mercoledì 9 maggio 2012

Il lottatore di sumo che non diventava grosso

di Eric-Emmanuel Schmitt
traduzione di Alberto Bracci Testasecca

Sotto le spoglie di un racconto lungo, questa è una parabola filosofica di portata universale. Eric-Emmanuel Schmitt, autore di teatro messo in scena da Parigi a New York, romanziere di successo e anche regista, ha intrapreso un ciclo di romanzi sulle religioni. Milarepa evocava il buddismo, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano il sufismo, Oscar e la dama in rosa il cristianesimo, Il bambino di Noè l'ebraismo. Quest'ultimo romanzo, Il lottatore di sumo che non diventava grosso, riassume l'essenza del buddismo zen attraverso l'avventura di Jun, una specie di selvaggio litigioso e ribelle, sperduto a Tokyo. Un maestro di sumo gli insegna pian piano ad accettarsi e a far pace con sé stesso; ne nasce un amore, si manifesta una vocazione. Schmitt, professore di filosofia, dotato di takento di divulgatore, racconta, spiega, incanta. È allo stesso tempo semplice, complesso, limpido e sconvolgente.
E ciascuno ci si può riconoscere. In breve, si applaude allo spettacolo e si chiede il bis.
Gilles Pudlowski (Le Point)

Selvaggio, arrabbiato, Jun vaga coi suoi quindici anni per le strade di Tokyo, lontano da una famiglia della quale si rifiuta di parlare.

Il suo incontro con un maestro di sumo che vede in lui un “grosso”, nonostante il suo fisico emaciato, lo coinvolge nella pratica della più misteriosa delle arti marziali. Con lui Jun scopre il mondo sconosciuto della forza, dell’intelligenza e dell’accettazione di sé.

Ma come raggiungere lo zen quando non si è altro che dolore e violenza? Come diventare lottatore di sumo se non si riesce a diventare grossi?

Nell’affollata metropoli giapponese l’anziano Shomintzu guiderà il ragazzo lungo un percorso iniziatico che mescolando infanzia e spiritualità accompagna anche noi alla sorgente del buddhismo.

Con questo breve e folgorante romanzo sul mondo dei lottatori di sumo e della spiritualità zen, Eric-Emmanuel Schmitt, il popolare autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano e di altri fortunati libri, scrive un altro capitolo del suo “ciclo dell’invisibile”.

Brossura: 114 pagine 
Editore: E/O (7 ottobre 2011) 
Collana: Tascabili e/o
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