domenica 27 maggio 2012

Cina: ideogrammi al potere contro la censura

Nella lingua cinese segni diversi hanno suoni uguali. Così in rete si aggirano i controlli: questo vocabolario parallelo irride le augorità attraverso un nuovo bestiario mitologico.

di Marco Del Corona

da "La Lettura" del Corriere della Sera (domenica 27 maggio 2012)


A ogni realtà la sua lingua, a ogni Cina le sue parole. Se il potere modella un universo di segni, parole, immagini (e se è vero anche il contrario: che segni, parole e immagini a loro volta esercitano potere…), la Repubblica popolare è un vasto e vivace laboratorio. Alcune formule standard della propaganda restano intatte, apparentemente preservate nel tempo, anche se ormai sempre più diluite nell’indifferenza generale. Tuttavia il web risponde ai vincoli e ai tabù imposti al dibattito pubblico con un repertorio di invenzioni nate, appunto, per aggirare la censura. È un bestiario. Un lussureggiante campionario che sta fra il glossario e lo sberleffo, tra il calembour e la battuta, tra la dissacrazione e la noncuranza. Un bacino di umorismo e di tenacia che traccia una specie di alfabeto parallelo.

Nulla sfugge alla curiosità corrosiva dei netizen cinesi. Le mal dissimulate convulsioni politiche legate all’epurazione di Bo Xilai, segretario del Partito a Chongqing e ambizioso paladino della sinistra, hanno provocato discussioni online che ben presto — quando la propaganda ha deciso che non fosse opportuno andare oltre — hanno dovuto camuffarsi. Bo, con il suo «neomaoismo» ostentato, è diventato un pomodoro ovviamente rosso, il suo sponsor nel Politburo Zhou Yongkang una marca di spaghetti, il premier e avversario Wen Jiabao un Teletubby. Sullo sfondo, naturalmente, il congresso del Partito che a fine anno incoronerà la nuova leadership. La fuga dell’avvocato attivista Chen Guangcheng nell’ambasciata americana si è aggiunta al menu, e il suo nome — censurato sul web — è stato rimpiazzato da un geniale «UA898», il codice del volo quotidiano della United Airlines da Pechino aWashington (in realtà per raggiungere gli Usa è poi salito sul volo UA88 per Newark). È l’intera vita politica e sociale della Repubblica popolare ad avere un contrappunto nel mondo parallelo della rete, reso possibile dalla struttura della lingua cinese che è tonale e consente di sbizzarrirsi con gli omofoni: ideogrammi diversi possono avere suoni uguali o simili, espressioni pronunciate in modo identico significano tutt’altro… Per dire: Google, in mandarino «gu ge», suona come «fratello osso», e rimanda al concetto —diremmo noi — di «avere la schiena dritta», avere coraggio. O «hú zhu xí»: sta per «presidente Hu» (Jintao) ma anche per «caotico banchetto di roba cotta». E autoironicamente, i microblog («wei bó») che davvero rivoluzionano la società e l’informazione si definiscono «leggera erezione» («wei bó», appunto).

Esplorare il mondo delle circonlocuzioni e delle metafore che permettono di convivere con la censura della Great Firewall of China (per aggirarla si passa direttamente ai programmi proxy e alle reti vpn, grazie ai quali la navigazione risulta libera e il gioco dei mascheramenti diventa superfluo) significa imbattersi soprattutto in un bestiario abitato da creature di una mitologia surreale eppure esatta. «Hóu shé» è la scimmia-serpente, perché così suona il termine «organo» nel senso di portavoce, istituzione della propaganda: il corollario spiega che si tratta di un essere nato in Russia un secolo fa, ora diffuso in Cina e in Corea del Nord. Resta fondamentale — al punto da aver ispirato al portale «China Digital Times» (http://chinadigitaltimes. net) un «lexicon» con il suo nome — il «cavallo dell’erba e del fango», comparso sul web nel 2009. L’animale, ovviamente di fantasia, deve il proprio nome ai caratteri «cao ní ma» che suonano sì «erba fango cavallo» ma soprattutto come un volgarissimo e universale insulto cinese («cào ni ma»). Nella narrazione mitologica, i «cao ní ma» combattono contro odiosi «granchi di fiume», ovvero «hé xiè», perché uno degli aggettivi chiave della propaganda ideologica di Hu Jintao, «armonioso », si pronuncia «hé xié». E ancora, ecco, le «colombe della valle» («gu ge», come Google) o «l’elefante della verità» («zhen xiàng», cioè «la verità» o «la vera situazione»), unico animale a minacciare davvero i granchi che normalizzano il web censurandolo (ovvero «armonizzando»). Si tratta di un gioco aperto, che trova potenziali nuove invenzioni non appena un fatto di cronaca si pianta come un cuneo nelle fenditure del controllo sociale o della propaganda.

Per parlare dell’artista Ai Weiwei ci si riferiva a lui con «ama il futuro», «ài wèi lái», ma lo sberleffo non risparmia, come si è visto, neppure i leader supremi, che comunque godono mediamente di una considerazione che i livelli più bassi della gerarchia comunista non hanno. «Usare Internet scientificamente» irride il «concetto dello sviluppo scientifico», altro pilastro del pensiero di Hu Jintao. Anticipando un «rì» il «Rén mín rì bào» (il «Quotidiano del Popolo») diventa «rì rén mín bào», il «giornale che fotte il popolo». Così, il celeberrimo motto maoista «servire il popolo» («wèi rén mín fú wù») si trasforma, con l’aggiunta di un «bì», in un «servire il renminbi» che fotografa perfettamente la frenesia accumulatoria della Cina contemporanea. Stessa capacità di diabolica sintesi, stavolta a cavallo di due lingue, è «chai na». La pronuncia è come quella dell’inglese «China», mentre il significato è «demolire cosa?»: il carattere «chai» che marchia gli edifici da abbattere, una visione sinistramente familiare nelle città cinesi, arriva dunque a distillare uno degli aspetti feroci dello sviluppo del Paese.

Il linguaggio parallelo del web mostra che Kafka è vivo e abita in Cina. Nella realtà della seconda economia del mondo c’è sempre qualcosa che sfugge, che non fa quadrare i conti, che spinge alla casella di partenza di un gioco dell’oca perenne. C’è sempre un «you guan bùmén», un «dipartimento competente» a cui essere rimandati, e che porterà a un altro dipartimento competente, in un gioco di specchi senza fine e senza soluzione. È la saggezza del web, suo malgrado dipartimento competente per il mondo reale.

www.leviedellasia.corriere.it
Twitter @marcodelcorona

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