mercoledì 16 novembre 2011

Mian Mian: la scrittrice ribelle dalla Cina


L' INTERVISTA

Mian Mian, giovane scrittrice e regina delle notti di Shanghai, ha radunato centinaia di ragazzi in due feste: «Non arrendiamoci»

«I miei rave party per sfidare la paura del male»
 
Controcorrente: «La vita notturna qui in Cina è morta e sepolta. Tutti hanno paura della Sars. Io però non mi arrendo e vado avanti». Spericolata: «Ho appena organizzato due megafeste, due raduni rave. Uno a Shanghai, un altro vicino a Pechino, sotto la Grande Muraglia. C' erano molti giovani: almeno un migliaio. Abbiamo ballato e cantato. Tutti insieme. Fantastico». 
Mian Mian è universalmente riconosciuta, in Cina, come la «regina della notte». Nata a Shanghai nel 1970, capofila di una nuova generazione di scrittori, ha raccontato nei suoi libri le avventure della «gioventù bruciata» cinese. Nelle sue pagine si parla di ventenni spaesati alla ricerca di una possibile via di fuga all' autoritarismo dominante, dopo l' ondata repressiva seguita alla rivolta di piazza Tien an men (1989). 
Il tutto in maniera spesso autolesionista e, comunque, nel segno di un individualismo impossibile, cercando soccorso nell' alcol, nella droga ma soprattutto nella musica rock. Ed è proprio lo stordimento delle note a tutto volume di una festa rave la ricetta suggerita dalla giovane scrittrice per sfuggire alla paura della polmonite atipica che sta cambiando la faccia delle maggiori città della Cina popolare. 
Mentre tutti si chiudono in casa, mentre il governo isola ospedali e edifici pubblici, Mian Mian chiama a raccolta la sua gente per «divertirsi al suono del più grande dj del mondo: Paul Oakenfold». Mian Mian è appena rientrata a Shanghai da Pechino. «Sto bene - dice la scrittrice, che in Italia ha pubblicato nel 2001 la raccolta di racconti Nove oggetti di desiderio (Einaudi Stile Libero) -, nella mia cerchia di amicizie per fortuna non si è ammalato nessuno». Shanghai negli ultimi anni si è guadagnata una fama per i suoi locali, per la vita notturna: che cosa ne è rimasto in questi giorni di epidemia dilagante? «Niente, la gente non esce. Ha paura del contagio. La città sembra deserta, addormentata. Mai vista così». Però lei non si è fermata: ha radunato molti giovani in due feste rave. «Già. Sono gli unici due avvenimenti che hanno avuto luogo in Cina. Tutte le altre manifestazioni sono state cancellate. Ma io non me la sono sentita: erano in programma da un anno. Per fortuna il dj inglese Paul Oakenfold, che è conosciuto in tutto il mondo, non si è tirato indietro. Nemmeno lui ha avuto paura della Sars. E ci ha portato musica e amore». 
Resta il fatto che riunioni pubbliche di questo tipo possono essere pericolose: non avevate paura? «Va bene, c' è un' epidemia, una malattia terribile. Si può avere paura. Ma poi? Siamo esseri umani: la vita deve andare avanti. A che serve nascondersi? E comunque la situazione è grave, è vero. Ma non al punto da annullare tutto». 
E' cambiata la sua vita nelle ultime settimane? «No, non tanto almeno. Cerco di non farmi condizionare. Se ho voglia di uscire, la sera, esco. E comunque, visto che non si vede in giro nessuno o quasi, anche il pericolo di contagio si abbassa!». 
Ritiene di avere sufficienti informazioni sulla malattia? Le autorità sono ancora attente a quello che viene pubblicato? «Sì, ora va meglio. All' inizio non se ne parlava. Ma ora i giornali e i siti Internet sono pieni di consigli su cosa fare, come proteggersi dalla malattia. E comunque possiamo sempre verificare le notizie sui siti stranieri». 
Pensa di lasciare la Cina, magari in attesa che la situazione migliori? «No, per nulla. Non ho nessuna intenzione di lasciare il mio Paese. Io amo la Cina. E poi qui si sta facendo tutto molto interessante: per uno scrittore c' è sufficiente materiale per scrivere un libro». 
Paolo Salom Tutte le altre manifestazioni erano cancellate: è stato fantastico ballare sotto la Grande Muraglia Non ho intenzione di lasciare il Paese: tutto si sta facendo molto interessante. C' è materiale per un libro.

27/04/2003 Corriere della Sera


IL LIBRO

NOVE OGGETTI DEL DESIDERIO

Vite notturne, complicati amori, abbandoni e tenerezza, misteriosi delitti e un solo crimine: vivere. La voce piú autentica, fragilissima e forte, della nuova generazione dark di Pechino e Shanghai.
«Nell'attimo in cui sento arrivare l'orgasmo, ho la premonizione che diventerò una donna con molte storie, ma le storie hanno tutte un prezzo». 

«Io vorrei trovare una forma di scrittura il piú possibile vicina al corpo», dice la protagonista di Amore acido, uno dei quattro lunghi racconti che formano questo libro, il piú importante nato dalla mutazione che sta sconvolgendo la Cina, che per la prima volta porta i giovani di Shanghai o di Pechino a essere «perfettamente contemporaneri ai loro coetanei occidentali, a partire dalla comune passione per la musica. In sintonia con le tendenze artistiche piú radicali, la scrittrice Mian Mian rifiuta di «descrivere» gli altri: ognuno parla rigorosamente per sé ormai. E proprio per questo leggendo le sue storie, tutte a sfondo autobiografico, abbiamo la sensazione che si stia parlando delle nostre vite, i nostri stessi tentativi d'amore, di sesso, di piacere perseguiti anche sprofondando nel dolore, nella certezza unica del proprio corpo e di ciò che gli capita, in una notte qualunque, in una lunga galleria di notti.
I racconti di Mian Mian nascono da un sottobosco rock urbano e notturno, fatto di bar discoteche e strade affollate, di amori laceranti, incontri sessuali tormentati, identità incerte, dove si consuma alcool e droghe (ma anche, voluttuosamente, cioccolato) e si ha sempre la sensazione che stia per mancare il respiro, che ci sia una cappa asfissiante appena dietro l'ostentata libertà dei comportamenti, dietro l'orgogliosa rivendicazione di poter, finalmente, scegliere la propria vita e scrollarsi dalle spalle il peso del passato. Con la voglia però di non arrendersi all'autodistruzione, di riuscire a trovare la propria strada, rimanendo fedeli a se stessi.

2001
Stile libero
pp. 180
€ 8,26
ISBN 9788806156619

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