione degli stessi artisti.


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Recensione di Marilia Piccone

Una volta si chiamavano ‘fumetti’ e ‘cartoni animati’. Una volta imperavano i fumetti e i cartoni animati di Walt Disney, con i suoi paperi e piccoli topi. Finché sono arrivati i nuovi personaggi giapponesi, i fumetti sono diventati ‘manga’ e i cartoni animati ‘anime’, abbreviazione di animeshon che è la traslitterazione giapponese di animation. Del tutto diversi dal buffo Paperino, dall’avido Paperon de Paperoni, dal simpatico Topolino. Alcuni nomi di questi nuovi protagonisti sono entrati nell’immaginario - Mazinga o Lady Oscar, per nominarne due che sono letteralmente agli antipodi. Penso che pochi, anche tra i lettori abituali di manga o tra gli spettatori amanti del genere ‘anime’ al cinema, si siano mai chiesti che cosa nascondano - o meglio, che cosa rivelino - questi personaggi. Il libro La bomba e l’onda di Andrea Fontana è illuminante, apre un nuovo mondo, incuriosisce i profani, appassiona gli esperti, ci consegna una chiave di lettura. Perché leggiamo la Storia del Giappone, tra l’esplosione della bomba atomica su Hiroshima nel 1945 e quella della centrale nucleare di Fukushima causata dall’onda dello tsunami del 2011, attraverso la storia dell’animazione giapponese.

La prima cosa che apprezziamo in Andrea Fontana è la sua capacità di schematizzare e sintetizzare - correremmo il rischio di perderci nella vastità dell’argomento trattato. La Storia del Giappone e dell’anime è così divisa in tre fasi: “I figli della bomba”, “I figli del boom” e “I figli della bolla” (bella l’allitterazione che aggancia i tre titoli incidendo sulla memoria di chi legge), dove i figli della bomba sono gli artisti dall’immediato dopoguerra fino agli anni settanta, seguiti dai figli della inarrestabile crescita economica del Giappone negli anni ‘80 e infine da quelli che hanno vissuto gli anni della peggiore recessione dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il Giappone che esce dalla guerra è un paese traumatizzato, che vede le forze americane di occupazione sul proprio territorio e i vecchi valori messi in discussione. Lo shock della bomba atomica ritorna come un’ossessione nei manga e nell’anime, come immagine di un’apocalisse che ha lasciato pochi sopravvissuti che cercano di ricostruire un mondo nuovo. Questa prima narrazione si innesta su una seconda narrazione che introduce le figure dei robot, tipici personaggi del genere giapponese. I robot sono necessari per vincere l’invasione da parte di potenti esseri di un’altra razza: i giovani giapponesi, spesso orfani, si servono dei robot per vincere la guerra che i loro padri sono stati incapaci di vincere.


Quando arrivano i ‘figli del boom’ negli anni ‘80, la ricchezza raggiunta dal paese permette un deciso cambiamento di atmosfera. I temi trattati nell’anime sono più spensierati, più leggeri - il romantico personaggio di Lady Oscar ben rappresenta la nuova tendenza, influenzata anche dall’apertura del Giappone alle influenze culturali occidentali. E non è solo il cinema americano con i suoi divi ‘macho’, Schwarzenegger, Stallone, a strisciare dentro l’anime giapponese. È un vero e proprio fenomeno di globalizzazione: il regista Rintarô, nel lungometraggio “Alexander”, si ispira (come dice il titolo) a personaggi, fatti, ideologie e filosofie greco-macedoni adattandoli ai principi dello shintōismo.


La crisi economica iniziata negli anni ‘90 porta un ulteriore cambiamento di stile, di tematiche e di personaggi: la nuova generazione non ha ideali, è priva di riferimenti culturali e politici. I due avvenimenti traumatici che introducono questo periodo sono il terremoto del 1995 e la strage nella metropolitana di Tokyo nello stesso anno. C’è di che giustificare il pessimismo che permea l’anime del tempo, insieme ad una preoccupazione ecologica non nuova ma più sentita e alla perplessità riguardo alla partecipazione del Giappone alla guerra del Golfo.

Questo lo sfondo storico in cui Andrea Fontana introduce, ad uno ad uno, i grandi autori di animazione, illustrandoci le loro opere per sommi capi ma in maniera esauriente: leggere il libro di Andrea Fontana (corredato da immagini illustrate, una cronologia comparata e tre saggi di completamento) è un appassionante viaggio in Oriente in compagnia di personaggi dal ciuffo sbarazzino e gli occhi grandi e di giganteschi robot che mostrano come la scienza non sia solo distruttiva. È un libro-saggio chiaro ed essenziale, per gli esperti che aggiungeranno qualcosa alla loro conoscenza e per i profani che saranno invogliati a ‘vedere’ ciò di cui hanno letto.

Andrea Fontana - La bomba e l’onda. Storia dell’animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima
pagg.262, Euro 19,00 - Edizioni Bietti 2013 (Heterotopia)
ISBN 978-88-8248282-4


Fonte: wuzblog

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