mercoledì 27 febbraio 2013

Il signore degli orfani


di Adam Johnson

Marsilio, 554 pagine

La Corea del Nord, il “regno eremita” dello stalinismo e uno dei paesi più arretrati e isolati del mondo, è anche un luogo in cui la finzione narrativa – cioè la mitologia creata dal regime — regna sovrana. O almeno è così che Adam Johnson descrive la dittatura comunista nel suo nuovo e appassionante romanzo, Il signore degli orfani, che racconta le picaresche avventure di Jun Do. Il protagonista è un soldato che diventa prima rapitore e poi agente di sorveglianza e cerca di sopravvivere all’insidiosa burocrazia di regime.
Ambientato nel recente passato, quando il paese era ancora governato con il pugno di ferro dall’eccentrico dittatore Kim Jong-il, il romanzo evoca un mondo orwelliano in cui i miti alimentati dal regime e inculcati nella popolazione attraverso una propaganda martellante diventano una cornice narrativa che condiziona la vita di ogni individuo. 


Come in molte altre opere ambientate in società repressive o tormentate, Johnson usa le tecniche del realismo magico per creare uno specchio allucinatorio dove la realtà stessa supera l’immaginazione. L’eroe di Johnson, Jun Do, si trasforma da strumento dello stato – con l’incarico ufficiale di rapire un lungo elenco di persone e intercettare le trasmissioni radio straniere – in una delle sue vittime. Strada facendo commette azioni terribili, il cui ricordo lo tormenterà per il resto dei suoi giorni, eppure si aggrappa ostinatamente al suo istinto di sopravvivenza. 

Fino a quando, inaspettatamente, incontra e si innamora di Sun Moon, l’attrice più famosa del paese, “l’unica persona che potesse liberarlo dalle sue sofferenze”. L’amore per questa donna cambierà il corso della sua vita e gli darà l’opportunità di compiere un gesto di altruismo – curiosamente ispirato al film Casablanca – con cui redimersi. Tracciando un ritratto così vivido e avvincente dell’eroe e dell’incubo che attraversa, Johnson scrive un romanzo straordinariamente corag­gioso. Un libro che non solo apre uno squarcio inquietante sul misterioso regno della Corea del Nord, ma esplora anche il vero significato dell’amore e del sacrificio.

Michiko Kakutani, The New York Times
Internazionale, numero 987, 15 febbraio 2013

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