domenica 4 novembre 2012

Piccolo manoscritto nella bisaccia

di Matsuo Basho

A breve in libreria la ristampa di uno dei capolavori di Matsuo Basho, "Piccolo manoscritto nella bisaccia", per SE Editore.

(articolo di Marcello Fini)

Pellegrino
vorrei fosse il mio nome
alle prime piogge d'autunno.


Come spesso accadeva al tempo, siamo all'inizio del XVII secolo, Matsuo Munefusa, terzo figlio di un samurai di campagna, nel corso della sua vita di nomi ne cambiò quasi una ventina; arrivato a trentotto anni, dopo che un suo allievo gli aveva regalato un albero di banane, che però, vista la rigidezza del clima, pur crescendo, non produceva frutti, si scelse come nome bashō, che significa, appunto, “banano”.

Oggi, è considerato come, se non l'inventore, colui che ha portato per primo ad una perfetta sintesi stilistica la poesia haikai, o haiku; proprio con Bashō questo tipo di poesia, che si limita a soli tre versi e poche sillabe (17, distribuite secondo lo schema 5-7-5), riesce ad esprimere concetti profondi e immortali. Dopo qualche anno passato come samurai al servizio del suo signore, alla sua di questi, Bashō decide di abbandonare la vita militare, dedicandosi invece ad approfondire alle proprie inclinazioni poetiche e letterarie: si sentiva più vicino allo zen e alla poesia che alla spada e alle battaglie.
Comincia così a pubblicare le sue prima poesie in alcune antologie stampate a Edo (Tokyo), città nella quale di trasferisce dalla campagna. Il suo nome comincia ad essere conosciuto tra i letterati e diversi giovani si avvicinano a lui per apprendere la sua arte poetica. Dopo qualche anno passato in una capanna costruita per lui dai suoi discepoli poco fuori Edo dove si da alla meditazione zen, dopo che questa viene distrutta da un incendio, comincia una lunga serie di viaggi a piedi per tutto il Giappone. Da questo momento in poi passerà tutta la sua vita camminando e componendo poesie e resoconti in prosa dei suoi viaggi.
Anche per questo viene sempre raffigurato con il bastone in mano e la bisaccia sulle spalle, i due elementi caratteristici del viandante e del viaggiatore.

Senza dimora 
in cielo e in terra, 
in viaggio noi due soli. 

Questo libro contiene due brevi scritti, Note di viaggio di un teschio e Piccolo manoscritto nella bisaccia, in cui la poesia è alternata a brani in prosa. Entrambi i testi prendono ispirazione dalla diretta esperienza di viaggiatore di Bashō che qui racconta due suoi viaggi, descrivendo non solo i luoghi attraversati, ma anche le atmosfere incontrate e le sensazioni respirate lungo il cammino. Con frasi brevi e precise, ma soprattutto con i suoi versi, Bashō riesce a rendere perfettamente quello che è lo spirito che lo anima nel cammino. Un cammino che lo porta a non avere nessuna fretta di arrivare, che gli insegna a vivere in perfetta simbiosi con le stagioni, che lo porta ad accontentarsi di trovare un posto tranquillo dove passare la notte e compagni di strada gentili e disponibili alla riflessione.


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