lunedì 7 maggio 2012

L’incredibile storia di Soia e Tofu

di Pallavi Aiyar

Feltrinelli, 176 pagine, 14 euro, traduzione di Monica Pesetti

Tofu e Soia, i due gatti protagonisti del romanzo, vivono negli Hutong di Pechino nel bel mezzo dell’epidemia di Sars, quando arrivano le masse di lavoratori migranti per le Olimpiadi, e nel momento in cui scoppia lo scandalo del cibo per animali, da cui la storia prende avvio. Il dorato e soffice Soia proviene da una famiglia della classe media, mentre Tofu è dei bassifondi e più saggio. Entrambi sono adottati, ancora gattini, da una coppia di waiguo (stranieri), chiamati Signore e Signora A. Tutto va alla grande fino a che non si ritrovano sotto a una nuvola nera. Sta piovendo. Soia è impegnato ad ammirarsi nella pubblicità del cibo per animali per la quale ha fatto da modello, e non si accorge che Tofu è prelevato dal furgone dei randagi nel sospetto che sia un portatore del bing du (virus). Soia non può fare a meno di sentirsi colpevole.
Il cibo per animali torna poi nella storia al centro di uno scandalo. Soia e Tofu sono personificati come due esponenti di classi diverse che cercano di sopravvivere nel contesto urbano: “Qual è il valore del denaro se può essere consumato così facilmente? L’apprendimento non finisce mai, la saggezza non ha limite. Riempi la tua testa piuttosto che le tue tasche e non potrai mai essere derubato”.

L’incredibile storia di Soia e Tofu, inframezzato da pillole di saggezza come questa, tocca diversi aspetti dell’evoluzione della società cinese nei primi anni duemila, quando persone, stili di vita e culture erano in aperto conflitto. Apprezzabile la raffinata qualità delle emozioni, la semplicità e la franchezza della prosa di Aiyar. Per scrivere il libro l’autrice ha attinto alla sua personale esperienza di proprietaria di due gatti, Tofu e Caramel, e il suo amore per i felini l’ha aiutata a calarsi nel mondo dei gatti cinesi, popolato da attivisti per la protezione degli animali, veterinari e sagge nonne che, in parte, sono diventati personaggi del libro. Prendendo ispirazione dai sei anni vissuti nella capitale come corrispondente dalla Cina per i giornali indiani e come insegnante di inglese al Bejing’s Broadcasting Insti­tute, Aiyar ha scritto un libro piacevole non solo per chi ama la cultura cinese e i gatti, ma per chiunque voglia leggere una storia bella e leggera.- 

Pallavi Priyadarshini, The Asian Age

Trama:
Contrariamente all'opinione comune, non è per niente facile la vita di un gatto. Soprattutto a Pechino. Lo sanno bene Soia e Tofu. Soia è grosso, rosso e baldanzoso. È convinto di essere il più abile cacciatore al mondo di libellule, anche se non ne ha ancora catturata una. Tofu, invece, è una piccola randagia: nata in un bidone della spazzatura, è più timida e schiva. Pur essendo così diversi tra loro, quando vengono allontanati dalle rispettive famiglie e si ritrovano a vivere insieme nella stessa casa, i due diventano inseparabili. Soia, più esperto, guida Tofu nel mondo degli umani, queste creature così poco abili a comunicare che non comprendono nemmeno il significato dei suoi miagolii e dei movimenti della sua coda. E Tofu ben presto impara la regola più importante: mai varcare il cancello del giardino, là da dove un giorno spunta il volto sorridente di Xiao Xu. Trionfante, l'uomo annuncia che un'azienda che produce cibo per gatti ha scelto Soia come testimonial per una grande campagna pubblicitaria. È l'inizio di un'incredibile avventura, grazie alla quale i due gattini esploreranno il mondo al di là degli hutong del centro di Pechino e, affrontando sfide e pericoli, diventeranno grandi. Una toccante storia da leggere a mente aperta e senza preconcetti, come farebbe un bambino, per scoprire che gli animali protagonisti di questo romanzo non sono poi tanto diversi dagli uomini. 
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Pallavi Aiyar, scrittrice e giornalista indiana, ha conseguito una laurea in Filosofia all’Università di Delhi, un master in Storia a Oxford e uno in Comunicazione e Media alla London School of Economics. Ha vissuto per sei anni nel cuore dell’antica Città imperiale di Pechino lavorando come corrispondente estera per i quotidiani “The Hindu” e “The Indian Express”. Nel 2007, grazie ai suoi articoli, ha vinto il Prem Bhatia Memorial Award e nel 2008 ha scritto un saggio sulla sua esperienza in Cina che ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Attualmente vive a Bruxelles con il marito, due figli e due gatti, e scrive per il quotidiano finanziario “Business Standard”.
 

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