sabato 13 aprile 2013

Il bambino scambiato - Romanzo della settimana

di Kenzaburo Oe

(traduzione dal giapponese di Gianluca Coci)

Romanzo della settimana per la rivista Internazional, numero 995, 12 aprile 2013


Con Il bambino scambiato, Kenzaburo Oe torna alle tematiche autobiografiche che hanno ispirato tanti dei suoi romanzi. Il protagonista, una controfigura di Oe, si chiama Kogito. L’evento centrale è il suicidio del suo amico e cognato Goro, un regista nel quale i lettori riconosceranno forse Juzo Itami, il vero cognato di Oe che si è ucciso tre anni prima della pubblicazione del libro.


Al centro del romanzo resta la questione del perché Goro abbia scelto di ammazzarsi, ma non è il desiderio di svelare questo mistero che ci spinge a continuare a leggere. Sono piuttosto le domande ulteriori che il suicidio di Goro solleva, domande che, grazie alla vulcanica mente di Kogito/Oe, toccano tra le altre cose l’esegesi biblica, il cinema, la politica nazionalistica, le 
teorie del romanzo, l’arte e molto altro. È un viaggio a cui abbiamo il privilegio di partecipare. Il bambino scambiato è scritto in terza persona, fatto insolito per Oe. Questo permette a Oe – a partire dalle lunghe e farneticanti invettive che Goro ha registrato per Kogito – di introdurre nel suo racconto una molteplicità di voci, storie, temi e incontri. In una di queste divagazioni, descrive il metodo usato per scrivere Il bambino scambiato.

Scopriamo che Kogito ha sostenuto in un suo libro di 
teoria letteraria che nel romanzo “il significato emerge dalla successione di leggere variazioni”. Dei brutti ceffi nazionalisti appaiono periodicamente per tormentare Kogito, lasciandogli cadere una palla di cannone sul piede sinistro e rompendogli l’alluce; allo stesso modo, in una variazione di questa storia, Goro è tormentato dagli scagnozzi della yakuza (probabilmente nazionalisti) che lo picchiano insistentemente.

Akari, il figlio di Kogito, ha problemi mentali, è nato rugoso, ha l’aspetto di un vecchio ed è considerato un bambino scambiato alla nascita; la madre del ragazzo, in una delle corrispondenze più significative del romanzo, è convinta che il Goro che ha fatto ritorno da un campeggio nazionalista non sia più lo stesso uomo di prima. L’assenza di una trama semplice e lineare non è in alcun modo un difetto. La forma scelta da Oe, allo stesso tempo intricata e libera, è uno degli aspetti più avvincenti del romanzo.


David Cozy, Japan Times

Garzanti, 448 pagine, 24 euro

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