domenica 27 gennaio 2013

Alice nel paese a pois di Yayoi Kusama

Le allucinazioni di Yayoi Kusama sposano quelle di Lewis Carroll

"Io, Kusama, sono la moderna Alice nel Paese delle meraviglie. Come Alice, che è passata attraverso uno specchio, ho aperto un mondo di fantasia e libertà... Anche voi potete unirvi alla mia danza avventurosa di vita".



Il 4 febbraio Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie, illustrato da Yayoi Kusama, esce da Fandango (con Orecchio Acerbo Editore) offrendo l'occasione per fare il punto su quella che può forse essere considerata l'ultima grande artista giapponese vivente, da cinquant'anni sulla scena internazionale. Un'artista che ha percorso strade diverse (la pittura, la scultura, ma anche la scrittura, il design e la moda) rimandendo fedele a un'ossessione: l'infinito a pois, le reti, i simboli sessuali ripetuti. Punti, cerchi colorati, linee che fin da piccola vede nelle sue allucinazioni e chie ha dipinto anche sui corpi nudi dei partecipanti alle sue performance, soprattutto negli anni Sessanta, ma anche su accessori, borse e sciarpe firmate Louis Vuitton.

(di Cristina Taglietti, da La Lettura del Corriere, 27/01/2013)

La trama, dal sito dell'editore:
Psichedelica, imprevedibile, coloratissima, leggera come l’aria e profonda come la notte, arriva finalmente in Italia l’Alice di Yayoi Kusama. Un grande classico riletto attraverso il potere dell’immaginazione di una fra le più trascinanti e inventive artiste del nostro tempo. Un’Alice come non l’avete mai vista. A pois, naturalmente.

L'illustratrice:
Profonda, pop, surreale, depressa, maniacale, allucinata e ossessiva. Ormai ultraottantenne, Yayoi Kusama nella sua vita -iniziata nel 1929- ha raccolto tanti aggettivi disparati come la miriade di pois colorati che ha disseminato in giro per il globo nell'ultimo mezzo secolo. Quel mondo psichedelico e puntiforme, che la madre cercava di correggere a suon di ceffoni, nel 2012 è stato celebrato attraverso un tour della sua "opera omnia", da Parigi a Madrid, partendo dalla Tate Modern di Londra per arrivare al Withney Museum di New York, e sbarcare sugli scaffali patinati della celebre casa di moda Louis Vuitton. Un'arte provocatoria la sua che attraverso mega opere da esterni, tele lunghe decine di metri, infinity rooms, sculptures a temi sessuali, perfomance di denuncia, ha precorso i tempi ed elettrizzato il dibattito estetico negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Un'artista giapponese temprata dalla rigidità dell'educazione famigliare, dal rigore formale della pittura tradizionale Nihonga, dall'estenuante lavoro ripetitivo nelle imprese tessili in periodo di guerra -e dagli onnipresenti disturbi mentali- ha saputo dar vita a un'espressione artistica che "lotta ai confini della vita e della morte", in bilico tra genio e follia. Un'arte sulla soglia del Paese delle meraviglie.




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