lunedì 29 aprile 2013

Le rane, di Mo Yan

Mo Yan torna in libreria con Le rane

Wan Xin è venerata come la benevola Niangniang, dea della fertilità e, allo stesso tempo, odiata come il boia inesorabile che esegue le condanne a morte: unica levatrice della regione, ha fatto nascere tutti i bambini degli ultimi cinquant'anni, ma non ha saputo sottrarsi alla brutale politica per il controllo delle nascite imposta dal partito.
Con Le rane Mo Yan ha distillato la sua personale, obliqua visione della Cina, plasmandola nella storia di un personaggio epico e tragico, conturbante: indimenticabile.  





Tutti i bambini della regione di Gaomi sono venuti al mondo grazie alle cure e alla sapienza delle mani di Wan Xin, l'unica levatrice della zona. Il suo è un talento naturale che in breve tempo la trasforma nell'amata custode dei segreti della maternità.
Ma quando, a metà degli anni Sessanta, il partito è preoccupato per l'esplosione demografica e decide di porvi rimedio, Wan Xin diventa la severa vestale della politica per il controllo delle nascite imposta dal regime e si applica a praticare aborti e vasectomie con lo stesso zelo con cui portava nel mondo nuove vite. Col passare degli anni la campagna per il controllo demografico acquista un carattere di violenza repressiva a cui la stessa Wan Xin non riesce a sottrarsi: in un drammatico inseguimento, una donna partorisce su di una zattera in mezzo al fiume pur di salvare la vita al figlio. Quando all'inizio degli anni Novanta, la stretta del regime si allenta, Wan Xin vede crollare i motivi e gli ideali in cui aveva creduto e con cui aveva messo a tacere la sua coscienza. Finché, in una drammatica notte, tornando a casa, si smarrisce in una zona paludosa: il gracidare delle rane le ricorda il pianto dei bambini mai nati, i corpi gelidi degli animali, come piccoli feti abortiti, la circondano, la ricoprono, spingendola a un ripensamento di tutta la sua vita.
Con Le rane Mo Yan ha saputo raccontare un intero paese, colto in un passaggio storico: e lo ha fatto grazie a una donna straordinaria. Wan Xin è un personaggio epico e tragico, le cui scelte e decisioni sono complesse, controverse, spesso discutibili: perché complesso e sofferto è il giudizio di Mo Yan sul suo paese.

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«Mai Nobel è stato piú meritato di questo».

«Corriere della Sera»

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«Mo Yan è un mostro. Ha divorato tutto: il romanzo occidentale, la tradizione cinese, il teatro popolare, l'opera buffa... Per altri scrittori potrebbe essere un rischio, ma non per lui: l'Accademia svedese non si è sbagliata a premiarlo».

«Le Nouvel Observateur»

In uscita a fine aprile
Supercoralli Einaudi
pp. 392
€ 20,00
ISBN 9788806205683

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A cura di Masci Maria Rita
Traduzione di Liberati Patrizia
Mo Yan, premio Nobel per la Letteratura nel 2012, nasce nel 1955 da una famiglia numerosa di contadini poveri, a Gaomi, nella provincia dello Shandong. Nel febbraio del 1976 abbandona il povero e isolato paese natale per arruolarsi nell'esercito. Fa il soldato semplice, il caposquadra, l'istruttore, il segretario e lo scrittore. Nel 1997, congedatosi dall'esercito, inizia a lavorare per un giornale. Nel frattempo si è laureato presso la Facoltà di Letteratura dell'Istituto Artistico dell'Esercito di Liberazione Popolare (1984-1986) e ha ottenuto un Master in Studi letterari e artistici presso l'Università Normale di Pechino (1989-1991). Inizia a pubblicare nel 1981.
Fra le sue numerose opere narrative, Einaudi ha finora pubblicato Sorgo rosso, L'uomo che allevava i gatti, Grande seno, fianchi larghi, Il supplizio del legno di sandalo, Le sei reincarnazioni di Ximen Nao e Le rane. Delle sue undici novelle si ricordano Felicità, Fiocchi di cotone, Esplosioni, Il ravanello trasparente. Tra i racconti, Il cane e l'altalena e Il fiume inaridito, che Einaudi ha pubblicato nella raccolta di racconti L'uomo che allevava i gatti.
Ha anche scritto opere teatrali e sceneggiature cinematografiche come Sorgo rosso, Il sole ha orecchie, Addio mia concubina. Il film Sorgo rosso è stato premiato con l'Orso d'Oro al Festival del cinema di Berlino e Il sole ha orecchie con quello d'Argento. Nel 2005 gli è stato assegnato il Premio Nonino per la sua intera opera. 

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