sabato 22 dicembre 2012

Coro di funghi, di Hiromi Goto

Coro di donne


di Anna Maria Pelella

Keiko è emigrata in Canada
sua madre, Obachan parla solo giapponese e nessuno se ne preoccupa
sua figlia Muriel, ribattezzata Murasaki da sua nonna, cerca di fare la vaga, ma si secca quando il fidanzatino delle scuole le chiede di fare "sesso orientale"



in effetti ci sarebbe da prenderlo a padellate, però nel complesso l'aspetto più affascinante al momento è il mondo interiore di Obachan, contrariamente a sua figlia, lei non ci tiene a sembrare occidentale, e se ne frega della lingua, lei vive nel passato e mangia pesce essiccato, come si usa in Giappone...

“Il mio sonno è un luogo sgombro da sogni. Chi era quello sciocco filosofo cinese? Quello che si addormentò osservando una farfalla e sognò di essere una farfalla che sognava di essere un filosofo. Quando poi si svegliò non sapeva più se era un filosofo o una farfalla. Che assurdità. Questo bisogno di fare distinzioni. Che diamine, era entrambi, naturalmente. I pensieri lasciano un segno sulla pelle delicata e un sapore può persistere per giorni. Le parole mi ruzzolano fuori dalla bocca e cambiano forma e dimensione. Si fanno crescere braccia e gambe e strisciano nella polvere ai miei piedi, con dita curiose raccolgono falene rinsecchite e mi tirano la gamba dei pantaloni. Io le nutro di storie che loro masticano e masticano, rumorosamente. Diventano più grandi e più forti, finché non escono dalla porta per vagabondare su questa terra.”

Infine è proprio Obachan il fulcro del racconto,
è lei che si muove con disinvoltura nelle leggende e nella fantasia di Murasaki, ex Muriel, nipote e erede della gioia di esplorare di sua nonna...donne che non si fanno fregare dal desiderio di uniformarsi, ed è per questo che nell'insieme corale di una storia di donne il racconto si fa portatore di un solo unico valore: la diversità, non intesa come barriera culturale, ma come ricchezza, questo e nulla più,
e da sempre sono le donne a farsi bandiera della diversità delle proprie radici...

“Mi vedrai su ogni strada, in ogni angolo, nel camion che sorpassa il tuo. Sarò la donna che porta via i vassoi sporchi al chiosco dello zoo. Sarò l’analista di sistemi nell’ufficio in cui un giorno andrai a lavorare. Sarò l’insegnante nell’università popolare dove andrai per imparare l’arte della composizione floreale. Mi passerai davanti al McDonald, mi vedrai da Woolco e mi pesterai un piede all’ippodromo. Aleggerò nel vento e tra le foglie e dimorerò nel terreno sotto ai tuoi piedi. Mi tratterrai persino dentro il tuo corpo ogni volta che respirerai”.

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